L’Economia al Metadone

Oggi un punto di vista piuttosto insolito, quello di un analista finanziario e specialista della teoria del caos, che ci aiuta ad inquadrare meglio il ruolo che in futuro potranno avere i combustibili alternativi al petrolio. Secondo Konrad quello che ci aspetta è un futuro tecnologico dove non ci decideremo mai a prendere per le corna il toro della crisi che stiamo attraversando, ma continueremo ad effettuare interventi di emergenza per mantenere in vita un malato moribondo. Riusciremo a trovare la volontà e la forza di affrontare davvero certi problemi in modo da risolverli alla radice o continueremo imperterriti verso lo scenario che emerge da questo articolo?

L’Economia al Metadone
Tom Konrad, 27 Aprile 2010.

Se la misura del successo dei carburanti alternativi è la capacità di permetterci di continuare a vivere nelle periferie residenziali e di andare a lavorare in scatole metalliche pesanti tonnellate su autostrade congestionate impiegandoci ore ogni giorno, allora i carbuaranti alternativi saranno un fallimento. Nessun tipo di carburante alternativo ha le caratteristiche in termini di infrastrutture, di potenziale di mercato, di intensità energetica, di impatto ambientale delle quali abbiamo bisogno per sostituire il petrolio senza modificare il nostro modello di vita insostenibile.

Il picco nella produzione di petrolio potrebbe significare la fine di auto sempre più grandi guidate su strade sempre più congestionate. Potrebbe significare la fine dello stile di vita suburbano come noi lo conosciamo. Eppure non significa che la vita che ci aspetta corrisponda alle catastrofiche visioni di certi scrittori di fantascienza. Il picco nella produzione di greggio porterà dei cambiamenti, alcuni in meglio, altri in peggio.

Il cambiamento più sicuro è che si guiderà di meno, con meno automobili che saranno più piene. Le macchine uitlizzeranno meno benzina (o carburanti alternativi) per passeggero/km. Troveremo anche dei modi per soddisfare senza spostarci i bisogni e i desideri per i quali adesso dobbiamo andare da qualche parte.


Combustibili alternativi

Nessuno dei carburanti alternativi che conosciamo oggia ha le caratteristiche per sostituire abbastanza velocemente le riserve sempre più scarse di petrolio. I biocarburanti non possono essere prodotti in quanità sufficiente, l’idrogeno rappresente un uso inefficiente dell’elettricità e del gas naturale. I veicoli elettrici sono troppo cari o non hanno abbastanza autonomia. Il gas naturale non è sufficiente e necessita di una rete di distribuzione diffusa e capillare che ancora non si vede.

Ma il più grande problema con le auto a carburanti alternativi non riguarda i carburanti, bensì le auto e come le utilizziamo.

Il petrolio rappresentava un tesoro di energia liquida durevole, subito disponibile, facilmente trasportabile. Come il vincitore di una lotteria che ha bruciato in pochi mesi il denaro che poteva bastargli per una vita intera, dobbiamo renderci conto che ormai ci siamo mangiati la maggior parte della nostra vincita. Non è ragionevole aspettarsi di trovare un premio analogo nei biglietti che stiamo acquistando, per cui dobbiamo cominciare a prendere in considerazione il budget di energia che resta a nostra disposizione. Il problema principale è quando e quanto intenzionalmente andremo ad effettuare i cambiamenti necessari. Faremo come il vincitore della lotteria che usa i suoi ultimi centomila dollari per continuare a gozzovigliare mentre cerca un lavoro? Continueremo a festeggiare fino all’amaro finale, quando ci sveglieremo appesi a una corda nel cesso di casa? O ci può essere qualcosa di diverso?

L’Economia al Metadone

Utilizzando come parallelo la tossicodipendenza, la maggior parte dei carburanti alternativi sono il metadone per la nostra dipendenza del petrolio-eroina. Il metadone viene somministrato ai tossicodipendenti perchè riduce i sintomi da crisi di astinenza e blocca gli effetti euforici di eroina, morfina e altri oppiacei, riducendone il bisogno.

