Requisiti minimi di parcheggio?

L’aggettivo “smart” va molto di moda ultimamente associato ad ogni sorta di sostantivo: phone, planning, growth, city eccetera eccetera. Solitamente questa parola viene associata, in Italia, quasi esclusivamente all’utilizzo delle cosiddette information technologies. In realtà nei paesi anglosassoni il termine ha un significato molto più ampio che include anche aspetti squisitamente sociali, politici e urbanistici.

Nel caso dello smart parking l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione permette di gestire i posti auto con una flessibilità impensabile fino a pochi anni fa che fa a pugni con l’ansia di molti amministratori di garantire un parcheggio immediato e gratuito o a basso costo a tutti gli elettori e che è probabilmente, accanto a questioni più razionali e tecniche, alla base dell’indiscusso dogma degli standard minimi di parcheggio, in base ai quali ogni nuovo sviluppo urbanistico deve garantire una superficie minima da dedicare ai posti auto, esattamente come qualunque nuova costruzione deve garantire un adeguata fornitura di servizi igienici.

Oggi questo dogma comincia a essere messo in discussione in alcune parti del mondo, tra le quali anche la California. Da San Francisco la seconda parte della miniserie di MTC sullo smart parking, dedicata all’argomento dei requisiti minimi di parcheggio.

La prima parte della miniserie è disponibile qui.

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