I parcheggi non sono toilettes

Una provocazione, ma non tanto. Come diceva Robin Chase nel post di ieri, le infrastrutture sono il nostro destino. E il modo nel quale le progettiamo anche. Considerare il bisogno di parcheggio alla stregua di un bisogno fisiologico primario può davvero creare grossi problemi. Da Singapore una divertente analisi di Paul Barter che induce a riflettere.

I parcheggi sono come le toilettes? Secondo la tradizionale progettazione sì
– Paul Barter, Lee Kuan Yew School of Public Policy, University of Singapore

I codici di progettazione urbana trattano spesso la progettazione di posti auto in un modo molto simile alla progettazione di servizi igienici e per motivi simili (come per eseempio evitare che la gente ‘la faccia per strada’). Si tratta solo di un’osservazione divertente? Penso che senz’altro lo sia ma nasconde anche considerazioni piuttosto serie.

Progettare bagni utilizzando gli stessi principi della progettazione di uscite di sicurezza, ascensori e sistemi idraulici funziona, nella maggior parte dei casi, piuttosto bene. Ma progettare i parcheggi come si fa per le toilettes è problematico. Qui sotto elenco i modi nei quali la tradizionale progettazione tratta i parcheggi come se fossero toilettes. Quindi sottolineo le differenze chiave che dimostrano come questa sia un’impostazione fondamentalmente sbagliata.

Lista di come i parcheggi e le toilettes siano tradizionalmente progettati in maniera molto simile:

  1. Entrambi i servizi sono considerati di primaria importanza e indispensabili per ogni edificio
  2. Viene spesso dato per scontato che non si debba applicare nessuna tariffa per l’uso del servizio. In alcune legislazioni vige addirittura il divieto esplicito di applicazione di tariffe.
  3. Non c’è quindi un margine di profitto conseguente a un investimento di questo tipo. Così il settore privato non fornirà mai un adeguato standard di servizio a meno di non esservi costretto. Sono per questo previsti dalla legislazione degli standard minimi di fornitura di cessi e parcheggi nei regolamenti edilizi.
  4. Come già detto, il razionale alla base di questi standard è prevenire l’utilizzo delle strade per il soddisfacimento dei bisogni che questi servizi soddisfano.
  5. Un altro motivo alla base di questi standard è la necessità di evitare l’utilizzo di servizi di edifici adiacenti. Succede spesso nel caso dei parcheggi. Ma potrebbe benissimo succedere anche per le toilettes, provate a pensarci.
  6. La domanda di questi servizi viene di solito presa in considerazione nei regolamenti edilizi che riguardano i singoli edifici, piuttosto che quelli più generali di progettazione di un quartiere.
  7. Quando i singoli edifici non possono garantire gli standard minimi richiesti (come nei quariteri più vecchi, per esempio), le amministrazioni locali possono intervenire per rimediare colmando il gap. Altrimenti le persone (o almeno la clientela più selezionata) potrebbero evitare di acquistare nella zona.
  8. I regolamenti spesso prevedono la possibilità di accesso per persone con disabilità
  9. A volte vengono indicati i servizi per signora. Ok, questa è una caratteristica rara per i parcheggi, ma non ho saputo trattenermi…
  10. I sistemi di progettazione devono saper prevedere la domanda e per questo predisporre degli standard adeguati. In entrambi i casi sbagliare le previsioni può causare dei problemi.
  11. Gli standard richiesti possono risultare molto complicati. Gli standard edilizi di Singapore prevedono almeno 50 differenti utilizzi per gli edifici, ognuno con i suoi standard di parcheggio. L’American Restroom Association sul suo sito mostra diversi modelli di standard per i servizi igienici in competizione tra loro e che spesso ricordano gli standard per i parcheggi: “Numero minimo di servizi. I servizi igienici saranno forniti in relazione al tipo di occupazione e in un numero non inferiore a quello mostrato dalla tabella 403.1. I tipi di utilizzo non previsti dalla tabella saranno valutati caso per caso dall’ufficiale incaricato.”
  12. In entrambi i casi i vecchi edifici costruiti prima della promulgazione degli standard attuali vengono trattati in modo diverso, per cui viene richiesto loro di soddisfare solo gli standard vigenti al momento della loro costruzione. Comunque i nuovi standard potrebbero venire richiesti se i proprietari volessero apportare delle modifiche per le quali è necessaria una concessione edilizia.
  13. Viene fatta una distinzione in entrambi i casi tra servizi privati e destinati a uso pubblico. Potrebbero venire trattati in maniera diversa dai regolamenti. Nascono frequentemente dei contenziosi sulla destinazione d’uso – pubblica o privata – di un particolare servizio.

