Dalla proprietà privata alla fruizione collettiva di beni e servizi: nuovi paradigmi per la mobilità urbana a Taiwan

Dal 16 al 19 settembre si terrà a Kaohsiung (Taiwan) un seminario (il primo al mondo) su quello che gli anglosassoni definiscono share / transport, cioè tutte quelle pratiche, non solo di trasporto, che si pongono nella inesplorata terra di mezzo tra il trasporto pubblico (con orari e percorsi fissi, spesso ampiamente sottofinanziato) e l’auto privata (che garantisce il massimo di flessibilità ma a dei costi – non solo puramente finanziari – e con un livello di inefficienza tali da non poterceli più permettere).

In questa categoria – che abbiamo immodestamente tradotto in italiano con il nome di co-mobilità – vanno annoverate tutte quelle pratiche che tendono a valorizzare la condivisione, contrapposta alla pura e semplice proprietà privata dell’automobile, e la gestione elastica e dal basso delle risorse, contrapposta a quella più rigida e verticistica delle aziende di trasporto pubblico. Risorse che devono venire intese in senso lato, comprendendo anche gli spazi nei quali  il bisogno di mobilità si esprime e che spesso (anzi, sempre, se ci riferiamo ad un contesto urbano) hanno delle caratteristiche multifunzionali che non possono venire ignorate in nome della “fluidificazione del traffico”. Il termine condivisione viene quindi riferito non solo ai mezzi di trasporto in sè, ma anche agli spazi urbani, dando per scontata la legittimazione di TUTTI gli usi che si possono fare di una via urbana.

Legittimazione che di fatto spesso il nostro modo di organizzare la mobilità urbana nega, dando per scontato che un obiettivo come quello già citato della “fluidificazione del traffico” rappresenti un interesse collettivo a prescindere. Ci si dimentica che anche nel nostro automobilissimo paese il rapporto di 0.6 auto per abitante indica semplicemente che 4 italiani su 10 non hanno possibilità di spostarsi in automobile quando e come lo desiderano. E che molto probabilmente, esistendo un certo numero di persone che hanno a disposizione più di un’autovettura, la percentuale di italiani non automuniti è sicuramente più alta. Si tratta di persone troppo giovani, troppo vecchie, troppo povere, disabili, persone che semplicemente non includono il possesso dell’auto tra le loro priorità.

E anche tra le persone dotate di automobile viene da chiedersi quante, incolonnate nel traffico delle ore di punta, non baratterebbero questo modo di fare le cose con un altro più efficiente, più sano e più rispettoso degli altri utilizzi che si possono fare di una città?


Un sistema di mobilità nel quale l’auto privata rappresenti solo una delle opzioni a disposizione (l’ultima) deve poter garantire lo stesso livello di flessibilità e di servizio porta a porta che oggi si ottiene a costi – ambientali, sociali ed economici – così inaccettabili. Finora l’alternativa all’auto privata si è incarnata fondamentalmente nel trasporto pubblico, che però da solo non potrà mai garantire quella flessibilità di utilizzo che è il punto forte dell’automobile; i suoi punti deboli sono tradizionalmente stati la rigidità di orari e percorsi, la necessità di quanti di utenza minima piuttosto robusti per poter fornire un servizio efficiente e l’impossibilità di garantire i trasferimenti porta a porta.

La co-mobilità quindi, proprio per le sue caratteristiche di flessibilità d’uso e la capacità di funzionare anche con volumi di utenza relativamente piccoli, può essere il complemento ideale ai servizi di trasporto pubblico nelle grandi città mentre in quelle più piccole, nelle quali per forza di cose il TPL non può funzionare con orari e frequenze accettabili, potrebbe arrivare a ricoprire un ruolo di ancora maggiore importanza.

Un concetto come quello di co-mobilità potrebbe quindi riuscire a colmare il  gap prestazionale esistente tra l’automobile privata e le sue alternative urbane. A condizione di venire inquadrato in un’ottica di integrazione che oggi è del tutto assente nel nostro paese. La crescita esponenziale dei servizi di car sharing e bike sharing negli ultimi anni non è stata accompagnata da una seria riflessione su come questi servizi possano interagire con le altre modalità di trasporto e con il tessuto urbano nel suo complesso. Spesso ci si accontenta di farli partire senza ridiscutere il quadro complessivo del sistema di mobilità urbana nel quale vengono ad operare, semplicemente si impilano servizi uno sopra l’altro (quando va bene) senza decidere delle priorità. E questo ha come inevitabile conseguenza o un fallimento di singole iniziative che non trovano il terreno adeguato sul quale poter crescere oppure un aumento della domanda di mobilità tout-court e non, come sarebbe da augurarsi, una riduzione quanto meno della domanda di mobilità privata a motore a vantaggio di altre forme di trasporto più sostenibili.

