La montagna e Maometto

Non andiamo più al lavoro, facciamo venire il lavoro da noi

Jack Nilles, un antesignano dei pionieri del telelavoro, di cui ha cominciato ad occuparsi dai primi anni 70 quando questa tecnologia era poco più che un’idea, ci ricorda che questo aspetto della Nuova Mobilità offre ancora moltissime opportunità.

Uno dei modi più intelligenti di rendere i trasporti più sostenibili è quello di trasportare qualcosa di praticamente immateriale invece di qualcosa di molto pesante. Pensiamoci.

Ha qualche senso far muovere 1600 kg di plastica e metallo (più una persona) per 50 km per ogni giornata di lavoro invece di trasmettere semplicemente i pensieri di colleghi e collaboratori? Perché nel XXI sec. ci sono ancora centinaia di milioni di persone ancora impantanate in una forma mentis che risale ai tempi di Dickens? Quando tre lavoratori su cinque nei paesi industrializzati vengono impiegati unicamente per trasmettere informazioni, mentre le nuove tecnologie permettono di trasmettere queste informazioni in tempo reale ovunque, qual è il motivo per il quale questi lavoratori devono lasciare le proprie abitazioni, entrare nelle loro automobili, di solito da soli, contribuire ad aumentare il livello di congestione per diverse ore tutti i giorni con il solo scopo di raggiungere un ufficio dal quale perlo più mandano informazioni istantanee ovunque?

Perché non telelavorano piuttosto di sprecare energie e aumentare il surriscaldamento globale? Con gli attuali livelli della tecnologia circa il 10% della forza lavoro nei paesi industrializzati potrebbe telelavorare a tempo pieno, da casa o da qualche altro posto nel raggio di una camminata o una pedalata. Un ulteriore 15% potrebbe telelavorare a metà tempo. Coloro che potrebbero telelavorare per meno del 50% del loro orario di lavoro costituiscono un altro 25% della forza lavoro, per un totale di circa il 50% della manodopera impiegata. Si tratta di stime prudenti.

Quasi 70 milioni di Americani potrebbero venire impiegati in qualche forma di telelavoro; circa la metà lo sono effettivamente, benché meno spesso di quanto sarebbe possibile. Questi potenziali telelavoratori potrebbero ridurre il contributo degli USA al riscaldamento globale di circa 72 megatonnellato di CO2 e il consumo di petrolio di 135 milioni di barili nel solo 2009.

Quindi perché non stanno tutti telelavorando? Quanto segue sono le principali ragioni (o scuse):

  • Tradizione. Abbiamo sempre lavorato in un posto diverso da casa nostra (almeno fino alla fine del XX secolo). Si è sempre fatto così. Non ci pensiamo nemmeno. Ci vuole molto tempo per rivedere questa mentalità.
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  • Sfiducia. Di solito un dirigente dice: “Come faccio a sapere se lavorano se non li posso vedere?”. Questo sottintende il pittoresco concetto che l’apparente frenetica attività di un gruppo di colleghi significa che si sta svolgendo un sacco di lavoro utile. I fatti sono che, mediamente, i telelavoratori sono più produttivi dei loro colleghi “da ufficio”.
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  • Costi. Di solito gli Amministratori Delegati sostengono: “Non possiamo permetterci dei costi ulteriori in questi tempi di crisi”. I costi vivi di un programma di telelavoro sono: la pianificazione, l’addestramento del personale e qualche tecnologia aggiuntiva. Una volta partito, il telelavoro consente al datore di lavoro un risparmio pari a più del 20% degli stipendi dei telelavoratori.

Così il telelavoro contribuisce a diminuire il surriscaldamento globale e la congestione da traffico, fa risparmiare energia, migliora l’economia senza richiedere massicci finanziamenti pubblici ma solo qualche parolina di incoraggiamento. Una volta partito con successo fa risparmiare almeno il 20% sul costo del lavoro. I costi di implementazione sono ammortizzati nel giro di un anno. Cos’è che non dovrebbe piacere?

Jack Nilles, jnilles@jala.com
JALA International, Los Angeles, California

Jack Nilles è uno scienziato e direttore di ricerche multidisciplinari con esperienze nel settore pubblico, dell’industria e dell’accademia. Ha coniato i termini telework (telelavoro) e telecommuting (telependolarismo) nel 1973 all’interno del primo progetto di ricerca che ha indagato sulle possibilità offerte dallo spedire il lavoro al lavoratore.

 

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