Settanta all’ora in città?

Cosa fare quando in una città ci si ritrova ad avere delle strade molto larghe, in grado di garantire spazi separati a modalità di trasporto molto diverse tra loro, il massimo di sicurezza possibile per ogni utente della strada nonchè frequenza delle corse e tempi di spostamento ragionevoli per il trasporto pubblico? Si alza il limite di velocità per le automobili in modo che possano occupare lo spazio che a 50 km/h resterebbe a disposizione per modalità di trasporto più sostenibili.

E’quanto è stato deciso alcuni giorni fa dall’Amministrazione del Comune di Torino con la giustificazione che, di fatto, l’attuale limite di 50 km/h non lo rispetta nessuno. Meglio quindi portarlo a 70.

Il problema tocca aspetti che vanno al di là di quello, pur importante, della sicurezza sulle strade – e in proposito lascia quanto meno perplessi la dichiarazione del presidente dell’ACI di Torino Piergiorgio Re: “in città la maggioranza degli incidenti è causata dalla distrazione più che dalla velocità”. Che qualcuno si sia accorto che l’aumento della velocità contribuisce alla diminuzione delle distrazioni e della gravità delle loro conseguenze?


Senza voler entrare nel merito delle scelte specifiche ci piacerebbe ricordare che, essendo le strade una risorsa pubblica sarebbe opportuno ragionare, prima che sulla velocità alla quale è possibile percorrerle, sulla loro destinazione d’uso. Consentire un aumento di velocità massima significa legittimare l’occupazione di spazio da parte delle automobili. Occupazione che verrebbe ridotta qualora ci si adoperasse per far rispettare il limite di 50 km/h. Lo spazio liberato verrebbe messo a disposizione di altre esigenze della vita urbana. Modalità di trasporto alternative potrebbero giovarne: gli autobus potrebbero migliorare la puntualità e la frequenza delle corse, i ciclisti e i pedoni avrebbero modo di spostarsi in sicurezza e si potrebbero aumentare gli spazi pubblici “civili”, quelli che garantiscono socialità e incontro con l’altro.

Queste misura, anche se molto controverse prima della loro applicazione, una volta attuate trovano parecchi pareri favorevoli. Ne è un esempio proprio Torino, dove in occasione della recente Domenica a piedi, i consensi all’iniziativa da parte di comuni cittadini sono stati unanimi.

Ribadisco: non conosciamo i motivi che hanno portato alla decisione di aumento dei limiti di velocità ma abbiamo la sensazione che, messi di fronte alla possibilità di scegliere data dall’evidente ridondanza di spazio a disposizione, i consiglieri comunali torinesi non abbiano nemmeno intravisto questa seconda possibilità.

Sulla riduzione delle velocità di circolazione e sull’allocazione dello spazio pubblico si possono spendere molte parole. Di seguito una selezione di post sull’argomento:

La battaglia per le strade
Per una società non più dipendente dal petrolio
20 bastano e avanzano
Chi va piano va sano e cambia abitudini
30 allora va benissimo.

Oltre a questi post potete prendere visione dei due video: “Ripensare le strade” e “Teoria e pratica dello shared space”.


Enrico Bonfatti vive e lavora a Bergamo, dove nel suo tempo libero si occupa di problematiche relative alla mobilità e alla vivibilità del suo quartiere, oltre che di tenere in vita questo blog. Potete incontrarlo a Bergamo e dintorni a cavallo della sua bicicletta da donna mentre va a guadagnarsi il pane oppure semisdraiato sulla sua reclinata mentre tenta di restare in forma. E’ felicemente divorziato dall’auto dal 2001. Spera di non innamorarsene mai più e neanche di essere costretto ad un matrimonio di convenienza.

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