La fermata dell’autobus del futuro…

…non sarà solo una fermata del bus, ma un posto dove potrete fare molte altre cose oltre a (o invece di ) aspettare un autobus:  per esempio acquistare pasti a un distributore di alimenti take away,  truccarvi in un angolo per il make up, prendere a prestito dei libri, noleggiare una bicicletta elettrica, prendere visione delle cose interessanti che ci sono nel quartiere; il tutto in un ambiente riscaldato.  Insomma il sistema di mobilità del futuro dovrà fare i conti con quelle che sono le molteplici funzioni che uno spazio urbano ha sempre assolto e che deve tornare ad assolvere. Questa fermata dell’autobus non è solo un’idea partorita da qualche mente di architetto o urbanista visionario, ma una realtà che potete toccare con mano in tutti i suoi 80 metri quadrati in boulevard Diderot a Parigi.

Oltre a valorizzare implicitamente le molteplici funzioni di uno spazio urbano una fermata di questo tipo valorizza sicuramente i servizi di TPL su gomma, per troppo tempo snobbati e considerati una specie di trasporto pubblico di serie B che mai potrebbe competere con forme di mobilità dall’appeal sicuramente più immediato. Troppo spesso si è sorvolato sulla sostanziale estrema economicità e versatilità di un sistema di mobilità pubblica su gomma, che non richiede una struttura dedicata come il tram (anche se è più che mai opportuno operare scelte che ne valorizzino le potenzialità riservando ai bus una porzione significativa della rete stradale come è stato fatto a Parigi) e presenta quindi costi di gestione e realizzazione molto più bassi oltre alla possibilità di modificare i propri percorsi in modo relativamente facile.

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Un pensiero su “La fermata dell’autobus del futuro…

  1. In effetti sono sempre stato colpito dal fatto che la RATP, agenzia di trasporto urbano di Parigi, abbia lungo dedicato una parte del suo lavoro per promuovere la pedonalità nella città di Parigi.
    Ma come, proprio loro che forniscono un ottimo servizio di trasporto su RER, Metro e Bus, ci vengono a dire che “La marche est au cœur des mobilités”?
    Perché non si limitano a investire tempo e denaro per studiare come costruire carrozze più veloci e più capienti?
    Hanno investito parecchio nella promozione della pedonalità perché, dicono, le modalità di trasporto attivo non sono in competizione. Ed una Parigi più accogliente per pedoni e ciclisti, è una città nella quale il trasporto pubblico funziona meglio.
    Per chi legge e capisce il francese, consiglio questa pagina http://goo.gl/z4aJ2 con video-intervista a Georges Amar, l’allora direttore del settore innovazione alla RATP.

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