La sicurezza di tutti parte da quella dei pedoni.

Quando si parla del tema della sicurezza stradale la nostra mente corre in automatico a immagini apocalittiche riprese su qualche autostrada. Ci si dimentica che la sicurezza presenta spesso un lato “nascosto” fatto di “piccoli” ma non meno tragici incidenti che avvengono in aree urbane a velocità molto più basse di quelle che coinvolgono auto, camion e moto a 120 km/h: a farne le spese sono spesso soggetti deboli perchè non provvisti della protezione che garantisce l’abitacolo di un’automobile. Gli stessi soggetti deboli che spesso vivono condizioni di segregazione che si rendono necessarie proprio per proteggerne l’incolumità.

Quanto segue è un’intervista di Marco De Mitri a Giampiero Mucciaccio, del Centro Antartide, promotore di diverse iniziative in materia di sicurezza stradale (segnaliamo in particolare la mostra allestita in collaborazione con volti noti del panorama mediatico italiano, della quale NM aveva dato notizia in questo post).

La sicurezza stradale dei pedoni:

colloquio con Giampiero Mucciaccio

Ognuno di noi, anche chi fa un uso smodato ed eccessivo dell’auto, si trova in numerosi momenti della giornata a muoversi per le strade camminando a piedi. Provate a contare quante vole attraversate la strada in una giornata qualsiasi, impegnando uno spazio che dovrebbe essere condiviso da tutti (pedoni, ciclisti, auto, autobus, ecc.), ma che invece è spesso tale da impedire i movimenti a chi cammina a piedi (o addirittura in carrozzina, se disabile). Il rischio di incidente stradale durante ogni attraversamento può essere alto, e le conseguenze sono tutte a svantaggio del pedone.

Ne parliamo con Giampiero Mucciaccio, del Centro Antartide, cercando di comprendere la grandezza del fenomeno e le misure di sicurezza da mettere in atto.

***

Quando si parla di incidenti stradali il pensiero corre spesso alle situazioni che riguardano scontri tra veicoli o uscite di strada. Raramente si mettono in evidenza, a meno di casi eclatanti, gli episodi che riguardano i pedoni. Quali sono i dati relativi agli incidenti che coinvolgono i pedoni? Quale il rapporto percentuale rispetto alla totalità delle vittime e degli incidenti? Sono dati in linea con le medie europee?

E’ proprio così. L’equazione strada=automobili è così radicata che spesso dimentichiamo che sulla strada ci sono anche i pedoni e che anche loro sono vittime delle tragedie stradali. Per quanto riguarda i dati, gli ultimi disponibili sono relativi al 2008, quando sono morti sulla strada 648 pedoni, pari al 13,7% del totale delle vittime che sono state 4.731. I pedoni feriti sono stati 20.640, pari al 6,6% del totale dei 310.739 feriti. Come si vede è una percentuale tutt’altro che trascurabile, e la maggiore incidenza percentuale dei morti rispetto ai feriti dimostra come per i pedoni gli scontri siano molto più rischiosi che per gli altri utenti della strada.

Per quanto riguarda il confronto con i paesi europei, i dati che abbiamo si riferiscono al 2005 quando l’Italia si collocava al secondo posto nella triste classifica dei pedoni morti per strada con 11,5 morti ogni milione di abitanti, subito dopo la Spagna (15,7 morti ogni milione di abitanti) e a pari merito della Gran Bretagna. Per fare un paragone il paese europeo più virtuoso risultava essere l’Olanda con 4,6 morti/1.000.000 abitanti, meno della metà!

Sappiamo che non basta trovarsi sulle strisce pedonali per essere al sicuro: molti incidenti avvengono anche quando il comportamento dei pedoni è corretto (attesa del verde al semaforo, attraversamento sulle strisce). Quali sono le principali cause della scarsa sicurezza che hanno i pedoni?

