Doppio senso solo per biciclette? Oggi si può.

La campagna #salvaiciclisti ha forse ottenuto un primo, importante, risultato concreto: il parere tecnico del Ministero dei Trasporti sulla possibilità di istituire, in determinate situazioni, dei doppi sensi di circolazione limitati alle biciclette. Un passo – nemmeno tanto piccolo – verso quelle radicali modifiche del codice della strada che dovrebbero accogliere le istanze delle cosiddette “utenze deboli” per restituire i nostri spazi pubblici ad usi più umani e meno automobilistici. Sta adesso ai cittadini impegnarsi affinchè le singole amministrazioni locali si adoperino ad introdurre questa novità adottando il limite di velocità di 30 km/h (prerequisito senza il quale non si può adottare il “doppio senso limitato” su una strada) in tutte le zone dove è possibile e consigliabile farlo.

da Fiab.areatecnica.it

Le biciclette possono circolare regolarmente in doppio senso di marcia anche nelle strade con sezione ridotta. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con parere prot. 6234 del 21/12/2011, si è espresso a favore della tesi della Fiab che, fin dal 2004, l’aveva pronunciata per sostenere ed affiancare la più generosa opzione del senso unico “eccetto bici”. Il doppio senso “limitato” consiste in una strada a doppio senso di marcia con una direzione consentita a tutti e quella opposta solo alle biciclette. Si tratta di una forma legale per liberalizzare la circolazione delle biciclette in molte delle strade urbane che, essenzialmente per motivi storici, non sono dotate delle misure geometriche minime indicate per le strade di nuova costruzione.

Le condizioni che necessarie per applicare il doppio senso “limitato” sono una larghezza di almeno 4.25 m, il divieto di transito al traffico pesante e il limite di velocità a 30 km/h o ZTL. In tal modo, senza tracciare alcuna corsia dedicata è possibile conciliare il doppio senso delle biciclette in una strada con una sola direzione di traffico veicolare.

Certamente questa soluzione non è la panacea di tutti i mali. Tuttavia si tratta di un ulteriore passo avanti verso la faticosa accettazione della nuova cultura della mobilità sostenibile che, prima ancora delle grandi opere, talvolta necessarie, passa attraverso le azioni più semplici e meno costose, ma non per questo meno rivoluzionarie.

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