Che la Forza (dei pedali) sia con voi.

Pedal Power, un nuovo film di Christopher Sumpton sulla fenomenale crescita del ciclismo urbano è andato per la prima volta in onda ieri sera sulla tv nazionale canadese CBC. Per il momento è disponibile solo in Canada e in streaming su internet sul sito della CBC, ma vi faremo sapere quando sarà reperibile in tutto il mondo. Nel frattempo potete visionarne un frammento su Youtube a http://www.youtube.com/watch?v=oX3p7EtEEds (clip di 30 secondi). L’estratto mostra un po’ del Velib’ parigino con una bicicletta montata nientemeno che da Eric Britton che sparge un po’ di saggezza sul principio della condivisione.

di Christopher Sumpton

Il film è il risultato di un tour in sei città, una minuscola fetta dell’immagine globale del ciclismo. Lungo il nostro percorso due elementi fondamentali sono gradualmente emersi: il primo è il fatto che il ciclismo compare ovunque a livello di conversazione, il secondo è la resilienza della cultura dell’auto che richiederà moltissima creatività per cedere il passo a quella della bicicletta. La mia speranza è che il film contribuisca ad accrescere la consapevolezza di questi problemi

Girare un film sul ciclismo non sembrava essere un lavoro d’avanguardia. Assomigliava al dover indossare un paio di comode pantofole. Dopo tutto, le bici sono il mezzo di trasporto più innocuo che ci sia, oltre al fatto di non essere inquinanti e di dimensioni adeguate dal punto di vista ambientale. Per la maggior parte della gente rappresentano anche un piacevole ricordo dell’infanzia. Sono un rito di passaggio, una pietra miliare della crescita condivisa da genitori e figli.

Ma poi salta fuori che le biciclette sono al centro di un dibattito incandescente. Nel film indichiamo la “rivoluzione” ciclistica come un movimento per i diritti civili. I diritti dei ciclisti possono essere equiparati a quelli dei non fumatori, nel senso che un punto di svolta sta per essere raggiunto e degli assunti culturali per lungo tempo indiscussi (in questo caso che le strade appartengono al traffico motorizzato) vengono improvvisamente ribaltati.

Penso che la battaglia tra auto e biciclette stia cominciando ora. Quello che sta cominciando ad apparire alla gente, compresi politici e progettisti urbani, è che le biciclette sono importanti per il futuro della città. Sostenibilità, vivibilità, accessibilità sono le parole sbandierate a conferenze e simposi. Si tratta di capire come le città non si strangolino da sole con il traffico dando vita a una cittadinanza alienata dall’isolamento della suburbanizzazione imposta dall’automobile.

Non si tratta quindi in realtà di biciclette, si tratta della qualità della vita urbana. Mentre le città diventano sempre più grandi e sempre più densamente popolate, si tratta di capire come fare a renderle adatte alle interazioni tra le persone negli spazi pubblici, cioè nelle strade, sui marciapiedi, nelle piazze, nei parchi. E il ciclismo semplicemente si adatta molto bene a tutto questo.

Il fascino della bici deriva anche da un brivido retro. Le biciclette sono un raro esempio di un progresso tecnologico al contrario. Si sono diffuso come noi le conosciamo fin dall’avvento della “safety bicycle” nei primi anni 90 del XIX secolo: un telaio basso montato su ruote di uguali dimensioni, una ruota motrice posteriore con trasmissione a catena e ruote di gomma gonfiabili. Una marea impressionante di gente cominciò a effettuare spostamenti meccanizzati in quel periodo, parecchi decenni prima dell’avvento dell’era automobilistica.


Oggi assistiamo alla seconda ondata. In questo tempo nel quale la tecnologia che utilizziamo è sempre più al di fuori delle nostre capacità di comprensione (chi sa come riparare un pc guasto?), la manutenzione di una bicicletta è immediata ed accessibile. Semplicità ed economicità, un concetto che non morirà mai. La bicicletta è la cosa giusta al momento giusto. Paragonata all’automobile è infinitamente flessibile: adesso sto pedalando in velocità tra altri veicoli sulla strada, un momento dopo sto spingendo a piedi la mia bici su un marciapiede, quindi pedalo attraverso un parco, e infine la assicuro proprio fuori da un edificio dove non ci sono parcheggi nel raggio di un chilometro.

Perché i ciclisti vivono tutto questo così visceralmente? Perché la bicicletta è come una protesi, un’estensione dei nostri arti. L’energia viene dal conducente, non dalla cosa condotta. Come mezzo di trasporto in questo senso è unico. Non cavalli vapore, non elettricità, non combustione interna, ma muscoli fusi con la meccanica. Ed è per definizione precaria: tutta la faccenda richiede un continuo stato di allerta e di attenzione (cosciente o meno) per evitare di cadere. Inoltre si è esposti al mondo mettendo a rischio la propria carne e il proprio sangue.

Così girare questo film è stato come rovesciare un nido di vespe, Le passioni si sono risvegliate e tutti hanno un opinione a proposito del ciclismo. Che lo considerino una cosa buona o una piaga del traffico.

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Christopher Sumpton è un regista canadese che negli ultimi dieci anni si è occupato di biografie (Paul Anka, Jim Carrey), di natura e tematiche sociali. Un costante interesse nei temi della sostenibilità lo ha portato a realizzare il suo film più recente “Pedal Power”, sulla crescente “rivoluzione ciclistica”.

Christopher Sumpton, cas@cogentbenger.com
www.cogentbenger.com
Toronto, Canada

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