E’ vero che anche i pedoni non rispettano le regole della strada. E questo è forse il fattore che più contribuisce alla rimozione collettiva delle tragedie della strada, che, nonostante si siano fatti molti passi avanti, non generano ancora sufficiente allarme sociale. Il problema è infatti che, a differenza di altri casi di cronaca nera, le tragedie della strada non possono essere facilmente addebitate a qualche categoria particolare, magari percepita come “diversa” per il colore della pelle, il paese o la regione di provenienza o la religione. Sulla strada siamo tutti contemporaneamente potenziali vittime e potenziali carnefici.

All’obiezione che la colpa è anche dei pedoni che non rispettano le regole della strada rispondiamo comunque che quasi il 30% dei morti è stato investito mentre attraversava la strada sulle strisce. La principale causa della scarsa sicurezza dei pedoni è quindi proprio la scarsa considerazione che ne hanno gli altri utenti della strada, automobilisti e motociclisti/scooteristi in primis. I pedoni si muovono sulla strada con un ritmo diverso rispetto ai mezzi motorizzati, soprattutto se sono anziani. E questo li rende sia invisi che invisibili ai conducenti. Ma dobbiamo capire che non si può chiedere ai pedoni di adeguarsi alle prestazioni dei mezzi a motore. Non può che essere il contrario. E quando alla guida della nostra auto ci capita di sbuffare nell’attesa che un pedone attraversi la strada ricordiamoci che come recita il titolo di una nostra campagna “siamo tutti pedoni”. Anche noi quando scenderemo dall’auto torneremo ad essere pedoni.

Non tutti i pedoni sono uguali: gli anziani ed i bambini sono più esposti degli altri ai rischi ed alle conseguenze degli incidenti. Quali sono i pericoli principali che corrono i bambini? E quali sono quelli che corrono gli anziani?

Sicuramente tra i più colpiti ci sono gli anziani: più della metà dei pedoni morti aveva più di 60 anni. I bambini fanno registrare meno vittime, ma solo perché i genitori gli impediscono tout court di muoversi da soli per strada. Per entrambe le categorie quindi, a parte gli ovvi rischi per l’incolumità fisica, il problema più grande è la limitazione alla libertà di muoversi, che per gli anziani si traduce spesso anche in isolamento sociale.

Per quanto riguarda la causa dei problemi, negli anziani è da addebitarsi ad una minore prestanza fisica e sensoriale rispetto alle persone adulte. Nei bambini il problema principale è invece la scarsa percezione del pericolo e la difficoltà a percepire correttamente l’ambiente che li circonda nella sua complessità. Per un bambino che gioca per strada è normale concentrarsi nell’inseguimento del pallone, senza prestare attenzione se in quel momento stia o meno arrivando un’auto.

Il Centro Antartide si occupa, tra l’altro, di sensibilizzare le persone sul tema della sicurezza stradale e di promuovere iniziative in materia. Puoi descriverci in cosa è consistita la campagna “Siamo tutti pedoni” da voi promossa? E quali nuove iniziative avete in cantiere per il futuro?

Come tutte le nostre campagne anche “Siamo tutti pedoni” vive in tante realtà diverse su e giù per l’Italia, grazie ad un’ampia rete di partner locali che le danno vita ognuno con modalità e tempi diversi. Un partner fondamentale in questo caso sono stati i sindacati dei pensionati, che hanno fornito un grosso sostegno alla campagna perché ne hanno capito l’importanza per tutelare gli interessi dei loro associati. Quello che abbiamo messo a disposizione come ideatori della campagna è stato un libretto di 32 pagine, che attraverso vignette, volti di testimonial noti e amati e testi di approfondimento cercava di sensibilizzare e di informare in modo leggero ma rigoroso su questi temi.

