3351 città a rischio

Perchè colleghiamo la Nuova Mobilità (a) all’attuale emergenza sul clima e alla insostenibile progressiva erosione del pianeta e delle città e (b) all’imperativo di ottenere miglioramenti su larga scala nel sistema dei trasporti in un arco temporale che va dai due ai cinque anni? Per i seguenti motivi…

Le Nazioni Unite sull’habitat: alcune città costiere da salvare dal cambiamento climatico

Fin troppo in fretta, la cruda realtà del cambiamento climatico ci sovrasta diventando ormai luogo comune. Ma in un momento nel quale il 50 per cento della popolazione mondiale vive in aree urbane, il rapporto sullo stato delle città dell’ONU è utile per definire quali città sono a rischio e quali comunità possono facilmente venire sommerse.

Nel XX secolo il livello dei mari è cresciuto di 17 centimetri e le proiezioni per il periodo dal 1990 al 2080 sono tra i 22 e i 34 centimetri. Le zone costiere situate ad una altezza minore di 10 metri sul livello del mare rappresentano solo il 2 per cento delle terre emerse ma accolgono il 10 per cento della popolazione mondiale, il 13 per cento della popolazione urbana.

Ci sono 3.531 città in tutto il mondo in queste aree. Di queste il 64 per cento si trova in paesi in via di sviluppo; più del 50 per cento nella sola Asia, seguita dall’America Latina e dai Caraibi (27 per cento) e dall’Africa (15 per cento). Quasi un quinto delle città del Nord America si trova in zone costiere.

Preoccupato dalla prospettiva di una devastazione su larga scala, Ban Ki-moon, il segretario generale dell’ONU dichiara che “Le città rappresentano alcune delle sfide più impegnative per la società, dall’inquinamento al disagio fino alla disoccupazione e ai problemi abitativi. Ma le città sono anche luoghi dove un radicale cambiamento non è solo possibile ma anche atteso.”

Diretto a politici e pianificatori urbani, il rapporto ONU mette in guardia sul fatto che poche saranno le città costiere ad essere risparmiate.

Nel mondo industrializzato, 35 delle 40 città più popolate sono costiere o situate lungo un fiume. In Europa i fiumi hanno giocato un ruolo ancora più importante del mare nella crescita di una città; più della metà delle venti città più grandi del continente si trovano lungo la sponda di un fiume. Citando un rapporto dell’OCSE gli autori fanno notare che le popolazioni di Mumbai, Shangai, Miami, New York, Alessandria e New Orleans saranno le più esposte a inondazioni conseguenti all’aumento del livello del mare.

In Asia, 18 delle 20 più grandi città del continente sono situate lungo la costa, sulla sponda di un fiume o in un delta. Il 17 per cento della popolazione asiatica vive in zone costiere, percentuale che sale a più del 30 per cento nel Sud Est Asiatico.In Giappone, con meno del 10 per cento delle città in zone costiere, oltre 27 milioni di persone vivono in zone a rischio, più di quelle di Nord America, Australia e Nuova Zelanda messe insieme.


Il rapporto sottolinea che entro il 2070 le popolazioni insediata lungo i delta dei fiumi, che sperimentano già ora un costante rischio di inondazioni, come Dhaka, Calcutta, Rangoon e Hai Phong si aggiungeranno al gruppo delle popolazioni più esposte. Anche le città portuali di Bangladesh, Cina, Tailandia, Vietnam e India andranno a ingrossare le fila delle metropoli più a rischio.Tra le grandi metropoli costiere dell’Africa che potranno subire serie conseguenze in seguito all’aumento del livello del mare troviamo Abidjan, Accra, Alessandria, Algeri, Città del Capo, Casablanka, Dakar, Dar el Salaam, Djibouti, Durban, Freetown, Lagos, Libreville, Lome, Luanda, Maputo, Mombasa, Port Louis e Tunisi.

Una valutazione della vulnerabilità di Alessandria, la più importante città della costa Mediterranea indica che con un aumento del livello del mare di circa 50 centimetri, più di 2 milioni di persone sarebbero costrette ad abbandonare le loro case, si perderebbero 214mila posti di lavoro e 35 miliardi di dollari in perdita di valore dei terreni e crollo delle entrate del settore turistico, cifre che non includono la perdita di un patrimonio storico, culturale e archeologico inestimabile.

I ricercatori che stanno studiando gli effetti del cambiamento climatico a Dhaka prevedono che la città ne subirà le conseguenze principalmente in due modi: inondazioni e congestione della rete fognaria e temperature difficilmente tollerabili. L’altezza di Dhaka varia tra i due e i tredici metri sul livello del mare. Questo significa che anche un leggero aumento di quest’ultimo è potenzialmente in grado di inghiottire ampie porzioni della città. Inotlre i tassi di crescita urbana e l’alta densità abitativa hanno già reso Dhaka più esposta ai disastri ambientali antropogeni. Con un tasso di crescita del 4 per cento annuale, Dhaka, che conta già più di 13 milioni di abitanti è tra le città che si stanno espandendo più velocemente nel Sud Est Asiatico, e si prevede che nel 2025 darà alloggio a 20 milioni di persone.Il nudo dato della popolazione residente significa che le conseguenze negative del cambiamento climatico si abbatteranno probabilmente su di un grandissimo numero di persone, specialmente le classi più povere che vivono in zone paludose e molto esposte alle inondazioni

Dal rapporto emerge che Lagos, con una popolazione di quasi 10 milioni di abitanti, manca di struttura adeguate a contrastare le inondazioni. Pioggie “normali” causano l’inondazione di diverse zone della città, in gran parte in conseguenza di una inadeguatezza della rete di drenaggio delle acque reflue. Qualunque aumento dell’intensità delle perturbazioni aumenterà probabilmente questi problemi, dato che la maggior parte dei terreni intorno a Lagos si trova a meno di 2 metri sopra il livello del mare. Molti insediamenti popolari sono costruiti in zone ad alto rischio di inondazioni (molto sono su palafitte), spesso a causa degli alti costi di zone più sicure.

Osservando le preoccupanti prosepttive per le città che si troveranno ad affrontare il cambiamento climatico, Anna Tibaijuka, direttore esecutivo di UNHABITAT, l’agenzia Onu per l’habitat umano invita governi nazionali e locali ad affrontare queste sfide adottando degli approcci innovativi alla gestione e alla progettazione delle città che siano inclusivi, a favore della classi sociali più povere e in grado di rispondere alle minaccie del degrado ambiantale e del surriscaldamento globale: “Dalla Cina alla Colombia, e in qualunque altro luogo, i governi nazinali e locali devono fare scelte di importanza fondamentale per promuovere la sostenibilità e l’equità sociale nelle città. Questi governi devono riconoscere che le città non sono solo parte del problema; sono, e devono essere, parte della soluzione”.

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Fonte: UN HABITAT http://www.preventionweb.net/english/professional/news/v.php?id=4289

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