Le Bianche nonne del bike sharing

Luud Schimmelpennink, Inventor of the free city bike, Amsterdam

Negli anni sessanta, quando ero giovane, e pensavo di essere intelligente, a me e ad alcuni amici venne questa idea, che le biciclette erano il modo migliore per la gente di spostarsi nelle città. Potevamo verificarlo noi stessi ogni giorno per le strade di Amsterdam. Comunque, riflettendo su questo, ci accorgemmo che mancava qualcosa. Così inventammo quelle che chiamammo Biciclette Bianche. Biciclette gratis.

Un approccio virale benigno alle riforme dei trasporti

Non avrebbe potuto essere più semplice. Tutto quello che facemmo fu di metterci insieme con chiunque si sentisse di farlo, raccogliere un paio di dozzine di vecchie biciclette, dipingerle di bianco, e quindi “parcheggiarle” sulla strada in modo che chiunque ne avesse bisogno potesse utilizzarle a piacimento. Il successo fu immediato e attirò l’attenzione dei media, non tutti d’accordo con la nostra idea. Le biciclette garantivano un servizio di trasporto pubblico sicuro, gratuito, a zero emissioni utilizzato massicciamente dai cittadini che volevano semplicemente andare da qualche parte in qualsiasi momento lo desiderassero. Fu esaltante perchè a fare tutto ciò furono semplicemente le nostre idee e la nostra determinazione.


Ma essendo il mondo il posto complicato che è, ed essendo le biciclette degli oggetti troppo fragili per essere abbandonate in uno spazio pubblico, non passò molto tempo che tutte le biciclette bianche sparirono nel nulla, qualcuna nei nostri canali. Nel frattempo, sorprendentemente, la polizia decise che queste bici erano illegali perchè la legge imponeva di chiudere con un lucchetto le biciclette parcheggiate in un luogo pubblico. E le nostre naturalmente non lo erano. Non ci volle molto ai mass media per cominciare a urlare la loro opinione sulla nostra pazza idea che non avrebbe mai dovuto essere messa in pratica. Un fallimento.

Ma questa piccola cosa, questo cosiddetto fallimento, forse non era così stupida come i giornali dichiaravano. Al contrario contribuì a cambiare la testa di almeno alcune persone che alle fine fecero partire tutta una serie di servizi di biciclette pubbliche gratuiti o quasi in giro per il mondo, per molti anni modesti e non molto conosciuti. Ma come chiunque legga questo blog certamente sa, da un paio di anni a questa parte tutto questo ha cominciato a cambiare. E da quando anche la città di Parigi ha avuto la pazza idea di mettere 20mila biciclette pubbliche a disposizione dei suoi abitanti, questa piccola idea sta cominciando ad avere dei significatvi impatti. Forse non era così stupida, dopo tutto.

Oggi, una generazione dopo che quei giovani scapestrati si misero insieme per dipiengere di bianco quelle biciclette di Amsterdam, un numero crescente di persone comincia a capire l’importanza di un servizio di biciclette pubbliche in ogni città. Nel mondo ormai ci sono state esperienze diverse in proposito che ci insegnano che si possono creare servizi di bike sharing con caratteristiche molto differenti da luogo a luogo, non tutti necessariamente legati alla lettera al nostro concetto che prevedeva la possibilità di lasciarle ovunque. E se di tanto in tanto sentite di questo o quel progetto che incontra dei problemi, rilassatevi. L’idea è così semplice e potente che queste difficoltà verranno sicuramente superate grazie agli sforzi di tutti coloro che vogliono che quel servizio funzioni. Una grande idea coinvolge, e coinvolge un po’ tutti.

Link:
http://en.wikipedia.org/wiki/White_bicycle
http://www.citybikenewmobility.org

Luud Schimmelpennink
Y-tech Innovations Centre
Amsterdam, the Netherlands

Contributo dell’autore al progetto collaborativo “Messages for America: World-wide experience, ideas, counsel, proposals and good wishes for the incoming Obama transportation team”. Su www.messages.newmobility.org gli ultimi aggiornamenti di questo progetto della New Mobility Agenda.

Le biciclette bianche (Caterina Caselli, 1967; testi e musica di F. Guccini)

Un pensiero su “Le Bianche nonne del bike sharing

  1. Pingback: L’evoluzione del carsharing nei Paesi Bassi | Nuova Mobilità

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