Archivi categoria: spazio condiviso

BRT e spazio urbano: un tabù da rompere

In Italia non siamo abituati a pensare agli autobus urbani come a un servizio in grado di soddisfare una domanda di mobilità esigente. L’immagine che hanno è spesso quella della lentezza, della scomodità e della inaffidabilità degli orari. Ma se ben gestiti e valorizzati possono fornire un buon servizio a dei costi molto contenuti. E soprattutto, possono venire migliorati in modo graduale, senza richiedere grossi investimenti da effettuare “al buio” e in un colpo solo, come nel caso delle linee tranviarie. Ma per farlo bisogna avere grandi capacità comunicative e una forte volontà politica… Continua a leggere

Shared Space, perplessità e speranze.

Mixing Cars, Cyclists & Pedestrians on Exhibition Road – London’s Take on Shared Space

Avevamo già parlato del progetto di ristrutturazione di Exhibition Road, la famosa via dei musei londinesi, che sarebbe stata trasformata in uno spazio pubblico condiviso. I lavori sono terminati qualche settimana fa e Joe Peach, di “This Big City”, è andato a verificare come e se può funzionare uno spazio così organizzato in una metropoli come Londra. Continua a leggere

La forma urbana ideale per la bicicletta.

Prima che la bicicletta comparisse alla fine del XIX secolo la città di Amsterdam aveva ormai sei secoli di storia di sviluppo urbano che aveva involontariamente creato un ambiente ideale per il ciclismo. Come per molte altre città anche Amsterdam ha visto la crescita delleperiferie, ma il suo centro compatto è rimasto molto compatibile con il ciclismo e le infrastrutture cicalbili. Quando ho incontrato Mark Minkjan di City Breaths e CITIES all’inizio di quest’anno, mi ha detto ‘penso che la dimensione di una città sia molto importante per lo sviluppo del ciclismo. Amsterdam è molto compatta, così come Copenhagen”. Una analisi del genere è semplice quanto vera – una città piccola è più percorribile in bicicletta semplicemente perchè è più probabile effettuare spostamenti brevi. L’85% degli spostamenti in bici ad Amsterdam sono sotto i 5 km, quindi la compattezza di una città è inevitabilmente un fattore determinante. Continua a leggere

Ancora Andrew Curry sugli spazi pubblici.

Una crisi è un’occasione da non sprecare. E oggi ci troviamo di fronte a una crisi nella quale, inaspettatamente il tema dello “spazio pubblico” occupato dagli “occupy movements” si trova sotto i riflettori, insieme ai soliti temi degli abusi e dei privilegi della comunità finanziaria. Per non perdere questa occasione vi proponiamo la seconda parte della riflessione di Andrew Curry sullo spazio pubblico. Continua a leggere

Spazio pubblico, spazio privato, spazio sociale. Andrew Curry da Londra occupata.

Riflettiamo moltissimo, qui a World Street, sullo spazio da almeno due differenti punti di vista. Il primo è, naturalmente, che lo scopo specifico di mobilità, accessibilità e trasporti è quello di unire, bene o male, diversi punti nello spazio. In secondo luogo perchè, quando si parla di città e della natura estremamente bulimica delle tradizionali soluzioni trasportistiche, lo spazio comincia ad essere veramente scarso (la cosiddetta sindrome dell’elefante in camera da letto). Ma non si tratta solo della quantità dello spazio. Non meno importante è la qualità degli spazi pubblici e sociali urbani che è (o almeno dovrebbe essere) al centro delle continue preoccupazioni di amministratori e cittadini. Così quando abbiamo adocchiato questo interessante articolo di Andrew Curry abbiamo pensato di condividerlo con i nostri lettori. Continua a leggere

Tanto è solo un attimo…

Lunedì a Milano una tragedia annunciata alla quale mai vorremmo assistere. Un bambino di 12 anni è morto in bicicletta investito da un tram. A causare l’incidente l’improvvisa apertura di una portiera di un’auto parcheggiata in doppia fila. L’episodio solleva questioni che travalicano l’ambito delle responsabilità individuali delle persone coinvolte nel fatto. Continua a leggere

Vivere e camminare in città. Meglio se in spazi condivisi.