I carburanti alternativi possono bastare per permettere alla nostra società di funzionare, ma non avvertiremo mai il senso di euforia che ci dava il fluire libero del petrolio. Non potranno mai riportarci al “normale” stato precedente il picco del petrolio, perchè il nostro ricorso ai combustibili fossili negli ultimi decenni è stato tutt’altro che “normale”: è stata una lunga, drogata euforia conseguente all’assunzione massiccia di elevate dosi di petrolio-eroina. Alla fine rinunceremo alla dipendenza dal petrolio non perchè i carburanti alternativi siano meglio e ci possono dare qualcosa che il petrolio non può darci, ma perchè il nostro pusher ci consegnerà dosi di stupefacente sempre più piccole, mentre il numero di tossici che si rivolgerà a lui continuerà a crescere grazie all’aumento della domanda dai paesi in via di sviluppo.

Ci sono parecchie visioni in competizione tra loro sul futuro alimentato dai combustibili alternativi, che variano dall’iper-ottimistico all’iper-pessimistico, con varie gradazioni che dipendono da quello che il prognosta pensa sulla nostra capacità di operare la sostituzione del petrolio con le alternative disponibili.

Una visione “tecno-ottimistica” prevede la presenza di sistemi di trasporto pubblico funzionanti grazie a gusci che corrono silenziosi e lisci su monorotaie alimentate da energia rinnovabile. Treni ad alta velocità connetteranno le città, rendendo inutile il trasporto aereo. L’ottimismo low-tech invece prevede un pacifico ritorno alle economie locali dove il cibo viene consumato nei luoghi di produzione, l’interdipendenza locale facilita l’instaurarsi di forti legami comunitari, la gente è più felice grazie al maggior livello di contatto con la terra e con il prossimo. La visione pessimistica low tech è una lotta di tutti contro tutti per accapparrarsi le risorse in via di esaurimento. Un classico scenario da film di fantascienza.


Sono pieno di ottimismo per quel che riguarda la tecnologia, ma quando penso alla nostra volontà di affrontare i sacrifici necessari per adottarla velocemente ed efficacemente questo ottimismo scarseggia. Scommetto che il nostro futuro sarà caratterizzato da un alto livello di tecnologia male utilizzata. Riusciremo sempre e trovare soluzioni dell’ultimo minuto messe insieme in qualche modo per continuare, bene o male, a far funzionare l’economia, ma non in maniera tranquilla ed efficace. Usciremo da una crisi finanziaria per entrare in una crisi petrolifera e quindi affrontare una crisi conseguente al cambiamento climatico. Affronteremo ognuna di queste crisi con incredibile ingenuità, evitando il precipizio ma al costo di trovarci con risorse mal distribuite e uno standard di vita in continuo deterioramento. Terremo duro nella convinzione che dopo l’ultimo aggiustamento il mondo tornerà alla “normalità” e potremo smettere di preoccuparci. Ma quel giorno non arriverà mai.

I responsabili per lo sviluppo di alcune amministrazioni e comunità locali lavoreranno per adottare vere soluzioni sul lungo termine. Ma non avranno i fondi e le risorse sufficienti per poter andare oltre quello che sarà una semplice attenuazione della crisi. Le soluzioni sistemiche, su vasta scala, prospettate dagli ottimisti hi-tech verranno adottate troppo lentamente o su una scala troppo ridotta per consentire quella stabilità economica che i tecno-ottimisti auspicano. Ma queste mezze soluzioni porteranno comunque dei considerevoli benefici, e consentiranno alla successione di crisi di evitare il completo disastro che si verificherebbe in caso di totale mancanza di pianificazione.

