La complessità di una transizione alla bicicletta: il conflitto di New York

Da qualche anno a New York l’amministrazione comunale sta cercando di contrastare il dominio incontrastato dell’auto sulle strade urbane con diversi mezzi e con alterne fortune. Quello che segue è un post comparso su TheCityFix che racconta le difficoltà incontrate nel favorire la promozione e lo sviluppo della mobilità ciclabile, che negli ultimi anni a New York è cresciuta enormemente. Lo raccontiamo dal punto di vista “privilegiato” di chi può osservare chi si spinge più coraggiosamente avanti senza avere molti esempi da seguire…

La complessità della transizione a una mobilità ciclistica

Jonna McKone

Il New York Times ha dato un significativo risalto al ciclismo urbano della Grande Mela nelle settimane scorse. Gli articoli pubblicati si riferivano alla creazione di un sistema di bike sharing e alla protesta scatenata dalla trasformazione di 200 miglia di strade urbane modificate in funzione dell’inserimento di corsie ciclabili.

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La città sta progettando un’espansione del trasporto pubblico, tra i quali un sistema di  bus rapid transit e diverse politiche di promozione di quartieri più salubri e vivibili, volte a ricercare un equilibrio tra le diverse modalità di trasporto, migliorare la qualità della vita allo scopo di ridimensionare l’utilizzo delle autovetture private nelle vie della città.

Eppure, secondo l’articolo del Times, i commercianti e gli automobilisti di Manhattan sono insorti rivendicando la restituzione dei posti auto eliminati, denunciando la difficoltà nelle consegne atribuita alla presenza delle piste ciclabili su Columbus Avenue. E a Staten Island alcune corsie sono state rimosse “per meglio soddisfare le peculiari esigenze di mobilità del quartiere

New York: ciclabile sulla 1st Avenue

 

Forse, come sottolinea Ben Fried su Streetsblog l’articolo enfatizza troppo la tensione tra i sostenitori delle piste ciclabili e i loro oppositori, scatenando un gruppo contro l’altro, senza dare spazio adeguato a una corretta spiegazione del problema. Il reporter del NYT, David Goodman risulta incoerente nella sua spiegazione di questo conflitto. Prima dichiara che “gli oppositori al programma municipale sulla ciclabilità sono molto meno organizzati e convinti dei difensori delle piste ciclabili, ma stanno guadagnando ogni giorno terreno.” Cambiando completamente registro, più avanti dice che la crescente propensione alla bicicletta ha acceso un “conflitto latente tra due concetti di mobilità urbana antitetici”. Fried cita i poco convinventi esempi di “dissenso” elencati da Goodman come una manifestazione contro le piste ciclabile nella Lower East Side che Fried aveva deciso di non raccontare nel suo blog perchè “aveva raccolto più giornalisti che manifestanti”.

Piuttosto che sottolineare gli aspetti del conflitto il presidente del Manhattan Borough descrive molto accuratamente i complicati aspetti connessi ai cambiamenti infrastrutturali che stanno avvenendo a New York. Tra le altre cose cita come causa dell’utilizzo scorretto che si fa delle corsie ciclabili la mancanza di educazione e di attenzione alla sicurezza. “Ci sono anziani che pensano che le corsie ciclabili siano dei marciapiedi. Ci sono pattuglie della polizia che usano le piste ciclabili per muoversi più velocemente. Ci sono taxisti che parcheggiano così a ridosso delle piste che i ciclisti rischiano di venire portierati quando i passeggeri scendono”.

E poi sono frequenti i casi di ciclisti che saltano sui marciapiedi, pedalano in senso vietato e si spostano a velocità pericolose. Per costoro il Dipartimento dei Trasporti ha avviato una campagna intitolata “Don’t be a Jerk” (non essere stupido, ndt).

Manifesto del dipartimento trasportidi New York a favore della sicurezza sulle piste ciclabili.

Un lettore di TheCityFix descrive così le sue preoccupazioni:

A causa della sua presunta correttezza politica e di tutto l’immaginario da città universitaria che ispira, il ciclismo nelle ipercongestionate strade di Manhattan è spesso pericoloso e incontrollato. I ciclisti di NYC difficilmente utilizzano le piste ciclabili, si muovono in qualunque direzione gli aggradi, urlano ai pedoni di levarsi di mezzo e fondamentalmente nei loro spostamenti non hanno rispetto per nessuno. C’è anche una sempre crescente sub-cultura ciclistica machista che promuove biciclette senza freni e senza cambio di velocità…

In effetti alcuni ciclisti che vogliono pedalare più in fretta arrivano perfino ad opporsi alle piste ciclabili. C’è anche un video di una ciclista che dice che le ciclabili della First Avenue sono pericolose perchè non le consentono di andare abbastanza veloce.

In considerazione di tutto ciò il Consiglio Comunale terrà un’audizione sul ciclismo per meglio capire i bisogni dei ciclisti e degli altri utenti della strada così come il dipartimento dei trasporti ha lavorato con i consigli di quartiere per analizzare le modifiche stradali su larga scala. E la polizia sta diventando più severa sulle infrazioni del codice della strada da parte dei ciclisti. (I ciclisti devono seguire le stesse regole e rispettare gli stessi segnali degli automobilisti)

Il colore sulle piste ciclabili così come la collocazione delle medesime tra il marciapiede e i parcheggi per le auto hanno migliorato molto la sicurezza di ciclisti e pedoni e cambiato il concetto di quello che dovrebbe esserre una città sostenibile. C’è molta più gente che va in bici e la città sta sperimentando molti equilibrismi tra ciclsti, pedoni, utenti dei mezzi pubblici e automobilisti. Le misure di moderazione del traffico rendono le vie più sicure e più utilizzabili dagli utenti deboli, liberando lo spazio necessario per aumentare la superificie a disposizione del trasporto pubblico. Nonostante ci sia stato un aumento del numero degli incidenti e della mortalità tra i ciclisti nel 2010 rispetto al 2009, il numero di spostamenti in bici è aumentato enormemente, per cui il tasso di incidentalità ha subito una brusca diminuzione.

La complessità della vita delle vie di New York è tale da richiedere un compromesso. Anche se una crescita della cultura ciclistica sta contribuendo a cambiare le regole, le corsie ciclabili e le strade urbane devono poter soddisfare tutti i tipi di mobilità.

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L’autrice:

Jonna McKone collabora al blog TheCityFix. E’ una giornalista freelance che vive a Washington, D.C. Si occupa di multimedialità (audio, fotografia, blogging), agricoltura biologica e cambiamento climatico, politica e analisi di dati. Il suo interesse nei trasporti nacque quando viveva nell’Ovest rurale degli USA a 19 anni.

2 pensieri su “La complessità di una transizione alla bicicletta: il conflitto di New York

  1. Il tema dei “conflitti” che si generano nell’ambito della mobilità, tra le diverse categorie di utenti della strada e del trasporto pubblico è interessante e offre moltissimi spunti di riflessione. Lo slogan “Don’t be a Jerk” è più che appropriato, perché spesso si creano inutili divisioni anche tra chi è a favore della mobilità alternativa all’auto; ci si divide ad esempio sulla convenienza o meno della realizzazione di una singola infrastruttura, oppure su quali spazi destinare ai ciclisti e quali ai pedoni. Lo sforzo da compiere è quello di andare oltre l’interesse individuale e pensare di più al modo di migliorare complessivamente la vivibilità dello spazio urbano. In generale, comunque, laddove vi è un conflitto, il criterio dovrebbe essere quello di favorire sempre l’utente più debole (pedone, disabile, anziano etc.).

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