Non chiamiamoli incidenti.Parte II – Siamo tutti pedoni.

A Nuova Mobilità sosteniamo da sempre che le strade urbane non a caso vengono indicate con il nome di “vie” per differenziarle da quella che alla fine è semplicemente un’infrastruttura con pure funzioni di collegamento tra due punti, con poco o niente di intrinsecamente interessante. Una via non soddisfa unicamente delle esigenze di spostamento, ma contempla tutta una serie di altri bisogni della vita umana che devono per forza essere presi tutti in considerazione se ci si prefigge di soddisfarne anche uno solo. Il traffico, sia motorizzato che non, deve quindi adattarsi all’ambiente che si trova ad attraversare. Questo presuppone la comprensione dell’importanza del rispetto delle persone (dei corpi, come scrivono nel post di ieri John Rennie Short e Luis Mauricio Pinet-Peralta) che in quell’ambiente si trovano.

Per far sì che questo necessario rispetto diventi senso comune e non gentile concessione di qualche mente particolarmente illuminata abbiamo a disposizione due modalità complementari. La prima è quella di progettare ambienti che costringano a moderare le velocità: è il principio che ispira le Zone 30 e il più “rivoluzionario” movimento dello Shared Space. La seconda è quello di puntare sulla responsabilità individuale di ciascuno chiedendo un reale rispetto delle regole che già ci sono.

E’ in questo secondo filone che si inserisce la campagna di sensibilizzazione “Siamo tutti pedoni” promossa per il terzo anno dal Centro Antartide, iniziata in Aprile e che terminerà il 31 maggio. Obiettivo della campagna sono automobilisti e motociclisti fermi ai semafori ai quali viene distribuito un libretto con vignette e messaggi di personaggi che inviteranno a guidare mettendo al primo posto la sicurezza, dei pedoni in primo luogo, ma non solo.

Nel libretto, tratto dalla mostra che ha dato il nome alla campagna e tenutasi a Bologna nell’ultimo inverno, si sorride amaro con le vignette di Giannelli, Vauro, Giuliano, Staino, Pillinini, Rebori, Maramotti, Minoggio, Gomboli e Zaniboni. E così, tra l’immagine di Dante che attraversa “l’inferno” di una via trafficata e Cappuccetto Rosso che viene esortata a passare attraverso il bosco e non per la strada perché “al massimo incontra il lupo”, si riflette sulle difficoltà di chi per muoversi utilizza il più antico mezzo di trasporto: i piedi.

Il libretto è liberamente scaricabile a questo indirizzo. Per dare più visibilità all’iniziativa gli organizzatori propongono anche dei gadget come cappellini e magliette da indossare durante la distribuzione dell’opuscolo.

Sito della campagna: http://www.siamotuttipedoni.it/

Pdf di presentazione: http://www.siamotuttipedoni.it/images/stories/presentazione_siamo_tutti_pedoni.pdf

Un pensiero su “Non chiamiamoli incidenti.Parte II – Siamo tutti pedoni.

  1. Pingback: La sicurezza di tutti parte da quella dei pedoni. | Nuova Mobilità

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...