Nuova Mobilità sarà a Brescia per il convegno “Vivere e Camminare in Città” nei giorni 16 e 17 giugno, per presentare una breve riflessione sui concetti dello shared space e su una loro possibile applicazione pratica in un quartiere di nuova costruzione a Roma.

Il concetto di spazio condiviso si sta facendo sempre più strada, quanto meno in Europa, come strumento per garantire agli spazi urbani la possibilità di assolvere anche altre funzioni oltre a quelle di pura mobilità (che, va da sè, non è solo motorizzata, privata e individuale). Continua a leggere

Spazio pubblico, spazio privato, spazio sociale.

di Eric Britton

Alla fine dello scorso anno mi venne chiesto dallo staff organizzatore della quinta conferenza annuale  Cities for mobility, che si terrà a Stoccarda dal 3 al 5 luglio, di aiutarli ad individuare il tema centrale della medesima. Finimmo per convergere sull’idea di provare ad orientare l’incontro verso l’argomento dello “spazio sociale”. Ecco quello che abbiamo sintetizzato come introduzione.

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Honk! Shared Space in salsa teutonica

Negli ultimi tre anni e mezzo la città di Duisburg ha convertito alcune piazze e viali in spazi condivisi. Altre aree sono in via di riconversione in base alla constatazione che il concetto funziona.

Nel 2007 tutta la segnaletica della centralissima piazza König-Heinrich venne rimossa, ad eccezione dei cartelli indicanti i limiti dell’area a traffico limitato. Continua a leggere

Zona 30 in centro storico a Modena: operazione di facciata o preludio a un reale ripensamento degli spazi urbani?

Da sempre Nuova Mobilità sostiene che gli attuali limiti di velocità vigenti di default in tutte le nostre città (50 km/h) sono troppo alti, essendo probabilmente la principale causa di incidenti e decessi nelle aree urbane, checchè ne dicano le campagne anti alcool (peraltro un problema da non sottovalutare). Un limite di velocità molto più ragionevole dovrebbe essere quello di 30 km/h che riduce davvero al minimo il rischio di mortalità – per un pedone o un ciclista – in caso di collisione con un autoveicolo.

Per questo siamo convinti sostenitori dell’introduzione di tutte quelle misure che possono favorire un rallentamento delle velocità massime di circolazione Continua a leggere

Scarso rispetto delle regole o fallimento del codice della strada?

Da un lettore affezionato riceviamo la segnalazione (in corsivo) di una lettera di un noto scrittore modenese al sindaco della sua città in merito alle contravvenzioni date ai ciclisti che imboccano i sensi vietati.

In questa lettera io vedo:

Uno scrittore italiano
Un sindaco italiano

Chi li vede pedalare per Modena, sa che sono quanto di più lontano dal
prototipo del ciclista che spesso viene divulgato, partendo dalle loro
bici spesso gracchianti ed in evidente stato di “come viene viene”. Continua a leggere

I pedoni si prendono la strada e gli automobilisti imparano a convivere.

La Gran Bretagna dopo la morte di Monderman, il pioniere olandese dello Shared Space, sembra aver preso la guida del movimento grazie soprattutto ad Hamilton-Baillie, urbanista di Bristol il cui studio ha progettato gli spazi condivisi più rinomati nel Regno Unito.

Il lavoro di Monderman puntava a liberarsi della marea crescente di semafori, segnaletica, striscie pedonali e altre installazioni volte a regolare i conflitti correlati all’uso della strada. Credeva che gli esseri umani – fossero in auto, in bici o a piedi – potessero intuitivamente negoziare i loro movimenti con lo scopo di attraversare piazze e strade in sicurezza. Continua a leggere