Questa è l’Economia del Metadone. La terapia basata sulla sostituzione del petrolio con i carburanti alternativi è necessaria, dato che l’offerta non terrà il passo con la domanda; dobbiamo sostituire il petrolio o farne a meno. Ma i combustibili alternativi non sono il petrolio, e richiederanno uno sforzo di produzione molto maggiore per produrre lo stesso effetto. L’Economia al Metadone funzionerà, ma non ci regalerà più gli stati euforici garantiti dall’energia concentrata, economica e facilmente accessibile del petrolio.

Un futuro caratterizzato da una progettazione attenta e su ampia scala sembra non essere all’orizzonte di una classe politica e di un’opinione pubblica che per decenni non è stata preparata ad aspettarsi niente altro che tempi migliori. Il primo rapporto dell’IPCC (International Panel on Climate Change) è del 1990: già lì si dimostrava che l’aumento delle emissioni di gas serra conseguente alle attività umane avrebbe causato diversi problemi al pianeta. Vent’anni dopo le emissioni di CO2 stanno ancora aumentando. Avevamo avuto già i primi segnali della crisi petrolifera negli anni settanta ma solo ora stiamo incominciando a investire nella ricerca di vere soluzioni politiche ed economiche. Prima che scoppiasse la bolla finanziaria del 2008, le concessioni di mutui NINJA (No Income No Job no Asset, Nessuna Entrata, Nessun Lavoro, nessun Capitale) erano le benvenute dai politici che elogiavano questa innovazione finanziaria che consentiva di avere una casa in proprietà a chi non aveva mai potuto permettersela.

L’Economia al Metadone potrebbe apparire squallida, ma io la vedo come lo scenario più probabile ed ottimistico, data la realtà politica attuale. C’è abbondanza di visioni ben più pessimistiche, ma se vi aspettate cose del genere fareste meglio a cominciare a investire in armi e metalli preziosi invece che nel mercato azionario.

Conclusioni

Nell’Economia al Metadone credo di poter individuare tre grandi ambiti di investimento finanziario.

Primo, c’è la consapevolezza che verranno adottate, sebbene in maniera non adeguata alla gravità del problema, soluzioni di lungo termine. Capitali e gestori coinvolti nel trasporto di massa e nelle ferrovie ad alta velocità dovrebbero garantire dei buoni risultati, così come i combustibili alternativi in grado di dare delle garanzie sul lungo termine. I miglioramenti dell’efficienza dell’automobile troveranno un mercato in rapida crescita grazie al crescere dei costi del greggio.

Secondo, le soluzioni di emergenza prospereranno. Corsie ciclabili, scooter elettrici, bus e qualsiasi altra soluzione possa essere adottata con pochi o nessun cambiamento all’infrastruttura esistente; le strategie di road pricing e la tecnologia software utile per il car pooling. L’utilizzo intelligente di quel poco che si ha avrà sempre la meglio sui progetti su ampia scala fino a che le risorse a disposizione saranno scarse.

Infine, l’Economia al Metadone è un economia dove non possiamo aspettarci una crescita sul lungo termine. Più probabilmente avremo periodi di crescita, a volte fragile, altre volte più robusta, alternata a momenti di declino. Questi fenomeni verranno registrati dal mercato finanziario, e chi investe nelle due soluzioni citate sopra farà meglio a trovare il modo di proteggere i propri risparmi.

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L’autore:
Tom Konrad è un consulente ed analista finanziario nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Nel suo ruolo di consulente fornisce ai clienti il necessario supporto tecnico per sostenere la necessità di promuovere l’energia pulita di fronte a commissioni pubbliche e parlamenti. Scrive di economia ed energia pulita come frelance su AltEnergyStocks.com. Ha un Ph.D. in matematica ottenuto alla Purdue University con una tesi sulla teoria del caos. I suoi studi in merito lo hanno portato alla convinzione che conoscere i limiti delle nostre capacità di previsione è molto più importante della previsione in sè.

L’articolo originale è apparso su http://seekingalpha.com/ on 27 April 2010 e può essere visto qui qui. Si ringrazia l’autore per il permesso a tradurre queste pagine.

 

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