Ridurre il traffico è più che un’ipotesi. L’esempio di Parigi.

Ridurre il numero di automobili in circolazione in una città? E’ un nobilissimo obiettivo, ma sotto sotto ci sembra una bella utopia per sognatori sempliciotti. Così in nome di un malinteso senso di realtà lasciamo che le cose vadano come sono sempre andate. Ma la realtà là fuori è fatta anche di situazioni nelle quali certi risultati sono stati raggiunti. Potrebbe essere utile vederne qualcuna.

A Parigi, per esempio, dopo decenni di politiche ispirate ai concetti della vecchia mobilità, le cose stanno cambiando molto rapidamente, grazie all’attuazione di una politica dei trasporti intermodale, integrata, attentamente articolata nelle sue innumerevoli sfaccetature e messa al primo posto negli ordini del giorno delle diverse istituzioni coinvolte.

Tutto è iniziato con l’individuazione di alcune priorità per la città di Parigi:

  • Importanza della qualità dell’aria per la salute pubblica. Il traffico automobilistico è la causa principale del degrado della qualità della vita nella capitale parigina al punto che in molte zone cittadine i livelli di CO2 sono ben al di sopra delle soglie di tolleranza stabilite da OMS e UE.
  • Garantire la mobilità a TUTTI i cittadini abolendo o minimizzando gli ostacoli legati allo status economico e sociale, a eventuali handicap fisici, sociali o famigliari. In altre parole anche chi non può o non vuole guidare un’automobile deve potersi spostare con facilità.
  • Dividere lo spazio pubblico equamente tra le diverse modalità di trasporto e di utenza della strada in modo da garantire a tutti la possibilità di spostarsi comodamente e in sicurezza. Questo rende la città anche un posto più piacevole e gradevole per essere vissuto, con un conseguente miglioramento della qualità della vita.
  • Importanza dei trasporti per l’economia locale: le imprese e i loro dipendenti hanno un ruolo essenziale da giocare nel raggiungimento di un migliore sistema di trasporto. Tutte la categorie, dal commercio all’artigianato al turismo sono coinvolte nel proporre soluzioni che favoriscano le rispettive attività riducendo al minimo gli effetti negativi indesiderati.
  • Rinforzare la solidarietà tra città e periferie. Ogni giorno circa 900mila pendolari entrano in città per lavorare e circa 300mila ne escono. Le autorità parigine hanno raccolto il guanto della sfida di garantire pari accessibilità a tutti i tipi di utenza e contemporaneamente ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità dell’ambiente urbano.

Per raggiungere questi obiettivi prioritari l’Amministrazione della Città dei Lumi sta seguendo una strategia chiara e coerente che prevede quattro momenti ben identificabili:

  1. Aumentare il numero e la qualità dei servizi di trasporto offerti: è importante partire da qui. Non si può pensare di tagliare il numero di automobili in circolazione senza fornire delle valide alternative. A Parigi sono state avviate e perfezionate numerossissime opzioni afferenti alla filosofia della Nuova Mobilità in un tempo rapidissimo. Dalla pedonalizzazione alle piste ciclabili fino ai nuovi servizi di trasporto pubblico che stanno prendendo forma in questa alba del XXI secolo, allargando così lo spettro di quelle forme di mobilità intermedia delle quali ha bisogno una città mobile e moderna.
  2. Ridurre il traffico. Sottrarre costantemente spazio stradale all’utilizzo “normale” (che significa alle autovetture private con un solo occupante) per garantire una migliore circolazione a un’utenza più efficiente in termini di occupazione di spazio. Questo si può fare attraverso l’applicazione di diversi tipi di misure come la riprogettazione delle vie, politiche di parcheggio, segnaletica, misure di mobility management, controllo degli accessi e monitoraggio della conformità delle misure adottate agli obiettivi prefissati.
  3. Integrare i diversi servizi di trasporto in modo da ottenere un sistema di mobilità senza soluzione di continuità. Le auto sono popolari proprio perchè garantiscono questa continuità, che è quella che i sistemi di nuova mobilità devono offrire.
  4. Nella fase esecutiva viene data grande enfasi ai processi di comunicazione e consultazione. Una volta che si riesce a capire cosa bisogna fare, il passo più difficile da compiere è quello di tradurre certe grandi idee nella realtà cittadina. Per fare questo è fondamentale garantire un processo comunicativo continuo e bidirezionale tra città ed istituzioni fin dalle prime fasi dell’attuazione di ogni singolo prgetto. Un lavoro per grandi e coraggiosi ascoltatori. E la dura realtà è che… non c’è un altro modo per farlo!

