1996: lo sporco segreto della mobilità sostenibile

Siamo abituati, da buoni italiani, a pensare che nel nostro paese tutto vada necessariamente peggio che “nel resto del mondo”,”resto” inteso spesso come quella parte del mondo con un reddito procapite superiore ai 20mila euro annui. Ma quando si arriva al problema della sostenibilità dei nostri sistemi di trasporto siamo in ottima compagnia. Vi diciamo questo non per invitarvi alla rassegnazione, ma per sottolineare quanto lavoro c’è ancora da fare in questo senso.

Di seguito riportiamo un accorato appello di Eric Britton, di World Street in vista della conferenza Onu sulla sostenibilità in programma a dicembre a Copenhagen. Il rischio che si ripeta lo spettacolo di vuota retorica a cui abbiamo spesso assistito in numerose altre occasioni simili è alto. Così come è alto il rischio di un effetto cascata: sono troppi, a tutti i livelli, i proclami autoassolutori che riguardano l’adozione di presunte soluzioni “sostenibili” al problema dei trasporti.

Lo sporco segreto del trasporto sostenibile – 1996

– Eric Britton

In vista della Conferenza ONU sul cambiamento climatico programmata per dicembre a Copenhagen sembra corretto chiedesi: quanto si può essere ragionevolmente ottimisti riguardo la nostra capacità in questo momento critico di affrontare le enormi sfide che stanno davanti al nostro pianeta, e al nostro specifico settore, in tempo per introdurre quei cambiamenti necessari a fare le differenza nell’immediato futuro? Nel 1996 non ci eravamo nemmeno vicini: saremo pronti questa volta?

A volte può essere utile rivangare il passato. Ascoltate questo estratto di un minuto da una relazione del sottoscritto, editore di World Street, al tempo consulente dell’OECD per il progetto EST (Environmentally Sustainable Transport), durante un incontro sulla valutazione dei risultati di una conferenza ai massimi livelli tenutasi a Vancouver nel 1996: “Toward Sustainable Transportation”.

La conferenza, nelle parole dei comunicati stampa rilasciati dall’OECD nei giorni successivi la chiusura dei lavori, “aveva riunito più di quattrocento politici, rappresntanti di ONG e governi per valutare lo stato dell’arte della conoscenza nel campo della riduzione degli impatti ambientali dei trasporti”. E cosa hanno fatto concretamente quei “più di quattrocento politici, rappresntanti di ONG e governi” per spostare i nostri trasporti su un registro più sostenibile?

* Click qui per ascoltare il “Piccolo Sporco Segreto del Trasporto Sostenibile”.

Questo, in poche parole, è il Piccolo Sporco Segreto del Trasporto Sostenibile. Peggio ancora, la triste verità è che non si tratta soltanto di una transitoria anomalia, ma piuttosto un segno dei nostri tempi, della nostra generazione, del nostro egregio (dis)impegno a darci una mossa e a fare (molto) meglio.

Cosa abbiamo fatto e imparato da quel 1996?

Verificando i risultati effettivi ottenuti dal nostro settore negli ultimi tredici anni, come certificato da tutti i ricercatori di prestigio, dai moltissimi siti web dedicati e da tutte le conferenze sul riscaldamento globale, sulle emissioni di CO2, sul buco nell’ozono e su tutto il resto, si arriva a una semplice conclusione assolutamente terrificante.

Vista da una prospettiva realmente ecologista stiamo continuando a comportarci molto male. E quel che è peggio è che, a parte la retorica, si può trovare davvero poco che prometta qualche cosa di meglio tra le varie politiche e pratiche dei trasporti messe in atto. Infatti tutte le statistiche indicano che le cose stanno andando di male in peggio. Gli obiettivi per la riduzione di emissioni vengono stabiliti molto timidamente, dopo una gran quantità di esitazioni e borbottii. E quindi grossolanamente mancati. Che brutto, tragico scherzo senza scusanti!

Guardando verso Copenhagen, che implicazioni ha tutto questo? Se teniamo presente che quel meeting internazionale del 1996 intitolato “Towards Sustainable Transportation” avrebbe potuto benissimo non tenersi affatto. Almeno sulla base di quanto ha raggiunto sulla base di quel mandato auto assegnatosi in tutti questi anni trascorsi. Non solo non ci siamo mossi “verso il trasporto sostenibile”, al contrario ce ne siamo allontantati sistematicamente e velocemente.

Così chiedo: quali sono le differenze nei modi di affrontare la sostenibilità dei trasporti oggi rispetto al 1996? Abbiamo fatto qualche genere di progresso in questi tredici lunghi anni? E’ importante capirlo.

Finora, tutto male. Ma non autocompiaciamoci rimpiangendo masochisticamente il tempo perso. Proviamo a guardare avanti.

Così cosa c’è bisogno di fare ora per cambiare il sistema? Sistema che, incidentalmente, saremmo noi. Siamo condannati a rimanere una “generazione di grandi oratori” e niente altro?

Il COP15 e la New Mobility Agenda

Il vertice di Copenhagen sarà in grado di modificare lo schema delle politiche dei trasporti nel prossimo futuro?

Potrebbe anche darsi, persino così tardi.

Le esperienze che contribuiscono anche alla realizzazione di questo modestissimo blog collaborativo quotidiano – che si occupa solo di questi problemi grazie ai contributi e ai consigli di migliaia di lettori e colleghi in tutto il mondo in grado di fornire ai partecipanti al vertice di Copenhagen un aiuto a orientare le proprie scelte nella giusta direzione – devono essere valorizzate come un valido contributo alla preparazione del vertice, portate come una parte decisiva della soluzione, se soluzione mai ci sarà.

Voi ed io, cari lettori, abbiamo bisogno di mettere cuori e cervelli in questo problema. Quello di cui non abbiamo bisogno è un grado maggiore di retorica o una fuga dalle vere sfide da affrontare se vogliamo riformare da capo a piedi il settore trasporti al fine di raggiungere in tempo gli obiettivi, ormai chiari e pressanti, che ci stanno davanti.

Sappiamo che quello di cui abbiamo bisogno sono approcci più pensati, più innovativi, più stratificati (“pacchetti di misure”), più aperti, più dinamici, più impegnativi, più coraggiosi se vogliamo raccogliere la sfida della sostenibilità in un mondo chiaramente non sostenibile – un mondo di persone, comportamenti, politiche che da ogni punto di vista non sono ancora pronti ad effettuare i cambiamenti indispensabili al pianeta e alle nostre vite quotidiane.

Abbiamo bisogno di leadership – non solo a livello retorico, ma una leadership fondata sull’esempio.

*Per una breve introduzione a un piano B dei trasporti: http://tinyurl.com/nm-basic

* E qui una breve introduzione alla strategia di World Streets: http://tinyurl.com/ws-sum

Adesso è il momento di cominciare davvero a darsi da fare. Sappiamo quello che dobbiamo fare e come dobbiamo farlo, per cui non ci sono scusanti per rimandare a domani quello che dobbiamo fare oggi. La riforma dei sistemi di trasporto deve essere in cima all’agenda del vertice di Copenhagen. E’ adesso il momento di farlo. Non ci sono scuse!

Cosa diremo ai nostri nipoti quando ci chiederanno cosa facemmo quando fu il momento di salvare il futuro? Che eravamo molto preoccupati? Agiamo ora.

Un fiducioso Eric Britton.

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