I profughi dei trasporti

Il termine “profugo” usato nel contesto dei trasporti di solito viene inteso per indicare gli “spostamenti dei profughi”. Ma quello che manchiamo di capire è che per diversi motivi i nostri stessi sistemi di trasporto, e le decisioni e le valutazioni che li sottendono, rendono parecchi di noi dei “profughi” all’interno delle nostre città. Non deve essere così.

– Sudhir Gota e Bert Fabian, Clean Air Initiative for Asian Cities

In molto luoghi la discriminazione e l’esclusione di ampi gruppi di persone dai trasporti crea uno squilibrio sociale che comporta una ulteriore vittimizzazione. Le crescenti esternalità di un sistema di trasporto inadeguato aggravano ancora di più la già bassa qualità della vita di molti di questi gruppi sociali. Non si tratta di un fenomento marginale che riguarda delle sparute minoranze.

Proviamo a prendere in considerazione i seguenti dati dall’ultimo rapporto OMS sulla sicurezza stradale:

  1. Ogni anno muoiono in incidenti stradali 1.27 milioni di persone.
  2. Tra i 20 e i 50 milioni di persone riportano lesioni non mortali che sono cause importanti di disabilità
  3. Nei paesi a basso reddito del sud est asiatico l’80% delle vittime sono utenti deboli della strada (poveri, molto giovani, molto vecchi, disabili, malati)
  4. L’inquinamento atmosferico causa 800mila morti all’anno
  5. 150mila sono i morti nei paesi a basso reddito dovuti alle conseguenze del cambiamento climatico
  6. L’inquinamento atmosferico causa più morti delle malattie cardiache

E’ evidente che l’organizzazione dei nostri sistemi di trasporto sta diventando sempre più lesiva della salute delle persone. Nonostante questa palese verità, quando è il momento di progettare e di investire nel settore dei trasporti trascuriamo di fatto queste esigenze. In effetti facciamo perggio che semplicemente trascurare.

Possiamo fare un esempio: l’attuale dibattito in India sulla “meraviglia ingegneristica” di Mumbai – un ponte marino lungo 4.7 km dal costo approssimativo di 366 milioni di dollari. Il ponte è ad “accesso controllato”, che significa che impedisce il passaggio a pedoni, ciclisti, motorini a due e tre ruote diretti verso il centro cittadino.

Invece di eliminare le barriere e rendere il sistmea accessibile a tutti, trattiamo come “barriere” alla mobilità le persone svantaggiate e per questo progettiamo il sistema “libero da queste barriere”. Questa è la nostra politica pubblica.


C’è qualcosa di macroscopicamente sbagliato in un sistema che investe enormi risorse sulle infrastrutture fisiche, isolando le vittime impoverite da questi processi dai coloro che invece ne beneficiano.

Questa tendenza viene replicata in molti altri paesi asiatici che impediscono la crescita del trasporto non motorizzato con il pretesto di “combattere la congestione”.

Un’altra preoccupante tenedenza riguarda lo sfruttamento del territorio attraverso la crescita del suo valore conseguente la costruzione di queste infrastruttre, che causa un “movimento di profughi” interno alle città. Le classi più povere sono continuamente costrette a migrare all’interno del tessuto urbano alla ricerca di abitazioni più convenienti, costringendo sè stessi a continui sacrifici in termini di spostamenti, tempo e qualità della vita.

Peggio, molte città delle nostre aree più povere hanno dei sistemi di trasporto “insensibili al genere” — che crea delle diseguaglianze sociali impedendo alle donne l’accesso alla ricerca di lavoro offrendo loro una accessibilità limitata.

I Profughi dei Trasporti sono quelle persone che sono spesso “invisibili” alla progettazione, messa in opera e finanziamento dei sistemi di trasporto.

# # #

Per approfondimenti: http://cai-asia.blogspot.com/2009/07/transport-refugees-victims-of-unjust.html

Gli autori:
Bert Fabian ha lavorato su tematiche ambientali e della mobilità negli ultimi 10 anni, 7 dei quali con il CAI – Asia center.

Sudhir Gota in precedenza progettava autostrade. Ha abbandonato quel lavoro per dedicarsi ai temi della mobilità sostenibile

Entrambi fanno parte di Clean Air Initiative for Asian Cities

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