Una tassa sul greggio è una vittoria su tutti i fronti

Parole di Thomas Friedman, e anche se non abbiamo bisogno di seguire alla lettera la traccia hi-tech verso la salvezza dell’umanità che gli piace così tanto, sono sufficientemente brillanti, opportune e precise che vale la pena osservarle dal nostro punto di vista. E’ un articolo utile anche per farsi un’idea dell’attuale livello del dibattitto sulla sostenibilità negli USA.

Una tassa sul greggio per veri uomini.
Di Thomas L. Friedman
New York Times, Monday Sept. 19th, 2009

Siamo tenuti a dare ai Francesi e agli altri Europei una ulteriore occhiata quando parliamo della loro volontà di esercitare il potere nel mondo attuale? E’ corretto che qualcuno li chiami “scimmiette arrendevoli ladre di formaggio”?
Perchè pongo queste stimolanti domande?

Perchè siamo una volta ancora in mezzo a uno di quei grandi dibattiti sui nostri contingenti militari all’estero: dobbiamo inviare ulteriori truppe in Afghanistan, siamo pronti a fare quello che bisogna per “vincere” laggiù? Questo problema può essere inquadrato da diversi punti di vista, ma potete utilizzare come registro delle vostre opinioni i seguenti concetti: “determinazione”, “forza d’animo”, “grinta”, “volontà di fare qualunque cosa necessaria per vincere le grandi sfide” – tutte qualità che tendiamo a vedere in noi stessi, ma non negli Europei.

Ma siamo davvero così determinati? Se l’unità di misura è quella della volontà di inviare marines in Iraq e Afghanistan e l’utilizzo della forza militare, la risposta è sì. E dovremmo essere eternamente grati a quei compatrioti disposti ad andare laggiù per combattere quelle battaglie. Ma quando si tratta di fare cose che indebolirebbero davvero le persone contro cui mandiamo a combattere i nostri ragazzi e ragazze siamo degli inetti totali. Siamo, di fatto, gli inetti del mondo. Siamo così inetti che i nostri politici hanno paura perfino di parlare della nostra inettitudine.

Come mai? La Francia oggi genera quasi l’80 per cento della sua elettricità da impianti nucleari, ed è riuscita a gestire il problema dei rifiuti radioattivi senza nessun problema o panico.

E noi? Ne produciamo circa il 20 per cento e non siamo stati capaci o non abbiamo voluto costruire nuove centrali dall’incidente di Three Mile Island nel 1979, anche se quell’incidente non ha provocato morti o invalidi tra i lavoratori e gli abitanti dei dintorni. Abbiamo troppa paura di stoccare i rifiuti radioattivi nelle profondità delle Nevada Yucca Mountains – totalmente sicure – in un momento nel quale i sindaci francesi reclamano dei nuovi reattori per combattere la disoccupazione. In poche parole, i francesi sono in testa alla corsa per il nucleare, noi stiamo nelle retrovie.

E la Danimarca? La piccola Danimarca, dolce, che non farebbe male a una mosca, venne colpita duramente dall’embargo arabo sul greggio del 1973. Allora tutto il petrolio danese arrivava dal Medio Oriente. Oggi? Neanche una goccia. Perchè? Perchè la Danimarca è determinata. Si impose una carbon tax, pari a circa 5$ al gallone di benzina, fece massicci investimenti nell’efficienza energetica e in sistemi di generazione di energia dai rifiuti, in concomitanza alla scoperta del petrolio nel Mare del Nord (che garantisce il 40% dei bisogno di energia dei danesi).

E noi? Quando si tratta di aumentare le imposte sui carburanti o di introdurre delle carbon tax – in un momento perfetto come questo quando i prezzi sono già bassi – i nostri politici ci rispondono semplicemente che non è il momento di affrontare questi problemi. Così ripeto, chi è davvero determinato qui?

“La prima regola di una strategia di guerra è di ‘occupare le postazioni più alte’. Perfino il più sempliciotto dei talebani lo sa,” dice David Rothkopf, consulente per l’energia e autore di “Superclass”. “La postazione strategicamente più alta nel mondo, sia in Medio Oriente che in più difficili paesi di scontri armati vis-a-vis come la Cecenia o il Venezuela – è quella meno dipendente dal petrolio. E ancora ci rifiutiamo semplicemente di ammetterlo”

Secondo l’economista dell’energia Phil Verleger, una tassa di un dollaro sulla benzina e il gasolio permetterebbe di raccogliere 140 miliardi di dollari all’anno. Se avessi quei soldi, darei 45 centesimi per pagare il debito e gli interessi, 45 centesimi per un nuovo servizio di sanità pubblica e 10 centesimi per mitigare gli effetti di questa tassa sui poveri e su quelli che devono viaggiare su lunghe distanze.

Una tasse del genere risanerebbe la nostra economia riducendo il deficit pubblico, stimolando il settore delle energie rinnovabili, rinforzando il dollaro attraverso la riduzione del fabbisogno petrolifero e contribuendo a spostare il fardello delle spese sanitarie dai datori di lavoro allo stato, rendendo così le nostre aziende più competitive a livello globale. Una tassa del genere risanerebbe la nostra popolazione rendendo l’assistenza sanitaria accessibile a tutti e riducendo le emissioni inquinanti. Una tassa del genere risanerebbe la nostra sicurezza nazionale riducendo la nostra dipendenza dal petrolio di nazioni che ci puntano una pistola alle spalle e aumentando le nostre capacità di pressioni sul petrol-dittatori, come quelli di Iran, Russia e Venezuela, attraverso la riduzione delle loro esportazioni di greggio.

Nel complesso, staremmo meglio fisicamente, economicamente e strategicamente. E ancora, sorprendentemente, il solo accennare a una tassa del genere “non è all’ordine del giorno” a Washington. Non si può nominarla. Ma mandare il figlio o la figlia del vicino a rischiare la loro vita in Afghanistan? Nessun problema. Parliamone. Gonfiate il vostro petto.

Non sono sicuro di quanti soldati bisogna inviare in Afghanistan, credo più di quanti ve ne siano ora. Ma sono sicuro di questo: c’è qualcosa di sbagliato quando il nostro paese mostra la volontà di perdere ulteriori vite e capitali in Afghanistan, dove la vittoria è sicuramente a rischio, ma non può nemmeno pensare di introdurre una tassa sul greggio che rappresenterebbe una vittoria su tutti i fronti senza nessun dubbio.

Così, lo chiedo ancora una volta: chi sono le vere scimmiette arrendevoli e ruba formaggi?

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