La monorotaia? Va bene a Gardaland

Siamo tutti d’accordo che il modello attuale di mobilità sia insostenibile. Ma quanto accordo c’è su quello che potrebbe essere un sistema di trasporto più rispettoso delle persone e dell’ambiente? Nel tentare di definire quello che potrebbe essere una migliore organizzazione dei trasporti ci troviamo di fronte a diverse alternative, tutte spacciate come altamente sostenibili, ma che spesso, ad un’analisi approfondita, si rivelano essere dei bluff.

Forse per cercare di dare una risposta o quanto meno una direzione alla ricerca verso la sostenibilità dei trasporti, bisogna prima di tutto porsi le giuste domande riguardo al significato di sostenibilità:

  1. è sostenibile un sistema di trasporto che a causa dei suoi costi crea disparità nell’accesso ai servizi di mobilità? 
  2. è sostenibile un sistema che, pur comodo ed avveniristico, non garantisce a priori una capacità di trasporto adeguata alla domanda?
  3. è sostenibile un sistema che, pur non presentando emissioni di nessun tipo nel momento del suo utilizzo, causa sprechi di risorse e inquinamento nel momento della sua costruzione e/o della produzione di energia necessaria per farlo muovere?
  4. infine è sostenibile un sistema che promette sì di trasformare il panorama della mobilità urbana e non solo, ma nell’arco di qualche decennio? Molte delle tecnologie più “rivoluzionarie” hanno in comune la caratteristica di richiedere investimenti imponennti in termini di risorse finanziarie ed umane e tempi di realizzazione conseguenti.

E’ chiaro che si tratta di domande retoriche, per le quali abbiamo già una risposta. Ma spesso, quando ci si trova nel momento di operare scelte concrete vengono ignorate più o meno inconsapevolmente. Siamo tutti un po’ figli dell’ammirazione della tecnologia fine a se stessa e delle “magnifiche sorti e progressive” del XIX secolo, sopravvissute fino all’alba del XXI.
Qui sotto un estratto della puntata dei Simpsons “Margie contro la monorotaia” che illustra egregiamente questo nostro atteggiamento.

Capita sovente, nel campo della mobilità, di sentire proporre meravigliose tecnologie che sembrano promettere la soluzione a tutti o quanto meno a parecchi dei problemi conseguenti all’organizzazione dei trasporti ereditata dal XX secolo. Premesso che non abbiamo niente contro l’innovazione tecnologica in sè, ci preme sottolineare che neanche un atteggiamento acritico verso qualunque novità in quanto tale possa essere utile. Anche in considerazione del fatto che parecchie “innovazioni” altro non sono che la riproposizione “revamp”, come si usa dire adesso riguardo la periodica manutenzione cosmetica di infrastrutture e servizi, di tecnologie molto datate.

Uno di questi esempi potrebbe essere proprio la monorotaia, sistema di trasporto urbano e non solo, spesso proposto nella sua versione sopraelevata, del quale si è discusso ultimamente sul forum della New Mobility Agenda Global South. Anche se a favore della monorotaia gioca il fatto che non intralcia il “normale svolgersi delle attività urbane” (ma è forte il sospetto che questa frase significhi, per alcuni se non per molti, che non intralcia il normale caos automobilistico, che altro non è che il principale impedimento al realizzarsi di una vita urbana degna di questo nome), a suo sfavore giocano parecchi fattori:

  1. Costi, a parità di condizioni, più alti di quelli di qualunque tramvia urbana leggera, per non parlare del paragone con quelli legati alla realizzazione di un sistema di Bus Rapid Transit;
  2. profittabilità raggiungiungibile solo con un alto costo del biglietto, o con sussidi pubblici elevatissimi;
  3. capacità di trasporto molto più bassa dei sistemi di Bus Rapid Transit e di tranvia leggera: la monorotaia più efficiente del mondo (Tokyo) arriva a trasportare 127mila passeggeri al giorno, contro i 35/40mila passeggeri/ora di Transmilenio, il BRT di Bogotà;
  4. data la connaturata separatezza dal resto del tessuto urbano, è per definizione la negazione del principio di continuità tra servizi di trasporto, elemento caratterizzante qualunque progetto vincente nel campo della mobilità;
  5. gestione delle emergenze piuttosto complicata (provate ad evacuare una monorotaia in panne a 6 o 7 metri di altezza dal suolo..);
  6. anche se spacciata come poco invasiva della struttura urbana richiede comunque piloni e altre infrastrutture che occupano spazio e tolgono luce alle vie cittadine. Inoltre l’occupazione di spazio aumenta notevolmente qualora si rendano necessari degli scambi.
  7. la realizzazione di incroci a raso tra due monorotaie è di diffcilissima attuazione


In conclusione ci sembra che questo tipo di mezzo di trasporto possa essere utile come “giocattolo” da usare in qualche parco divertimenti (e difatti sono questi i luoghi dove si trova più spesso) ma che nel migliore dei casi possa dare un contributo molto marginale alle problematiche del trasporto urbano e della sostenibilità ambientale. Insomma una bellissima tecnologia, risultato del lavoro di più di un secolo di cervelli brillanti e competenti, che però davvero oggi merita di riposare in pace a Gardaland o a Disneyland.

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