Il pedonmobile: Per comprendere il trasporto urbano

Uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione di un sistema di trasporti sostenibili non è tanto l’identificazione di politiche, progetti e modalità di approccio adeguati, quanto il trovare il modo di venderli al pubblico. Storie e immagini fanno parte di questo processo. E se si riuscirà a trasformare in senso sostenibile il nostro sistema di trasporto non sarà solo grazie alle competenze tecniche ma anche grazie a quelle, cruciali, comunicative e didattiche. Quello che segue ne è un esempio: il “Gehzeug” o “pedonmobile”.

“Ci stiamo sempre più ritirando in ambienti chiusi più o meno al di fuori delle nostre possibilità di scelta, isolandoci da un mondo esterno soggetto al rumore, alle polveri e all’inquinamento prodotti dalle automobili”
– Knoflacher in Die Zeit-Interview of 13 September 2007


L’approccio del pedonmobile per la comprensione dei trasporti

Robert Obenaus
Parisar

Si tratta di un progetto per riflettere sulla tecnologia messo a punto da Hermann Knoflacher, docente all’Istituto dei Trasporti del Politecnico di Vienna. Si tratta di un seplice telaio in legno delle dimensioni di un’automobile. Grazie a un’apposita cintura è possibile andare in giro a piedi “indossando” questo telaio.

L’idea del pedonmobile è quella di mostrare il bisogno di spazio che hanno le auto e quanto spazio pubblico dobbiamo sottrarre ad un uso pubblico per consegnarlo agli automobilisti. Questo comporta come conseguenze che molte strade e vie sono interamente destinate all’utilizzo del traffico veicolare motorizzato, lasciando pochissimo o nessuno spazio ai pedoni. Se tutti i pedoni se ne andassero in giro con un pedonmobile i nostri marciapiedi sarebbero presto congestionati esattamente come le nostre strade.


Questo dimostra chiaramente che una politica del traffico orientata a favorire l’utilizzo dell’auto non porta nient’altro che al collasso della mobilità urbana. Ci sono stati molti progetti volti a rendere visibile le differenze di nell’utilizzo dello spazio da parte di diversi utenti della strada, come pedoni, ciclisti, utenti del trasporto pubblico e automobilisti. Il risultato è ovunque lo stesso: il trasporto attiva (pedoni e ciclisti) e il trasporto pubblico riescono a gestire lo stesso volume di traffico con uno spazio enormemente più piccolo del traffico veicolare privato.

Se le politiche del traffico continuano a pensare principalmente a garantire agli automobilisti lo spazio necessario per muoversi finiremo perdere tutti gli spazi pubblici vivibili e la città si ridurrebbe a essere solo un insieme di strade e parcheggi. Per creare una città con una buona qualità della vita le politiche del traffico devono concentrarsi sulla mobilità delle persone e non su quella dei veicoli.

In paragone ai paesi europei, il tasso di motorizzazione indiano è piuttosto basso. Ma ci si aspetta che cresca molto in fretta. Sono stati recentemente introdotti dei modelli economici di automobile che possono permettere a chi si sposta in motorino di passare all’auto (Tata Nano). E’ chiaro che questo non farà altro che aumentare la congestione. Ma quanti svincoli e sovrappassi dovremo costruire per rendere evidente ai nostri pianificatori urbani che peggiorano solo il problema?


Invece di ripetere gli stessi errori dell’Occidente nel secolo scorso – il secolo dell’auto – i politici Indiani dovrebbero imparare da questi e cercare una risposta sostenibile. Le attuali politiche del traffico devono trovare una soluzione che permetta di evitare la crescita del traffico. Per permettere alla gente di riflettere sul utilizzo delle loro motociclette ed automobile bisogna garantirgli un’alternativa: una rete di trasporto pubblico funzionante, conveniente, pulita, sicura, affidabile e ben mantenuta, zone pedonali, parcheggi a pagamento, piste cilabili hanno aiutato molte altre città ad affrontare i problemi del traffico.

Si tratta di quello che il prof. Knoflacher sottolinea con il suo pedonmobile: le città nelle quali viviamo dovrebbero essere costruite per le persone e non per le auto. Lo spazio nelle città è prezioso. Non dobbiamo buttare questa risorsa per consegnarla ai veicoli motorizzati ma trasformarla in uno spazio accogliente e gradevole.

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L’inventore del pedonmobile:
Hermann Knoflacher è laureato in ingegneria civile, geodesia e matematica. Dal 1975 è docente al Politecnico di Vienna. Dal 1985 è a capo dell’Istituto della Pianificazione dei Trasporti. Le sue ricerche sono volte alla progettazione urbana, dello spazio e dei trasporti. E’ una delle figure chiave nel movimento per il trasporto sostenibile tedesco (Sanfte Mobilitat). Dal 2004 è presidente del Club di Vienna. E’ rappresentante dei pedoni presso le Nazioni Unite. ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “Virus Auto” (in tedesco, traduzione in inglese in corso).


L’autore:

Robert Obenaus ha studiato geografia in Germania alla Humboldt University di Berlino e al momento lavora Parisar a Pune, in India. Si occupa di diverse attività per promuiovere e difendere il trasporto sostenibile.

Parisar:
Questo articolo è apparso per la prima volta su Parisar ed è stato pubblicato con il loro permesso. Parisar è una ONG indiana che si occupa di sviluppo sostenibile. Negli ultimi dieci anni la sua preoccupazione principale è stato il montante problema del trasporto urbano a Pune e in altre città indiane, sul quale ha lavorato in stretto contatto con World Streets e altre realtà del settore.

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