5 esempi, mica presi a caso.

La strategia adottata nella Città dei Lumi, abbiamo detto, prevede tutta una serie di interventi, anche piccolissimi, che lavorando in sinergia riescono a produrre dei risultati che sarebbero insperati se attuati singolarmente. E’ il classico caso nel quale il tutto è di gran lunga migliore della somma delle sue parti.

Tra questi interventi citiamo i 5 più rilevanti:

  • Carte Orange. E’ una carta di viaggio praticamente universale. Serve per salire su autobus, metro,treni, utilizzare i servizi di Car Sharing e adesso anche il bike sharing. Introdotta per la prima volta nel 1975 ha subito continui miglioramenti. A Parigi è una cosa di cui non si discute nemmeno più. La si ha e basta.
  • Mobilien:un sistema di Bus Rapid Transit che viene da lontano, scorrevole e ad alte prestazioni. Utilizza corsie riservate a bus, taxi e biciclette e viene continuamente migliorato e allargato, incontrando un grande favore da parte del pubblico. E’ più veloce delle automobili e non avete bisogno di parcheggiarlo.
  • Strategie di riduzione del traffico. Trattenete il fiato e…
    garantite sempre più spazio di circolazione a modalità di trasporto efficienti in termini di occupazione di suolo pubblico creando corsie e piste riservate, introducendo restrizioni di parcheggio, zone 30, perseguendo senza tregua le violazioni, utilizzando la congestione come strumento e, ovviamente, garantendo delle alternative praticabili.
    Risultato: riduzione del traffico del 18% in due anni.
  • Il Vélib. Si tratta del rivoluzionario servizio di bike sharing parigino caratterizzato dalla presenza di 1351 punti di stazionamento biciclette, 20600 biciclette pubbliche, finanziato interamente dalla pubblicità. Nonostante i diversi problemi a cui è andato incontro nei suoi primi due anni di vita, primi tra tutti furti e vandalismi, Vélib sta riscuotendo un grandissimo successo tra la popolazione con oltre 3 milioni di abbonati al servizio.
  • Car Sharing. Presente nella capitale francese fin dal 1999, negli ultimi mesi è stato notevolmente potenziato grazie ad accordi con le aziende di trasporto pubblico, a una maggiore consapevolezza della cittadinanza rispetto alle sue potenzialità, a una diversificazione dei fornitori e a un’ampliamento del bacino di utenza.

Le sinergie tra questi e altri programmi di mobilità alternativa hanno consentito di raggiungere dei risultati al di là di quelli che ci si aspetta quando sono applicati singolarmente, dato che tutte queste misure innovative si rinforzano reciprocamente offrendo delle possibilità di trasporto che sono “meglio di qualsiasi altra cosa”. Questo si traduce in pacchetti di servzi di trasporto senza soluzioni di continuità, costi più bassi e migliore qualità di vita.
Meglio che un’automobile.

Il lavoro da finire.
Comunque non preoccupatevi, nessuno sa ancora come andrà a finire. Nemmeno quei cervelloni che stanno lavorando a Parigi. Mentre il centro della capitale sta gradualmente mettendo a punto il suo modello di mobilità sostenibile e di qualità della vita, preparandosi a ridurre ulteriormente le proprie emissioni di Co2, le rarefatte periferie della regione parigina sono ancora bloccate dalla sindrome della vecchia mobilità, con i suoi alti livelli di traffico e conseguenti emissioni di CO2. A Toronto dicono con una triste metafora: “Vienna circondata da Phoenix”.
E allora cosa succederà?
(Beh, ci stanno lavorando. E probabilmente tu dovresti fare lo stesso. La tua città potrebbe essere la prossima a rompere il ghiaccio.)
Resta sintonizzato.

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