Questo cambiamento di prospettiva del modo nel quale si intendono le strade richiede probabilmente anche una ridefinizione delle strutture giuridiche che regolano la circolazione urbana. Il nostro codice della strada è pensato ispirandosi a una visione automobilistica delle vie urbane, riportandovi un corpus di regole che ben si adattano alle autostrade, sicuramente non a dei luoghi che oltre alla funzione di trasporto devono soddisfare numerose altre funzioni civiche. Si tratterebbe di riformulare queste regole facendo leva sulla legittimazione di usi altri rispetto a quelli strettamente legati al trasporto motorizzato privato. Altrimenti quest’ultimo avrà sempre il dominio assoluto dei nostri ambienti urbani, lasciando le briciole agli altri.

Per questo, probabilmente, il termine di “co-mobilità” non rende pienamente giustizia al concetto che invece la prima parte del termine inglese “Share / transport” contribuisce ad evidenziare molto più decisamente. La condivisione dovrebbe essere prima di tutto un concetto da applicare in generale agli utilizzi che si vogliono fare della strada prima ancora che ai mezzi di trasporto. Se si riconosce la necessità di condividere una strada tra diverse utenze, non solo quelle dei trasporti, viene spontaneo cercare una regolazione dei “flussi di traffico” che si ispiri a principi diversi da quello – controproduttivo – della loro pura e semplice “fluidificazione” che nel lungo periodo si traduce sempre nel suo opposto.

Nuova Mobilità parteciperà al convegno su invito del sindaco della città di Kaohsiung. Per parlare dell’esperienza di questo quotidiano sulla mobilità sostenibile (che preferiamo chiamare nuova mobilità) – che sta cominciando a venire preso come esempio di diffusione di una cultura sulla mobilità diversa da quella che ha ispirato le scelte trasportistiche del secolo scorso – ma soprattutto per ascoltare esperienze provenienti da un po’ tutto il mondo in un campo di applicazione che non ha ancora definito un chiaro quadro teorico di riferimento.

Nei prossimi giorni Nuova Mobilità pubblicherà alcuni materiali preparati per la conferenza. Speriamo in questo modo di stimolare anche nel nostro paese l’inizio di una riflessione davvero multidisciplinare su di una tematica così vasta e complessa.

Url della conferenza di Kaohsiung:

http://www.kaohsiung-sharetransport.com.tw/

Sulla condivisione degli spazi urbani (ulteriori link negli articoli citati):

https://nuovamobilita.wordpress.com/2010/01/21/lo-shared-space-contro-ogni-logica/

https://nuovamobilita.wordpress.com/2009/08/18/per-un-codice-degli-spazi-pubblici/

https://nuovamobilita.wordpress.com/2009/07/09/lo-shared-space-institute/

https://nuovamobilita.wordpress.com/2009/07/06/parte-i-la-battaglia-per-le-strade/

https://nuovamobilita.wordpress.com/2009/07/23/la-battaglia-per-le-strade/

Sul car-sharing (ulteriori link dagli articoli citati)

https://nuovamobilita.wordpress.com/2009/07/13/honk-lezioni-da-un-carrello-della-spesa/

http://nuovamobilita.wordpress.com/2010/03/04/lintervento-il-car-sharing-in-italia/

https://nuovamobilita.wordpress.com/2010/03/23/le-origini-e-la-diffusione-del-car-sharing-in-italia/

Sul bike sharing (ulteriori link nell’articolo)

https://nuovamobilita.wordpress.com/2010/03/05/il-bike-sharing-in-italia-unistantanea-del-2010/

Sul car pooling

https://nuovamobilita.wordpress.com/2010/01/28/il-carpooling-casuale/

https://nuovamobilita.wordpress.com/2010/01/08/la-condivisione-e-piu-sicura/

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