I parigini si riprendono la Senna.

Su questo blog dedichiamo spesso la nostra attenzione a politiche e concetti che promettono sollievo immediato dai peggiori abusi della vecchia mobilità. Ma questo non significa che non ci preoccupiamo di strategie e progetti più a lungo termine che non siano in contraddizione con le priorità che caratterizzano una coerente politica della sostenibilità. Quello che segue è un breve articolo apparso la settimana scorsa su Time Magazine che riporta il dibattito in corso a Parigi sulla destinazione d’uso degli spazi sulle rive della Senna, che l’attuale Amministrazione vorrebbe riservare alle persone per toglierlo alle automobili.

Parigi rivuole le rive della Senna
– di Jeffrey T. Iverson,Paris. Time Magazine.

Non molte domeniche fa a Parigi, lungo alcuni tratti delle sponde della Senna insolitamente tranquille, si potevano vedere famigliole con passeggino, pattinatori e ciclisti percorrere tranquillamente la strada libera dalle migliaia di auto che normalmente sfrecciano lungo le rive del fiume della Ville Lumiere. Una volta alla settimana queste strade vengono trasformate in un’oasi di pace nel contesto di un progetto sperimentale portato avanti dall’Amministrazione Comunale che vuole verificare gli effetti della chiusura al traffico delle rive parigine. Finora l’esperimento, condotto ormai da alcuni anni, si è dimostrato essere molto popolare. Delphine Damourette, 31 anni, residente nel quartiere di Montmarte, dove le strade in porfido sono un inferno per i pattinatori, dice che le domeniche senz’auto trasformano la capitale francese nella città che lei preferisce, quella delle vacanze estive, quando tutti rallentano, le auto spariscono e i pedoni rivogliono indietro il loro fiume. “Sarebbe bellissimo se Parigi potesse essere così tutto l’anno”, dice. Presto potrebbe vedere realizzato questo suo desiderio.

Se il sindaco Bertrand Delanoë porterà a termine il suo progetto, nel 2012 il tratto di superstrada lungo circa 2 km sulla riva sinistra della Senna tra Musée d’Orsay e il ponte Alma verrà definitivamente chiuso al traffico, mentre il traffico sulla riva destra verrà rallentato, tutto questo allo scopo di trasformare questa autostrada urbana in un “accogliente viale cittadino”. Il progetta per il quale è previsto uno stanziamento di 40 milioni di euro circa – conosciuto come “la riconquista delle rive della Senna” – prevede la ristrutturazione di 35 ettari di territorio lungo la Senna, con locali pubblici, impianti sportivi e isole galleggianti. “Si tratta di ridurre l’inquinamento e il traffico automobilistico e di dare ai parigini più possibilità di vivere felici”, ha detto Delanoë il 14 aprile alla presentazione del progetto. “Se riusciremo a portarlo a termine credo che cambierà profondamente la nostra città”.

Ma i Parigini sono già passati attraverso diversi anni di politiche – alcune drastiche, alcune un po’ meno – mirate a porre fine alla dittatura dell’auto sulla loro città. Sono pronti per un altro progetto di trasformazione del sistema dei trasporti? L’assessore all’ambiente Denis Baupin, che come responsabile del settore trasporti dal 2001 al 2008 ha fatto partire nuove linee tranviarie, ha inaugurato corsie preferenziali, piste ciclabili, il Vélib’ e altri progetti innovativi – affrontando violente critiche e soprannomi abbastanza coloriti come Khmer Verde – pensa che lo siano. “Se oggi stiamo parlando di riprenderci le rive della Senna, è perchè abbiamo avuto le chisure domenicali… che hanno permesso a molte persone di abituarsi all’idea che fosse una cosa possibile, piacevole e positiva”, dice al Time. “La mentalità è cambiata, ed è cresciuto il desiderio di una città che diventi gradualmente più ecologica”.

