Guadagnate dalla vostra auto.

Il concetto di carsharing organizzato nel quale le persone si associano a gruppi che mettono a disposizione dei loro membri delle auto per dei noleggi di breve durata è nato parecchi decenni fa e negli ultimi 12 anni ha conosciuto un rapido sviluppo. Ultimamente stiamo però assistendo all’emergere di una nuova versione di questo strumento di mobilità: quella che prevede la possibilità, per un privato, di mettere a disposizione la propria automobile a tutti i membri dell’associazione di cui fa parte, grazie all’impiego di software dedicati e alla predisosizione di un’adeguata struttura operativa e legale, con il risultato finale di far lavorare la vostra macchina (finalmente!) per voi. E’ il carsharing “peer-to-peer” (p2p) che dopo essere stato per anni un argomento di discussione per addetti ai lavori sta cominciando in questi ultimi mesi a trovare dei campi di applicazione pratica.

Il prossimo passo: il carsharing peer to peer

– Dave Brook, Carsharing.US

E’ da un po’ di tempo che il carsharing p2p si può trovare in rete – Spride, Gettaround negli USA; Whipcar e Wombat Car Club in Gran Bretagna – e, per quello che può interessare, c’è anche un parallelo nel settore autonoleggio con compagnie di autonoleggio p2p in Germania, Australia e Stati Uniti.

Cos’è il carsharing p2p? Si tratta del tradizionale car sharing che utilizza vetture private messe temporaneamente a disposizione della compagnia di car sharing che ne gestisce l’utilizzo da parte di terzi. Come nel car sharing tradizionale le auto si trovano in diversi punti di prelievo, le tariffe sono su base oraria e includono costo di carburante e assicurazione.

Prima di tutto, un chiarimento: alcuni dei servizi che si spacciano come carsharing p2p non hanno uno dei requisiti che secondo me sono indispensabili per poterli chiamare effettivamente con questo nome: quello che viene definito come “unattended access”, l’accesso non presidiato alla vettura grazie a tecnologie elettroniche o meccaniche. Se bisogna incontrare il proprietario dell’auto per la consegna e la restituzione delle chiavi non vedo come si possa ottenere quella facilità di accesso al servizio necessaria a renderlo davvero vantaggioso.

Penso che questa caratteristica sia importante per il motivo che il carsharing deve garantire tutti quei benefici per i quali molti di noi hanno lavorato così duramente durante tutti questi anni: meno automobili sulla strada, meno automobili nei parcheggi, riduzione dei veicoli/km, incremento dell’uso del trasporto pubblico degli spostamenti a piedi e in bicicletta. Se non ci fossero questi benefici, perchè le amministrazioni locali e i governi nazionali dovrebbero sostenere il carsharing? Il tradizionale autonoleggio, anche il cosiddetto autonoleggio orario, non ha mai dimostrato di essere fonte di questi vantaggi. A causa della mancanza dell’accesso non presidiato alla vettura non mi sento di considerare Spride e Whipcar come compagnie di carsharing al momento, lasciando RelayRides e Gettaround come gli unici due veri operatori di carsharing p2p.

Perchè il p2p è così attraente?

Si tratta certamente di un buon affare per i proprietari di auto che possono ricavare parecchie migliaia di dollari all’anno dalla loro auto (“Non lavorare per la tua auto, ma fai lavorare la tua auto per te”, come dice la pubblicità di Spride). Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Per gli aderenti al servizio (autisti in termini di p2p) sono necessari alcuni adattamenti – sembra probabile che nella maggior parte dei casi, invece di conoscere un paio di posti dove prelevare l’auto vicino a casa o al luogo di lavoro, sarà necessario andare su internet (o meglio consultare il proprio smart phone) per localizzare le auto che saranno disponibili nel momento nel quale ne avete bisogno; e ci potrebbe essere un po’ di ansia derivata dal fatto di dover cercare il posto la prima volta, in particolare nelle città.

Per gli operatori il p2p trasforma una grossa spesa fissa (il possesso o il leasing del parco auto) in un costo variabile che si presenta solo nel momento in cui si realizzano delle entrate. Il costo più basso rende il carsharing p2p realizzabile anche in località di periferia a più bassa densità abitativa dove il tasso di utilizzo è sicuramente più basso, espandendo il carsharing oltre il suo tradizionale habitat dei centri cittadini.

Un beneficio collaterale del p2p è costituito dal fatto che, come l’utilizzo del car sharing al posto del possesso di una macchina aiuta nel passaggio a uno stile di vita meno dipendente dall’auto, mettere a disposizione di altri la propria automobile può avere lo stesso effetto per il proprietario.

Perchè adesso?

Finora il maggiore ostacolo al decollo del p2p è stato di tipo assicurativo. Non si riusciva a definire come risolvere un’eventuale conflitto di attribuzione di competenze tra l’assicurazione personale del proprietario dell’auto e quella dell’operatore di carsharing. Oggi il diverso clima economico ha permesso un atteggiamento più morbido delle compagnie assicurative.

Un altro motivo che potrebbe portare a una crescita del carsharing p2p è l’esplosione di interessee verso i cellulari di ultima generazione come l’iPhone che penso renderanno la tracciabilità e la prenotazione di una vettura molto più facili e spontanee che non registrarsi presso un sito web di un operatore a casa o al lavoro. E senza dubbio la crisi economica facilita qualunque tipo di sforzo in questa direzione.

Infine sarebbe una grave omissione non ricordare gli sconosciuti pionieri del carsharing p2p: una piccola associazione britannica dall’improbabile nome di Wombat Car Club. Hanno anticipato di anni la soluzione ai problemi assicurativi e dispongono di un ottimo piano tariffario per i proprietari di auto. Grazie per aver mostrato la strada.

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L’autore:

Fondatore della prima compagnia di carsharing USA nel 1998 (Carsharing Portland), Dave Brook è consulente nel campo del carsharing e della nuova mobilità per agenzie governative e privati. Occasionalmente scrive degli articoli sul carsharing in Nord America e nel mondo sul suo sito web http://www.Carsharing.us dove potete trovare l’articolo originale dal quale è stato tradotto quello che avete appena letto.

Links:

* Gettaround – http://gettaround.com/
* RelayRides – http://www.relayrides.com/
* Sambil (= ‘Co-car’) http://www.sambil.se/
* Spride Share – http://spride.com/
* Whipcar – http://www.whipcar.com/
* WOMBAT Car Club – http://www.wombatcarclub.co.uk/index.asp

Molti di questi operatori offrono sui loro siti dei video dimostrativi del servizio

Un pensiero su “Guadagnate dalla vostra auto.

  1. Pingback: P2P car sharing: un servizio per nostalgici degli anni 70 o un pezzo del nostro futuro? | Nuova Mobilità

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