Le auto elettriche: quale futuro nella nuova mobilità? Seconda parte

Prima domanda: di fronte a un problema da risolvere è meglio rimboccarsi le maniche o andare a sedersi al bar a fare due chiacchiere davanti a una media? Si tratta di una domanda tutt’altro che retorica. Nel mondo anglosassone il primo atteggiamento è considerato comune negli USA, il secondo in Australia.

Seconda domanda: in quale di questi due paesi è cominciato il processo che ci ha portato a questi livelli di insostenibilità ambientale? Sì, questa è una domanda retorica. Non sempre affrontare i problemi con quell’impeto efficientista che ci tranquillizza tanto porta a reali soluzioni. Prima di capire quale soluzione trovare, bisogna capire qual è il problema.

Su Nuova Mobilità potete trovare pochissimo materiale (ma forse dovrei dire nessun materiale), su tutto quanto riguarda i motori a emissioni zero. Non che non crediamo che possano svolgere un ruolo in un auspicabile scenario di trasporti, città e vite più sostenibili di quello attuale; senza dubbio un motore elettrico contribuisce a diminuire l’inquinamento nelle aree urbane e, se la fonte della produzione di energia elettrica non utilizza combustibili fossili, anche gli effetti sul clima.

Ma queste cose si sanno benissimo. Si leggono e si vedono in continuazione su media che hanno un’audience incomparabilmente più grande della nostra. Il contributo che potrebbe dare questo modestissimo blog alla conoscenza di questo aspetto di un problema che va molto al di là della concorrenza tra tecnologie alternative è senza alcun dubbio pari a zero.

Però, stimolato da una lettrice su questi argomenti mi ha assalito la presunzione di essere in grado di dire qualcosa in merito. Come introdurre queste tecnologie – una volta che le case automobilistiche si decideranno a convertire davvero le loro produzioni – nelle nostre vite quotidiane massimizzando il loro potenziale di sostenibilità?

E’ opinione comune che per facilitare l’adozione di massa di veicoli a emissioni zero sia buona cosa stanziare dei fondi pubblici per finanziarne l’acquisto. Potrebbe anche essere una buona cosa. Di fatto con questo tipo di finanziamento si contribuisce ad abbattere un costo che può essere considerato fisso. E pare che la domanda di trasporto privato su gomma sia abbastanza insensibile alle variazioni dei costi fissi, per cui ci sarebbe da aspettarsi che anche con sconti molto forti ottenuti grazie ad incentivi pubblici il ricorso all’auto non aumenti moltissimo.

Però, anche alla luce di quanto riportato dal Victoria Policy Institute su questo articolo, pare che invece gli automobilisti siano molto più sensibili alle variazioni dei costi variabili (in particolar modo i carburanti), come dimostrato da quanto avvenuto nel 2008 quando il costo dei carburanti alla pompa toccò il suo massimo degli ultimi 40 anni o giù di lì. Ipotizzando una diminuzione del costo di un “pieno” di elettricità – rispetto al pieno di benzina – piuttosto massiccia (grazie al molto minore costo di mercato) e un conseguente aumento del ricorso all’auto che in un paese come il nostro, dove i servizi di trasporto pubblico sono tutt’altro che efficienti, è da dare per certa, viene da chiedersi quanto il potenziale “sostenibile” in termini di riduzione di inquinamento e di emissioni di gas serra valga il prezzo che verrà inevitabilmente pagato in termini di sicurezza, di occupazione di spazio e di consumo di materie prime.

Questo nell’ipotesi (la migliore) che i motori elettrici vengano alimentati esclusivamente con corrente prodotta da fonti rinnovabili. In caso contrario (molto più probabile), i risparmi di emissioni ottenuti saranno sicuramente minori di quanto sarebbe legittimo aspettarsi e potrebbero addirittura venire più che compensati dall’aumento delle percorrenze.

Insomma tutto questo per ritornare alla prima domanda: ci rimbocchiamo le maniche o andiamo al bar e inquadriamo meglio il problema davanti a una birra? Alcuni paesi europei stanno già procedendo a tutto vapore verso l’introduzione di veicoli elettrici con la messa a punto di adeguate reti di rifornimento di energia elettrica per autovetture. L’Italia, come sempre, è al bar. Di sicuro non per inquadrare meglio il problema. Ma questa potrebbe essere, al contrario di quanto appare a prima vista, un’occasione da non perdere per approfondire meglio i diabolici dettagli.

Allora, per valorizzare il potenziale che i veicoli elettrici portano con sè, perchè non parlare dell’introduzione, accanto agli incentivi all’acquisto che aiuterebbero a trasformare il nostro parco auto “fossile” in un parco auto elettrico, di disincentivi all’utilizzo sotto forma di aumento delle imposizioni fiscali sui costi variabili (per es. la corrente alla colonnina di rifornimento oppure attraverso l’introduzione di una qualche forma di bollo auto e/o polizza assicurativa a tariffazione chilometrica)? I proventi andrebbero a finanziare i servizi di trasporto pubblico. Sono misure molto più facili da introdurre oggi che la diffusione dei veicoli elettrici è ancora molto limitata. Quando gli automobilisti si saranno abituati ai bassi costi del loro pieno saranno di molto più difficile introduzione.

Ho finito. Commenti, critiche e apprezzamenti che potete postare qui sotto sono più che benvenuti. Io vado al bar…

#######

Un altro post che parla di auto elettriche è quello di Michael Glotz Richter

Un pensiero su “Le auto elettriche: quale futuro nella nuova mobilità? Seconda parte

  1. Io condivido l’opinione che vadano frequentate e verificate tutte le alternative possibili.

    Per quanto mi riguarda, la valutazione che tendo normalmente a fare è quella del “costo sociale”. Il costo sociale, così come lo intendo, tien conto di tutti i fattori, produttivi, materiali, costi, etc. per far si che ciò che non c’era (ad es. auto ad idrogeno) ci sia. L’energia elettrica ( ch’è prodotta anche dalla dinamo di una bicicletta di un secolo fa) ha sicuramente il vantaggio di poter essere applicata (trasportata) in maniera semplice. Il problema reale sta negli accumulatori (serbatoi); la loro vita ha un costo sociale a mio avviso difficilmente abbattibile.

    Ciò detto, mi pare, che l’orientamento che dovrà prendere la mobilità umana, avrà una duplice tendenza:
    – perfezionamento della mobilità pubblica (attraverso il ripensamento e l’abbattimento dei costi) con strumenti low-cost a bassissimo impatto ecologico
    – perfezionamento del trasporto privato attraverso veicoli superleggeri (alimentati principalmente dallo stesso pilota e, in sub-ordine, da dispositivi ausiliari (ruote, motori, etc.)

    In quest’ottica il significato delle automobili (che resteranno necessariamente ma in numero minore) deve essere anch’esso ripensato.

    In generale, non vedo di buon occhio neppure la politica degli incentivi. Credo che si debba trovare un’economia vera nella scelta “alternativa”. L’economia vera non ha tendenzialmente bisogno di essere incentivata (è vera). Inoltre, l’inutile demolizione dell’esistente (auto vecchia), viene spesso praticata in questa maniera:

    vendo la vecchia auto (non ecologica)
    compro la nuova (ecologica)

    la mia auto vecchia viene rivenduta, trasportata in un altro Paese, e li rimessa in funzione. Questo vanifica, dal punto di vista sociale, la reale portata della mia azione (tesa in buona fede a compiere operazioni “virtuose”).

    Non credo che si possa pensare che la proposta per una Nuova Mobilità, possa essere avanzata dai produttori di veicoli.

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...