Sono solo due minuti…

…quante volte ce lo diciamo lasciando l’auto a bordo strada o sul marciapiede per entrare in un ufficio postale? Ma ad un ciclista o a un pedone costretti a deviare dal loro percorso a causa della nostra leggerezza bastano molto meno di due minuti per morire ammazzati. E due minuti moltiplicati per tutti gli utenti dell’ufficio postale in questione quanto fa?

Nel 2007 sulle strade urbane, secondo l’Automobile Club Italia si sono verificati 176.897 incidenti (76,6% del totale) che hanno causato 238.712 feriti (pari al 73,3% sul totale) e 2.269 morti (pari al 44,2%). Tra le cause di questi incidenti la sosta vietata sul marciapiede, in doppia fila o comunque in posizione pericolosa non figura nemmeno agli ultimi posti. Vuol dire che non c’entra niente? O forse solo che nella ricostruzione della dinamica degli incidenti da parte degli organismi preposti l’eventuale presenza di veicoli che ostruiscano la visibilità o che costringano a improvvisi cambi di traiettoria non viene nemmeno presa in considerazione?

Quanto segue è una lettera a cura di Massimiliano Tonelli, del Comitato Bike Sharing Roma, indirizzata a tutti coloro interessati alla futura riforma del Codice della Strada.

INASPRIMENTI AL CODICE DELLA STRADA
LA SOSTA SELVAGGIA CONTINUERÀ AD ESSERE IMPUNITA?

Gentilissimi,

da utente e vittima quotidiana della mobilità – specie urbana – vi scrivo sulla scorta della notizia di un rinvio dell’approvazione della riforma del codice della strada. Credo che il maggior tempo a disposizione possa essere sfruttato per inserire nel dispositivo ulteriori inasprimenti per infrazioni che sono il vero motivo del disagio, del degrado, dell’inquinamento e dello stress urbano e che vengono trascurati.

Tutte le associazioni, i politici di buona volontà, le fondazioni dovrebbero impegnarsi per fare pressioni in questo senso. Un semplice articolo in più (che consenta la decurtazione dei punti anche per questioni inerenti la sosta) potrebbe rivoluzionare le nostre città.

Ritengo che alcune piaghe fondamentali della sicurezza non siano ancora state prese in considerazione. Ritengo che gli eventi di cronaca che quotidianamente ci mettono al cospetto di ubriachezze e stupefacenti non debbano far distogliere l’attenzione da problemi magari meno eclatanti, ma non meno pericolosi.

Parlo della piaga del posteggio in sosta vietata e segnatamente del posteggio in doppia fila. Una grandissima percentuale dei morti, ed una stratosferica percentuale dei feriti che ogni anno fanno dell’Italia il paese recordman assoluto nel settore, sono dovuti a questi malcostumi. Anche se nessuno sembra accorgersene. Nel traffico urbano di Roma –ad esempio- si contano in media un morto e settanta feriti al giorno. E per la schiacciante maggioranza l’alta velocità e la percentuale di alcol (su cui le riforme sembrano concentrarsi) non c’entrano alcunché. Il nostro codice attualmente lascia impuniti (con multe irrisorie) gli automobilisti che posteggiando in divieto o, peggio, in doppia fila creano intoppi alla circolazione (dunque più stress, più inquinamento, più degrado, più incidenti, più costi sociali, più difficoltà nei trasporti), diminuiscono la visibilità della circolazione, obbligano a pericolosissime gimkane, bloccano o rallentano la regolare erogazione del trasporto pubblico e dei servizi pubblici (pensiamo alla nettezza urbana), impediscono ai disabili semplicemente di muoversi in città. Per non parlare dei danni clamorosi fatti alle centinaia di migliaia di cittadini che circolano in bicicletta, in scooter, in moto. Per questi utenti della strada ogni auto in divieto è un carro armato con il cannone puntato.

A Roma, città in cui vivo e per questo prendo ad esempio, c’è un famoso ospedale su di un’isoletta in mezzo al Tevere. E’ collegato alla terraferma mediante un ponticello medievale che, regolarmente preso di mira dalla sosta selvaggia, impedisce alle autoambulanze di effettuare lo scambio: il ponte è diventato a senso unico alternato. Se un’ambulanza esce ed una entra allo stesso momento si rischia l’autoscontro mentre i cittadini che hanno parcheggiato da assassini non rischiano nulla, al massimo una multa di una trentina di euro.

E’ mai possibile che se si decide di mettere a repentaglio la propria incolumità (non legando le cinture di sicurezza) si perdono giustamente punti, mentre se si decide di mettere a repentaglio la vita del prossimo ce la si cava con pochi euro di ammenda nella remotissima probabilità che un Vigile Urbano faccia il proprio dovere?

Sempre a Roma qualche mese fa, sul Lungotevere, una povera signora è morta falciata da un’auto che sfrecciava sulla strada. Ma la colpa non era di quell’auto, bensì di quelle che avendo posteggiato sul marciapiede l’avevano costretta a camminare in mezzo alla carreggiata. Sono state semplicemente multate, quando meritavano quanto meno il ritiro della patente. Il giorno dopo, sullo stesso punto, c’erano macchine parcheggiate sul marciapiede a rendere inservibile quest’ultimo ai pedoni: tanto non si rischia nulla.
Chi uccide guidando sotto l’effetto di alcol si becca, giustamente, 15 anni. Chi uccide parcheggiando da criminale se la cava con 38€.

Quanti automobilisti sarebbero ancora propensi a parcheggiare davanti ai cassonetti, a parcheggiare nella fermata del bus, a lasciare l’auto in doppia fila bloccando il traffico, a salire sul marciapiede o a chiudere l’accesso ad uno scivolo per handicappati se sapessero di pagare l’infrazione con una decurtazione di punti che, se reiterata, potrebbe portare loro a perdere il permesso di guida anche solo a causa di qualche sosta in divieto?

Il problema, come certamente saprete, riguarda -con caratteristiche emergenziali- soprattutto le grandi conglomerate di Roma, Napoli, Firenze, Torino e Milano, ma non manca anche in centri medi e piccoli.
La diffusione di questo malcostume è così tollerata, istituzionalizzata, diffusa che neppure è più visibile ai tutori dell’ordine ed alle forze di polizia locale. Ma è da questi comportamenti che scaturisce se non la percentuale maggiore di morti nel nostro paese, senz’altro la percentuale maggiore di feriti e di costi sociali e di stress e di inquinamento. Intervenendo su questo ambito si ‘rischia’ davvero di ridurre in maniera notevolissima lo sconcio che vede l’Italia al primo posto in incidentalità stradale.
Solo da noi non si è capito quanto sia pericolosa una pratica, ad esempio, come la doppia fila che esiste solo in Italia e che è combattuta e sconfitta all’estero e considerata dovunque, a ragione, come la più grande alleata dell’incidentalità urbana.

Spero che nel vostro ruolo voi vogliate e possiate esprimere la vostra azione di moral suasion. Una riforma che concentri i controlli sul traffico extraurbano e continui a consentire la jungla nelle nostre città non sarebbe una buona riforma.

La sosta in divieto e in doppia fila va inserita tra le infrazioni che determinano una decurtazione dei punti patente!

Massimiliano Tonelli (bikesharingroma@gmail.com) è un cittadino romano blogger del Comitato Bike Sharing Roma


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