Per fare il ciclista ci vuole la ciclabile

Se il ciclismo può diventare “normale”, cioè un’abitudine che la grande maggioranza della popolazione vede come qualcosa che fa parte della propria vita, che ogni genitore incoraggia nei propri figli, che ogni coniuge incoraggia nel proprio partner, allora ha bisogno di qualcosa di diverso. Diventano importanti tutti e tre i tipi di sicurezza: soggettiva, sociale ed effettiva. La prima si riferisce alle situazione di pericolo derivanti dal traffico stradale, la seconda al senso di insicurezza che possono dare certi ambienti urbani (es. una curva ad angolo o un tunnel buio) e la terza è un dato statistico espresso dal numero di incidenti in rapporto ai chilometri percorsi.

I ciclisti olandesi sono i più sicuri al mondo grazie alle infrastrutture che li mantengono separati da quello che è il più grande pericolo per qualsiasi utente della strada: le automobili. Si sentono anche più sicuri grazie al tipo di progettazione stradale che enfatizza la sicurezza soggettiva e sociale, e questo ha come conseguenza un alto grado di partecipazione

Oltre ad essere i più sicuri al mondo quando inforcano una bici, gli olandesi sono il popolo che pedala più di chiunque altro. Quasi tutti (93% della popolazione) prendono la bicicletta almeno una volta alla settimana. Chiunque pedala. La causa di questo va ricercata nelle infrastrutture.

Sfortunatamente alcuni ciclisti appartenenti a paesi dove rappresentano una minoranza ancora non capiscono questa cosa, e alcuni di loro ostacolano in maniera molto aggressiva proprio le infrastrutture che potrebbero aiutare a far crescere la percentuale di spostamenti in bicicletta grazie ai miglioramenti della sicurezza soggettiva. Questo video di Mark Wagenbuur mostra alcuni dei mantra più ossessivamente ripetuti da questi “ciclisti veicolari” dimostrando come siano sbagliati e fuorvianti, almeno quando riferiti a infrastrutture progettate in maniera appropriata come quelle che si vedono nel video e che rappresentano la norma nei Paesi Bassi.

Piste ciclabili ben progettate e spazi urbani pensati per dare la priorità ai ciclisti sugli automobilisti aumentano sia la sicurezza che la velocità dei ciclisti.

Alcune persone potrebbero chiedere se le piste ciclabili come quelle olandesi sono proprio necessarie per far diventare il ciclismo un fenomeno di massa. La mia risposta è molto semplice: non ci sono contro-esempi. In nessun posto al mondo il ciclismo è diventato popolare senza le piste ciclabili. Più soldi si investono nel ciclismo e migliore sarà il risultato. Per fortuna anche la migliore infrastruttura del mondo non è poi tanto cara e il ciclismo è qualcosa che qualunque nazione si può permettere

Liberamente estratto dal blog di David Hembrow: A view from the cycle path

David Hembrow

Vive ad Assen in Olanda. Nato nel Regno Unito ha vissuto per un po’ in Nuova Zelanda. Ha cambiato diversi lavori, dal commercio on line alla costruzione di cesti alla guida turistica per ciclisti. Gli potete scrivere a david@hembrow.eu

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“ThinkBike Workshops” è un iniziativa internazionale durante la quale un teamdi esperti olandesi visiteranno USA e Canada per valutare le possibilità di aumentare il ricorso alla bicicletta. All’iniziativa parteciperanno esponenti politici, urbanisti, attivisti, imprenditori interessati a far crescere la propensione alle due ruote delle città americane.

Si effettueranno delle uscite in bicicletta nelle città interessate discutendo quali sono le possibilità per ogni singolo incrocio, via o quartiere. Altri argomenti che verranno affrontati saranno la sicurezza ciclistica, il pendolarismo a pedali, la bicicletta per andare a scuola, il problema dei parcheggi ciclistici, l’integrazione della bici con il trasporto pubblico etc.

Fonte: European Community For Mobility Management

 

7 pensieri su “Per fare il ciclista ci vuole la ciclabile

  1. Sarei d’accordissimo… se non fosse che mi sbatto da più di un decennio per far realizzare piste ciclabili a Roma con esiti disastrosi.
    Ne fanno poche, controvoglia, e quando le fanno le fanno male.
    I cittadini non vogliono andare in bicicletta, vogliono il parcheggio “pé la maghina”, ed i politici li accontentano.
    Di questo passo dovremo aspettare il post-picco petrolifero per poter circolare sulle strade in bicicletta.

    P.s.: dieci anni fa, alle piste ciclabili in Italia, ci credevo anch’io.

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    • Il mondo politico purtroppo in Italia da anni è abituato ad andare dietro a tutti i mal di pancia dei potenziali elettori, senza mai riuscire a proporre una sintesi in qualunque ambito, non solo in quello della mobilità urbana. Il problema del rinnovo della nostra classe dirigente non è solo una questione anagrafica, ma anche di mentalità.

      Invece che Roma sia una realtà molto difficile per chi vuole usare la bicicletta non è una novità. Ma non è l’Italia, dove si possono trovare anche realtà molto diverse.

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  2. Per fare il ciclista ci vuole la bicicletta e quando l’hai voluta te la devi pedalare.
    Tutto il resto aiuta ma non fa il ciclista.
    M!!!

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  3. Devo dire che condivido spesso i temi di mobilità “romani” dei gruppi spontanei. Rifacendomi all’articolo, potrei opinare che la “protesta” è fisiologica (quindi ben accetta) anche nei paesi ciclisticamente sottosviluppati come il nostro. Nel caso “romano”, ribadisco, mi trovo spesso d’accordo. Tuttavia le metropoli (non solo le italiane) “conducono” i temi della mobilità. Ora, è altrettanto vero, che la maggior parte delle persone che vivono nei nostri confini, abita in piccoli centri, che spesso hanno problemi diversi anche tra loro. In effetti anche solo pensando al significato della parola metropoli, si commette (da un punto di vista ciclistico e pedonale) un errore. Per diffondere una mobilità più responsabile, purtroppo, non è sufficiente pedalare sulla bici. http://www.ediciclo.it/blog/?p=2266

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  4. Io credo che sia innegabile che il numero di ciclisti urbani in circolazione in una determinata città sia legato principalmente alle condizioni di sicurezza. Certamente è anche una questione di mentalità, ma se in italia non si fa prima qualcosa per far rispettare le regole sulle strade e per ridurre la velocità e la supremazia delle auto, qualunque battaglia esclusivamente culturale servirà a poco o a nulla.

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  5. @Valeria: Credo occorra cavalcare entrambi gli aspetti. Io conosco alcuni ciclisti senz’altro più esperti di me. È opinione diffusa tra loro, ad esempio, che anche il furto sia un grosso deterrente all’uso della bici. L’aspetto “normativo” in ogni caso, comunque da riformare, così come la politica di urbanizzazione e la spesa infrastrutturale. Sono aspetti complessi su cui bisogna, almeno per me, agire su diversi fronti.

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