World Transport Policy and Practice, autunno 2012

I tre articoli di questo numero portano un importante contributo al dibattito sui trasporti in Gran Bretagna (ma qui a Nuova Mobilità siamo abbastanza convinti che in questo campo tutto il mondo, o quasi, sia paese) portando chiaramente all’attenzione a diversi modi di intendere alcuni temi politici chiave alla base delle filosofie che ispirano la progettualità urbana e dei trasporti.

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EDITORIALe

- John Whitelegg, Founding Editor

Il pezzo di Kenworthy “Non sparatemi, sono solo un trasportista”, inquadra il mondo della pianificazione di traffico e trasporti in una dettagliata analisi tesa a dimostrare che i modelli utilizzati per pianificare l’utilizzo dei trasporti e del territorio siano fondamentalmente distorti. La dipendenza dall’auto e la continua spinta verso livelli sempre più alti di motorizzazione sono andate di pari passo con un insieme di false assunzioni di base e metodi che sono ancora difficili da sfidare, anche se ormai c’è abbondanza di dati in grado di smentirli.

Gargett analizza la crescita del traffico in 25 diversi paese e mostra come gran parte di questa crescita accettata come inevitabile e destinata a perdurare all’infinito si sia fermata. Oggi viviamo in un mondo dove la crescita dei livelli di traffico è di gran lunga più incerta che in qualsiasi altro momento del passato e i politici attuali si trovano davanti la sfida di questo cambiamento delle circostanza a cui bisogna rispondere con politiche che non si basino sul presupposto della crescita del traffico.

Kenworthy e Bradley nel loro articolo sui “risarcimenti da congestione” sostengono il bisogno di nuove idee politiche suggerendo un approccio radicale per gestire la congestione. Suggeriscono che la congestione potrebbe essere affrontata in un modo differente da quello adottato da Londra e Stoccolma con i loro pedaggi e che dovrebbe essere vista come un fenomeno causato dal sovrautilizzo di una risorsa comune (lo spazio stradale) da parte di un gruppo e dal sottoutilizzo da parte di un altro gruppo. Il gruppo che sottoutilizza la risorsa dovrebbe venire in qualche modo ricompensato finanziariamente per il suo comportamento.

I COSTI UMANI DELL’INDIFFERENZA

Per 18 anni questo giornale ha sempre espresso diversi livelli di delusione e scetticismo rispetto alla debolezza e titubanza delle politiche pubbliche volte ad affrontare a livello globale il problema dei morti sulle strade, che in tutto il mondo ammontano a circa 3000 al giorno. La morte e la tragedia sono semplicemente inaccettabili su questa scala e dovrebbero essere eliminate.

Il fatto che queste tragedie umane vengnao tollerate e che le competenze in grado di risolvere questo problema vengano così raramente impiegata costituiranno un monumento di duratura memoria a tutti coloro responsabili delle politiche di sicurezza stradale nel periodo dal 1945 al 2012. Una delle più comuni obiezioni alle nostre rimostranze porta a proprio supporto le statistiche sugli “incidenti” stradali e il fatto che i decessi e le gravi menomazioni da essi conseguenti siano in diminuzione nei cosiddetti paesi sviluppati. Questa obiezione potrebbe sembrare oggi leggermente fuori bersaglio. Infatti le più recenti statistiche hanno mostrato un aumento di morti e feriti sulle strade britanniche:

Punti chiave:

  • I morti annualmente registrati sulle strade britanniche sono aumentati di circa il 3% dal 2010 al 2011 (da 1850 a 1901). Si tratta del primo aumento registrato dal 2003
  • Anche il numero complessivo di morti e feriti gravi è cresciuto di circa il 2% (da 25023 a 24510); è il primo incremento dal 1994.…….

Fonte: UK Department for Transport, June 2012  –http://www.dft.gov.uk/statistics/releases/reported-road-casualties-gb-main-results-2011/

Un incremento occasionale dei morti e dei feriti potrebbe essere anche visto come un dato non significativo e ignorato ma potrebbe anche indicare la mancanza di una strategia convinta nell’approccio complessivo alla sicurezza stradale. Si potrebbe argomentare che le politiche in questo campo non hanno ancora iniziato a fare i conti con l’urgenza di adottare un approccio totalmente etico sulla falsariga della Vision Zero svedese.

La sicurezza stradale britannica manca della necessaria determinazione per eliminare i morti e i feriti gravi, è tollerante dei comportamenti antisociali e criminali di molti automobilisti che superano i limiti di velocità o che guidano in modo aggressivo senza prendersi degli utenti deboli della strada; non si preoccupa di adottare le infrastrutture ciclabili che sono comuni in Olanda o Danimarca e nemmeno quelle infrastrutture a servizio di quartieri car free come si possono vedere a Friburgo.

E’ ormai chiaro che la guida porta con sè un elemento di aggressività e predisposizione alla violenza, come è stato descritto nel 1995 da Helmut Holzapfel nel primo numero di questa rivista. La violenza e l’aggressività non sono compatibili con una società civile e si rendono necessari un pensiero e una determinazione più profondi per liberarci di queste caratteristiche comportamentali.

Cosa possiamo fare allora per eliminare i morti e i feriti da incidenti stradali? Ci sono almeno quattro cose piuttosto ovvie da fare nel contesto europeo e nordamericano:

  1. adottare limiti di velocità di 30 km/h su tutte le strade urbane e in ogni piccolo villaggio
  2. reclutare e addestrare comuni cittadini a monitorare le velocità dei veicoli lungo le loro strade utilizzando un’adeguata attrezzatura di qualità che permetta di fotografare le targhe e registrare la le infrazioni. I cittadini si faranno carico dell’individuazione e dei report mentre la polizia e il sistemo giudiziario dovranno pensare alle sanzioni da comminare
  3. adottare una politica dei “3 infrazioni e sei eliminato” che preveda la confisca del mezzo alla terza violazione del limite di velocità
  4. Progettare, finanziare e costruire percorsi ciclabili e pedonali di qualità in tutte le aree urbane e in tutti i paesi in modo che pedoni e cilisti possano massimizzare l’utilizzo di percorsi liberi dal traffico

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L’autore

Direttore esecutivo di Eco-Logica, John Whitelegg è docente di Trasporti Sostenibili alla John Moores University di Liverpool, di Sviluppo Sostenibile allo Stockholm Environment Institute e fondatore ed editore del Journal of World Transport Policy and Practice

 

 
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