Abbiamo inoltre proposto una serie di azioni simboliche e di efficacia mediatica per riuscire a portare questo problema all’attenzione dell’opinione pubblica. A Bologna ne abbiamo realizzate diverse, da sagome disposte sul selciato di Piazza Maggiore a ricordare il numero dei pedoni morti in città, ad una grande spirale di sedie bianche e vuote a testimoniare sempre le persone che non ci sono più, fino ai fogli con i nomi delle vittime che abbiamo steso in piazza Nettuno quest’anno. L’anno scorso oltre al libretto e alle azioni simboliche abbiamo realizzato anche una mostra che ha dato ulteriore forza alla nostra comunicazione. Il programma per il futuro è quello di utilizzare questi stessi strumenti, rinnovati di volta in volta nei contenuti, per allargare la rete degli aderenti e quindi la diffusione e la potenzialità comunicativa della campagna.

Cosa si dovrebbe fare a livello normativo e legislativo per porre un freno al fenomeno dell’incidentalità stradale che coinvolge i pedoni? Che tipo di misure dovrebbero essere introdotte dalle nostre amministrazioni nazionali e locali?

In realtà il passo più grande dal punto di vista normativo è già stato fatto. Forse non tutti sanno che fino all’ultima revisione del codice della strada del luglio scorso l’Italia era tra i pochissimi paesi europei a prevedere l’obbligo per i conducenti di fermarsi solamente quando un pedone stava già passando sulle strisce. In pratica per la legge italiana uno doveva buttarsi sulle strisce e solo allora gli automobilisti erano tenuti a farlo passare. Nei paesi più attenti alle esigenze di tutti l’obbligo per i conducenti è invece di fermarsi anche solo quando vedono una persona che manifesti l’intenzione di attraversare. Anche da qui deriva la scena che ci vede sempre protagonisti all’estero quando ci stupiamo di come gli automobilisti si fermino anche quando siamo solo in prossimità delle strisce, senza che si stia attraversando. Con le ultime modifiche al codice della strada del luglio scorso anche in Italia è finalmente obbligatorio fermarsi anche quando si veda un pedone che intende attraversare. Naturalmente non è solo un problema di leggi, ma alle leggi deve seguire il formarsi di una cultura per cui certi atteggiamenti diventino semplicemente senso comune, e proprio questa è la nostra sfida.

Per quanto riguarda le amministrazioni locali il tema è invece quello del far rispettare le regole della strada a tutti i livelli tramite una presenza ed un’azione continua della polizia municipale, che deve essere percepita come sempre presente e sempre pronta a reprimere gli abusi e non sguinzagliata solo una volta ogni tanto, magari “a tradimento”, quanto il Comune deve fare cassa.

Quali sono infine le migliori pratiche a livello internazionale in materia di protezione degli utenti deboli della strada? E’ possibile “importare” anche in Italia le misure più efficaci per la salvaguardia della salute dei pedoni?

La migliore pratica, che è senza dubbio possibile importare anche da noi, è la costruzione di una cultura di rispetto del pedone, realizzata sia con azioni di educazione/informazione/sensibilizzazione che di repressione. Senza questo passaggio non si va da nessuna parte. Poi, in secondo luogo, vengono tutti quegli interventi infrastrutturali volti a migliorare la sicurezza dei pedoni, dai marciapiedi (se ci fate caso tantissime strade anche di grande importanza ne sono sprovviste) agli interventi di traffic calming, ovvero di riduzione della velocità del traffico veicolare per renderlo compatibile con pedoni e ciclisti. Parliamo delle isole posizionate al centro delle carreggiate, del controllo elettronico della velocità e della temporizzazione intelligente dei semafori.

Sullo stesso argomento su NM:

non chiamiamoli incidenti I

non chiamiamoli incidenti II

A Bologna sorrisi amari sulle strade dei pedoni

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L’autore:
Marco De Mitri è un ingegnere civile, laureato presso il Politecnico di Bari e specializzato in pianificazione dei trasporti.

Dal 2002 lavora per NIER Ingegneria, dove segue l’area dedicata al mondo dei trasporti, occupandosi in particolare di progetti relativi al trasporto pubblico locale (integrazione di servizi, sistemi tariffari e tecnologie) e di pianificazione dei trasporti su scala locale (studio dei flussi di traffico e dei relativi impatti, verifica dei livelli di servizio delle infrastrutture, analisi di sicurezza stradale).

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