Nel cercare di riprendersi la Senna l’Amministrazione Comunale ha iniziato una nuova battaglia su uno dei terreni di scontro storici tra differenti modi di intendere la capitale francese. La realizzazione, nel 1967, della superstrada sulla riva destra era parte di un più ampio piano che prevedeva l’attraversamento di Parigi da parte di diverse strade a scorrimento veloce, che rispecchiava la convinzione dell’allora Presidente George Pompidou che “Parigi dovesse adattarsi all’automobile”. Questo modo di vedere le cose subì una improvvisa sconfitta nel 1975 quando l’opposizione della società civile riuscì a fermare il progetto per una superstrada elevata sulla riva sinistra che sarebbe passata proprio di fronte a Notre Dame.

La vittoria segnò una pietra miliare del nascente movimento ecologista e fu “l’ultimo respiro della Los Angelesizzazione di Parigi”, dice Eric Britton, economista residente a Parigi e fondatore della New Mobility Agenda. “Era l’inizio di una nuova idea sulla gestione della mobilità, delle infrastrutture dei trasporti e dell’ambiente in generale”.

Eppure 35 anni dopo più di 30mila autovetture passano ancora lungo la Senna tutti i giorni e per i critici dell’idea di Delanoë, come il commentatore radiofonico di Radio France Marion Ruggeri, quelle strade rappresentano “niente altro che il cordone ombelicale della capitale con chiunque lavori e viva nelle periferie”. Preoccupato di come la chiusura delle rive al traffico cambierà la vita di quelli che si affidano all’automobile per guadagnarsi da vivere, Ruggieri ha detto “Bertrand Delanoë vuole una città museo, riservata ai turisti e ai privilegiati, tutto questo in nome della lotta all’inquinamento”.

Altri detrattori ridicolizzano le dichiarazioni dell’Amministrazione secondo la quale il traffico deviato dal progetto verrà assorbito dalle strade interne e che gli spostamenti dei pendolari saranno ritardati di soli 6 minuti. Baupin invece è piuttosto fiducioso nel fatto che, una volta costretta, la gente cambierà le sue abitudini. E’ già successo. Grazie alle politiche comunali di riduzione dei limiti di velocità e di trasformazione di migliaia di parcheggi su strada in marciapiedi più larghi, piste ciclabili e corsie preferenziali, gli spostamenti da e verso Parigi si sono ridotti di 450mila unità dal 2001 al 2008. La speranza è che trasformando le rive della Senna più automobilisti lasceranno a casa l’auto per utilizzare autobus, metropolitana e i treni – tutti servizi in espansione.

Ma alla fine potrebbero non avere scelta. “Questa cosa è inevitabile, il recupero delle rive dei fiumi è un fenomeno che sta avvenendo su scala mondiale,” dice Britton. “Grandi città come Bordeaux e Lione hanno vietato la circolazione automobilistica dalle rive dei loro fiumi negli scorsi anni e investito milioni nello sviluppo di vie pedonali, linee tranviarie e altre alternative di trasporto, tutti progetti molto graditi ai residenti dopo gli iniziali scetticismi. All’estero queste trasformazioni sono state applicate anche in città industriali come Bilbao – che fin dagli anni novanta ha spostato il porto sull’allora inquinatissimo fiume Nervión per spostarlo a valle e riprendersi le sponde – e Kaohsiung a Taiwan, lo scalo navale più importante del paese, dove l’amministrazione ha trasformato le aree di servizio del porto e le strutture militari in aree verdi e spazi per il tempo libero.”

Baupin crede che tutti questi esempi siano l’indicatore di una inversione di tendenza. “Oggi non c’è una sola città in Europa che costruirebbe le sopraelevate di Pompidou”, dice. Tecnicamente il progetto non sarà attuato fino alla sua approvazione da parte del Consiglio Comunale prevista in luglio. Ma con la riva destra ancora parzialmente occupata dalle auto, Baupin e i Verdi non saranno ancora pienamente soddisfatti. “Questo è solo un passo” dice. Pare che la Senna non abbia ancora visto la sua ultima battaglia.

Fonte: http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1985219,00.html

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L’autore
Jeffrey T. Iverson è corrispondente da Parigi per Time Magazine dal 2007. Nato a Saint Paul nel Minnesota, si è laureato alla New York University con una laurea in Francese e Giornalismo nel 2005 e oggi scrive su diversi argomenti tra i quali le politiche della città di Parigi per il Time, Paris Magazine e altre pubblicazioni. Questo articolo è apparso per la prima volta su Paris Magazine (www.theparismagazine.com)

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