Mobilità sostenibile al COP15? Siamo sicuri?

“I trasporti non fanno parte dei colloqui di Copenhagen. I soggetti coinvolti nel problema a livello locale, regionale e nazionale – progettisti, sindaci, operatori di trasporto pubblico, pedoni, ciclisti possono presenziare, solo se invitati dalle loro delegazioni, alla baraonda di interessantissimi eventi collaterali. Appunto, COLLATERALI. Il potere se ne sta altrove.”


– Contributo di Lee Schipper come risposta al post pubblicato su NM il 21 ottobre

Ho partecipato al summit di Kyoto e a tutti gli altri. Sarò a Copenhagen proprio prima di un incontro su una speciale ricerca su trasporti ed emissioni di CO2 nel 2050.

Quello che mi colpì a Kyoto fu la presenza di alcuni tizi rapprsentanti dell’industria automobilistica, raccolti sotto il nome di “Global Climax Coalition” – un gruppo decisamente contrario all’iniziativa al soldo di gran parte delle compagnie automobilistiche e petrolifere americane. Il loro contributo alla discussione fu praticamente nullo – anche se alcuni si resero utili nei numerosi eventi collaterali dedicati ai trasporti che avevo organizzato per l’Agenzia Internazionale dell’energia. La General Motor, la Honda e Volvo Bus parteciparono a un evento collaterale ad Hague ( COP 6) con commenti più costruttivi.

A Bali avevo collaborato all’organizzazione con l’International Transport Forum di un’iniziativa sui trasporti, focalizzata per lo più sugli scarichi delle auto. Erano presenti amministratori locali e altri in grado di prendere decisioni a livello politico, ma solo come osservatori.

E mentre il settore trasporti è cuciale se si vuole affrontare il problema perchè nel lungo periodo la sua quota di emissioni è cresciuta di più di quella di provenienza da altre importanti fonti, la CO2 non è un fattore incluso nel calcolo dei costi totali dei trasporti, delle loro esternalità e nemmeno dei costi variabili.


Qui potete dare un’occhiata al nostro ultimo articolo, centrato sull’America Latina, che porterebbe a rivedere completamente il problema: – http://metrostudies.berkeley.edu/pubs/reports/Shipper-ConsidClimateChange-LatinAmer.pdf

L’anno scorso una importantissima ONG conosciuta in tutto il mondo mi chiese di scrivere un documento su come i trasporto potessero contribuire al processo che noi chiamiamo “Kyoto”, come il “Nord” potesse aiutare il “Sud”, etc. Hmmmmmm. Non accettai.

Dovremmo “noi” pagare “loro” per non essere come noi? Abbiamo a disposizione delle magiche tecnologie a basse emissioni di CO2? Il giro di soldi creatosi in conseguenza di Kyoto, come per esempio l’acquisti di crediti sulle emissioni, può avvicinarsi in qualche modo ai miliardi che vengono spesi in infrastrutture stradali e lussuosissime reti metropolitane? I piccoli cambiamenti che sono alla nostra portata potranno compensare quello che ministri, sindaci e altre autorità non sono stati in grado di fare, cioè rompere il catenaccio che l’automobile pone su qualsiasi sviluppo? Vorrei che fosse così.

Così forse non siamo pronti e non dovremmo avere grandi aspettative, in particolare con gli USA ancora su posizioni negativiste e confuse, nonostante quello che definirei una leadeship positiva da parte della nuova amministrazione alla Casa Bianca, del dipartimento dei trasporti e dell’Agenzia di Protezione dell’Ambiente.

C’è almeno una speranza all’orizzonte. La “Partnership on Sustainable Low Carbon Transport”, fondata a un piccolo incontro a Bellagio, in Italia, nel maggio scorso, con Cornie Huizenga, precedente direttore di Clean Air Initiative Asia in prima linea, sta cercando di trovare delle nuove strade (e nuovi fondi) per rivedere l’intero processo delle politiche e dei finanziamenti dei trasporti. Qui potete trovare dei dettagi sul lancio dell’iniziativa il mese scorso a Bangkok: http://www.un.org/News/Press/docs/2009/envdev1080.doc.htm

Sicuramente il mio punto di vista è distorto dalla mia adesione alla fondazione di questo gruppo, che sarà visibile a Copenhagen e da qualche altra parte in futuro, che mi dà qualche motivo di ottimismo.


L’autore:
Dopo aver lasciato l’Agenzia Internazionale per l’Energia per dare vita a EMBARQ, il Centro per il Trasporto Sostenibile a Washington, Lee Schipper è tornato a San Francisco per dividere il suo tempo tra i Global Metro Studies, l’università di Berkeley e il Precourt Energy Efficiency Center dova ha lavorato fino ad oggi.
Ha 4 biciclette e va al lavoro in treno e in bici tutti i giorni. Lui e sua moglie hanno una sola auto con la quale percorrono 5000 chilometri all’anno.

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