Modificare i comportamenti delle persone.

La mobilità è fatta di infrastrutture e comportamenti, entrambi i fattori generati da un preciso schema mentale che ha preso forma a partire dal primo dopoguerra e che  è un po’ alla volta diventato una specie di gabbia dalla quale difficilmente si riesce a uscire, sia quando si tratta di piccole scelte individuali e quotidiane, sia quando si tratta di affrontare questo o quel problema viabilistico attraverso interventi infrastrutturali più o meno importanti. Nel post che segue, tratto da TheCityFix, alcune considerazioni su come intervenire sulle infrastrutture per indurre modifiche dei comportamenti e delle scelte di spostamento.

Il futuro della mobilità sostenibile urbana:

modificare i comportamenti collettivi

di Jonna McKone

La modifica del comportamento umano rappresenta un elemento fondamentale nel perseguimento della sostenibilità urbana. Secondo “Megacities on the Move,”le città devono trovare il modo di influenzare i comportamenti di massa e le norme sociali per indurre la gente a riflettere sui loro stili di vita e sui loro schemi di spostamento”.

Il miglior modo per indurre modifiche dei comportamenti è quello di progettare bune soluzioni trasportistiche attente alle persone, non alle automobili.

Le vie come spazi pubblici

L’utilizzo del territorio e la progettazione dei sistemi di mobilità hanno delle ricadute sugli stili di vita. Strade più sicure favoriscono gli spostamenti a piedi e in bicicletta. Più in generale incoraggiano la comunicazione e la socializzazione.

L’università del West England ha dimostrato che gli abitanti di vie molto trafficate hanno mediamente il 75% in meno di amici di quelli abitanti in vie simili ma con meno traffico. Queste persone non comunicano con i vicini a meno di non esservi costrette, e gli alti volumi di traffico annichiliscono il senso di comunità.

Vie progettate per essere sicure per tutti, in particolare per donne, anziani ed altri utenti deboli, permettono a tutti di muoversi in maniera diversa. Per esempio il bike sharing occupa una nicchia di mercato per la quale grazie al bike sharing diventa più facile non utilizzare o non possedere l’auto, sostiene Clayton Lane, responsabile di EMBARQ. Le persone possono prelevare una bicicletta e utilizzarla per risolvere la “questione dell’ultimo chilometro”. Il bike sharing dovrebbe esserre visto come una nuova modalità di trasporto pubblico, servendo scopi simili a quelli delle automobili, legati esclusivamente alla mobilità personale. Come ulteriore beneficio, quando più persone si spostano in bicicletta, i ciclisti tendono a sentirsi più sicuri. E molte delle città che hanno avviato dei servizi di bike sharing hanno anche costruito le relative infrastrutture, essenziali se si vuole che la gente utilizzi le vie urbane in modo differente.

Misure di traffic calming e un’adeguata progettazione degli ambienti urbani possono contribuire ulteriormente a creare un senso del luogo e a stimolare gli abitanti di un quartiere a trovare modalità di spostamento diverse dall’automobile. Queste modifiche di progettazione possono prevedere la riduzione dell’ampiezza delle carreggiate, arredamento urbano per i pedoni, attraversamenti pedonali creativi, assenza di semafori.

Soluzioni e servizi di buon livello

La ricerca delle modifiche ai comportamenti deve perseguire anche la messa a punto di opzioni di trasporto in grado di fornire un’alternativa all’auto. Tra queste linee tranviarie e ferroviarie, linee di autobus e infrastrutture ciclabili e pedonali affidabili e convenienti. Solo delle buona alternative indurranno la gente a riflettere per andare oltre l’automobile e prendere in considerazione altre modalità di spostamento.

Questo significa servizi affidabili e prevedibili associati a tecnologie web e mobili che forniscano all’utenza informazioni in tempo reale in ogni momento. Oltre a questo dovrebbero essere previsti facili collegamenti tra gli hub dei trasporti, come possibilità di utilizzare il bike sharing, tram, bus navetta o servizi rapidi.

Un servizio decoroso che viene percepito come sicuro, facilmente accessibile e conveniente per tutti i tipi di utenza – e non solo rivolto alle fasce di popolazione più povere, come viene spesso frainteso – è essenziale. La pubblica opinione sul pubblico trasporto è della massima importanza, e molte compagnie di trasporto stanno cominciando a considerare attentamente questo aspetto e mettono in atto adeguate campagne di marketing.

Il modo nel quale i media ritraggono il trasporto pubblico è molto importante. Un recente post di Erik Weber spiega come negli USA, per esempio, la pochezza dell’informazione rappresenti un grosso ostacolo allo sviluppo di sistemi di bus rapid transit. Weber punta il dito contro i “fraintendimenti” che causano “scarsi investimenti nel trasporto pubblico e lamentele dell’utenza e degli automobilisti”. I Bus Rapid Transit Americani hanno fallito perchè hanno fatto promesse eccessive sui possibili benefici dei sistemi di BRT che poi non sono stati adeguatamente finanziati.

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L’autrice:

Jonna McKone collabora al blog TheCityFix. E’ una giornalista freelance che vive a Washington, D.C. Si occupa di multimedialità (audio, fotografia, blogging), agricoltura biologica e cambiamento climatico, politica e analisi di dati. Il suo interesse nei trasporti nacque quando viveva nell’Ovest rurale degli USA a 19 anni.

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