Car Sharing a Bergamo? Si, no, forse…

Far partire un servizio di car sharing rappresenta spesso una sfida molto impegnativa che richiede ingenti risorse iniziali e una forte volontà non solo da parte del singolo imprenditore ma anche a livello delle istituzioni pubbliche che devono capire l’importanza di un concreto sostegno alla fase di avvio di questa particolare forma di trasporto pubblico e condiviso. Le difficoltà consistono principalmente nella necessità di sostenere forti investimenti iniziali che difficilmente consentono di raggiungere un utile operativo in tempi ragionevoli. Queste difficoltà si accentuano nelle città non troppo grandi con un potenziale bacino di utenza ridotto. Ma anche in questo caso non sembrano comunque insormontabili. La provincia di Bergamo ha commissionato uno studio sulla fattibilità del car sharing nel capoluogo a Muoversi Srl. Di seguito riportiamo una sintesi del lavoro svolto.

Car Sharing a Bergamo? Sì, no, forse…
di Gloria Gelmi

Potrebbe funzionare un servizio di Car Sharing nel contesto territoriale, urbanistico, socio-economico bergamasco? E soprattutto: potrebbe essere avviato e gestito da un operatore privato, in assenza di finanziamenti pubblici?
La Provincia di Bergamo ha tentato di dare una risposta a queste domande commissionando uno studio di fattibilità alla società MUOVERSI, all’inizio del 2009.

Già a prima vista, l’esame del territorio provinciale suscita qualche perplessità: conta infatti più di un milione di abitanti e moltissime attività produttive, ma anche 244 comuni, generalmente piccoli o addirittura piccolissimi; nella città capoluogo risiedono solo poco più di 115.000 persone, ma la popolazione si triplica considerando anche i comuni dell’hinterland. Ciò ha fatto circoscrivere l’area individuata per l’introduzione e lo sviluppo del servizio di Car Sharing al centro del comune di Bergamo.

La stima del mercato effettivo del Car Sharing sul territorio identificato è stata condotta con un approccio di benchmark, esaminando le esperienze di quattro città italiane con caratteristiche demografiche simili in cui è stato introdotto il servizio: Parma, Modena, Firenze, Bologna.

Analizzandone l’utenza e il livello di servizio in termini di automobili e parcheggi utilizzati, è stato calcolato l’indice medio di penetrazione del servizio di Car Sharing nell’area urbana di Bergamo, pari allo 0,08% della popolazione residente.
In base all’esperienza delle altre città italiane e considerando le particolarità geografiche e demografiche dell’area, è stata stimata una crescita media annua di utenti – su un orizzonte quinquennale – del 32%.
Sui numeri così calcolati, è stato dimensionato il parco auto, ipotizzando un indice di 24 utenti per veicolo, costante nel tempo, determinato in base alle altre esperienze di Car Sharing italiane.

E’ stata prevista una graduale espansione dei parcheggi, partendo dal centro della città per andare a raggiungere le zone periferiche al quinto anno, supponendo la garanzia del parcheggio gratuito per le macchine di Car Sharing da parte del Comune di Bergamo.


La flotta dovrà essere orientata alla eco-compatibilità e composta da un ampio ventaglio di modelli, capace di soddisfare in modo flessibile le diverse esigenze di utenti sia privati che business. Essa comprenderà perciò city-car, utilitarie, veicoli di classe media e furgoncini, iniziando il primo anno con quattro mezzi per arrivare a dodici il quinto anno. La formula del noleggio a medio termine (3 anni) consentirebbe risparmi sui costi di acquisto e gestione, nonché maggiore flessibilità in termini di rinnovo.

E’ stata ipotizzata una procedura di erogazione del servizio analoga a quella utilizzata nelle esperienze italiane già avviate e comprendente in successione i seguenti passi: contratto, prenotazione del veicolo, ritiro, uso, riconsegna, addebito.

Analogamente, la struttura tariffaria proposta è così articolata:
a)iscrizione annuale, mantenuta costante per i cinque anni;
b)tariffa oraria, variabile a seconda della vettura, da aumentare gradualmente nel corso dei cinque anni;
c)tariffa chilometrica, pure variabile in base alla vettura e da aumentare gradualmente nel corso dei cinque anni.

Lo studio, considerando che il Car Sharing sarebbe introdotto in un contesto geografico in cui non sussiste una domanda commerciale, comprende un piano di marketing per la diffusione del “prodotto” (servizio aderente agli standard ICS, che offra garanzia di interoperabilità con altri gestori inseriti nel circuito ICS). In tale ambito viene quindi posta attenzione anche al piano di comunicazione, con iniziative per il “lancio” iniziale ed altre “di mantenimento” da proseguire per tutto il quinquennio.

IL PIANO ECONOMICO
Esaminando i valori di spesa attualmente vigenti sul mercato e presso il Consorzio dei Gestori aderenti ad ICS, ipotizzando l’evoluzione dei costi e ricavi nel tempo, allocando i costi e gli investimenti nelle categorie dello schema standard ICS, considerando il contributo erogabile da ICS a livello aggregato, si arriva all’analisi di congruità economica, e quindi a dare una risposta alle domande poste inizialmente.

LE CONCLUSIONI
Si voleva scoprire se a Bergamo un servizio di Car Sharing non sovvenzionato potesse essere economicamente sostenibile. Le conclusioni cui è giunto lo studio sono le seguenti:

1) il Business Plan sviluppato con una struttura stand-alone non consente di raggiungere un risultato di utile operativo nei primi cinque anni di attività, nemmeno in presenza del contributo erogabile da ICS a enti e gestori. Le perdite operative sono dovute principalmente a:
fase di start-up dell’attività;
alta incidenza dei costi di struttura (in particolare per personale e tecnologia);
ricavi contenuti in considerazione del basso numero di utenti stimato per una città di medie dimensioni come Bergamo;
problemi derivanti da una limitata conoscenza del business e delle problematiche operative da affrontare;

2) l’estensione del Servizio di Car Sharing già esistente su altre città (es. Milano) può tuttavia creare forti sinergie a fronte di un adeguato livello di servizio. Sfruttando una struttura già avviata, si ridurrebbero sensibilmente i costi di start-up, teconologici, legali, di personale (trattandosi di un servizio di dimensioni limitate, potrebbe essere gestito all’interno di una struttura di staff già operativa, fino al raggiungimento di una massa critica); sarebbe inoltre maggiore la capacità negoziale dovuta a volumi più ampi (es. noleggio auto) e la possibilità di accesso ai contributi ICS. A tali condizioni, è stato stimato il raggiungimento di un risultato operativo positivo entro il secondo anno di esercizio.

Lo studio di fattibilità è interamente scaricabile dal sito: www.provincia.bergamo.it –> dal menu A portata di clic selezionare Mobility Mangement -> Mobility manager d’area

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 31 di MobilityLab (gennaio-febbraio 2010). Viene riportato qui con il consenso dell’autrice e della redazione della rivista.

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L’autrice
Gloria Gelmi
Mobility Manager d’Area e Aziendale della Provincia di Bergamo. Esperienza di G.I.S., gestione dei rifiuti, educazione ambientale, Agenda 21 locale e TPL. Laurea con lode in Scienze Naturali nel 1987 presso l’Univ. di Pavia. Passione trentennale per gli stili di vita eco-compatibili, l’alpinismo e l’arrampicata.

E’ contattabile a gloria.gelmi@provincia.bergamo.it

 

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