MA l’analogia finisce qui. I parcheggi differiscono dalle toilettes in maniera drammatica (ovvie differenze a parte!)

  1. E’ molto più difficile prevedere la domanda di parcheggio che quella di toilettes (che già di per sè non è facilissimo). Il bisogno umano di espellere gli scarti del proprio metabolismo varia pochissimo (se si esclude il caso di consumo di quantità industriali di birra, forse). La domanda di parcheggio può cambiare enormemente nel tempo, associata al tasso di motorizzazione e alle scelte della modalità di spostamento.
  2. Tutti hanno bisogno della toilette. Solo gli automobilisti hanno bisogno del parcheggio. (Ma le tradizionali politiche di parcheggio danno per scontato che ‘automobilista’ = ‘chiunque’)
  3. I parcheggi richiedono molto più spazio delle toilettes. Perdonatemi se dico delle cose scontate. Negli USA è normale che i parcheggi per le attività terziarie in zone suburbane debbano occupare uno spazio pari a quello disponibile per gli altri utilizzi. Gli edifici di Kuala Lumpur (vedi immagine sotto) o Bangkok hanno spesso una superficie di parcheggio pari a un terzo o più del totale della superficie costruita. Gli standard di parcheggio spesso limitano enormemente la densità abitativa possibile in un luogo. 

  4. I parcheggi richiesti dagli standard edilizi spesso comportano un grosso aggravio di costi. Anche la più dispendiosa fornitura di toilettes non minaccia minimamente la fattibilità di un progetto edilizio.
  5. Anche la più generosa fornitura di toilettes non influneza il comportamento delle persone o ci scoraggia dall’utilizzare alternative meno dannose. Non c’è un analogia, nel campo delle toilettes, per il cammino, la bicicletta o il trasporto pubblico. Nessuna alternativa alla toilette si trova a corto di utenza o viene resa pericolosa e sgradevole come risultato di un’eccessiva fornitura di toilettes.
  6. Potrebbe essere ragionevole proibire l’applicazione di tariffe per l’uso di toilettes (come in alcune legislazioni USA). Non applicare delle tariffazioni efficaci ai parcheggi comporta molti problemi.
  7. Il parcheggio su strada può venire regolato e gestito per ridurre la sua problematicità, mentre defecare o urinare in pubblico non potranno mai essere comportamenti accettabili.
  8. Gli standard per le toilettes raramente (o mai) sono onerosi al punto che congelano il recupero e il riutilizzo di vecchi edifici nei centri storici. Gli standard di parcheggio spesso lo fanno, contribuendo a peggiorare il decadimento dei centri urbani.

Queste differenze mi sono servite per sottolineare i problemi che possono nascere dalle tradizionali politiche di parcheggio. Progettare i parcheggi come si progettano le toilettes NON E’ probabilmente una grande idea.

Vi pare che questa analogia possa funzionare? Vi aiuta a riflettere sulle politiche di parcheggio? Potreste aiutarmi a migliorare questa lista? Ci sono alcuni punti più deboli rispetto ad altri? Ne ho perso qualcuno?

*Ho sviluppato questa analogia negli ultimi mesi e l’ho inclusa in parecchi interventi sulla mia ricerca nel campo dei parcheggi (prima ad Ahmedabad, poi a Singapore e ultimamente a Manila). Alcuni membri del pubblico a Manila mi hanno detto di volerla usare. Questo mi ha spinto a scrivere questo post.

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L’autore:

Paul Barter è assistente presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy, National University of Singapore dove insegna politica delle infrastrutture, politica urbana, politica dei trasporti e introduzione alle politiche pubbliche. Ha al suo attivo pubblicazioni sulle politiche dei trasporti a Kuala Lumpur e Singapore. I suoi attuali interessi di ricercatore sono nell’innovazione del traffic management e nella regolamentazione del trasporto pubblico.

 

Un pensiero su “I parcheggi non sono toilettes

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