“Investire nel trasporto pubblico aiuta a far fronte al debito sovrano”

E’ quanto ha dichiarato Hans Rat, presidente dell’Unione Internazionale del Trasporto Pubblico (UITP), durante la conferenza della sua organizzazione tenutasi a Venezia dal 6 all’8 novembre 2011 . Riportiamo una breve descrizione dell’evento e un’intervista di Antonella Valer allo stesso Rat.

di Antonella Valer

La scelta della città per la conferenza internazionale Integrare il trasporto pubblico in un moderno stile di vita urbano? Yes we can! non è stata casuale: una città senz’auto in cui tendenzialmente si va a piedi… e forse non è stata casuale nemmeno la giornata che ha visto uno sciopero quasi totale dei vaporetti. Segno che anche ad ACTV (la società che gestisce il trasporto pubblico a Venezia) ci sono segnali di difficoltà dovuti ai pesanti tagli che la Regione Veneto ha imposto al Comune. Così dalla stazione ho camminato per le calli di Venezia, apprezzando il silenzio magico di questa città, la gentilezza dei suoi abitanti e la ricerca della strada giusta per raggiungere l’elegante Ca’ Giustinian, sede della conferenza internazionale di UITP, l’associazione internazionale che riunisce enti ed operatori del trasporto pubblico, responsabili delle politiche del trasporto, istituti scientifici e fornitori di merci e servizi del settore: 3.400 membri di 92 paesi.

La conferenza è stata un’occasione per promuovere anche in Italia la campagna lanciata a giugno del 2009 (2025=PTx2) che prevede di raddoppiare la quota di mercato del trasporto pubblico entro il 2025. Un obiettivo ambizioso, ma non irrealistico ha sostenuto il segretario generale Hans Rat nella conferenza stampa di apertura. Molte città hanno raccolto la sfida e già lavorano per vincerla, ciascuna nel proprio particolare contesto politico, geografico e storico.

La grande sfida che la conferenza si propone è quella di mettere passione nel trasporto pubblico in modo che esso possa appassionare i cittadini. Due gli obiettivi dell’incontro; da un lato immettere nelle società che gestiscono il TP un po’ di cultura imprenditoriale attraverso marketing, comunicazione e valorizzazione delle risorse umane, e dall’altra di integrare le soluzioni di mobilità offerte dal TP negli stili di vita urbani moderni. Cinque le azioni pilastro necessarie. Dal passaggio dalla gestione della flotta alla cultura del vendere un servizio, sviluppando il business, avendo una visione integrata di sistema, stabilizzando gli investimenti infrastrutturali e dei mezzi, usando bastone e carota per orientare i comportamenti di mobilità.

Per questo serve creatività, mollare il vecchio sistema basato sulle strutture e sull’ingegneria (metaforicamente rappresentato da MS-DOS) ad uno più orientato al cliente (come GOOGLE) che richiede risorse nuove, il passare da un prodotto di massa che deve andare bene per tutti ad una modalità in cui tutti i gestori di servizi pubblici si adoperano per ogni singolo cliente. Insomma una rivoluzione.

A fronte di queste ambiziose mete il presidente di ASSTRA (l’associazione italiana del trasporto pubblico) Marcello Panettoni ha lanciato un grido di allarme evidenziando come in Italia non si possa neppure pensare di raggiungere – in tempi di tagli lineari – l’obiettivo fissato dall’UITP . “Questo convegno risulta ancor più significativo in un momento come quello attuale, in cui, in Italia e in Europa, si riducono le risorse pubbliche per un settore importante del vivere comune come il nostro”. Eppure le ragioni per cambiare rotta sono chiare. Kurt Van Dender del Forum Internazionale dei trasporti ha dichiarato: “Questo non è il momento di ridurre la spesa pubblica, anzi la situazione richiede di aumentare gli investimenti in infrastrutture per sostenere lo sviluppo e non di tagliare la spesa per ridurre il debito”. E’ proprio il trasporto pubblico, secondo Hans Rat, la modalità che può permettere di risparmiare energia e risorse economiche con cui far fronte al problema del debito sovrano.

Le due giornate di conferenza hanno rispettato le aspettative: una lunghissima carrellata di testimonianze da tutte le parti del mondo (dagli USA, al Canada, dal Brasile ad Hong Kong, dalla Germania a Parigi, dalla Spagna al Sud Africa, con qualche significativa esperienza italiana) ha mostrato metodi e strategie che hanno permesso alle società del TP di rendere più efficiente il sistema, vincere nuovi passeggeri, coinvolgere i cittadini, sviluppare tecnologie innovative, rendere i lavoratori protagonisti dei processi di innovazione, migliorare la comunicazione.

Così come per rispondere alla domanda di mobilità si sono attivate tante forme complementari al TP (un servizio a chiamata, l’importante esperienza del car sharing svizzero). Un corale Sì, si può!.

 E poi tante occasioni di incontro tra i duecento delegati, anche a tavola. Ad una di queste tavole a cui mi sono seduta, attratta dalla presenza di tante donne (assolutamente sotto rappresentate nel mondo del trasporto pubblico italiano) ho chiesto da dove venissero. Dalla società dei trasporti pubblici di Oslo: cinque delegate, giovani (tra i 25 e i 35 anni) tutte impegnate nel marketing, nella comunicazione e nell’educazione alla mobilità sostenibile della società. Le rivoluzioni possono iniziare anche così.

L’INTERVISTA

L’anima della conferenza è stato senz’altro Hans Rat, segretariaro generale dell’UITP dal giugno 1998 ad oggi. Laureato in economia internazionale si occupa di trasporto pubblico dal 1973 ed è un simpatico e allegro signore di 67 anni. Dal suo sguardo emerge l’ottimismo e l’evidente passione per il trasporto pubblico. “Io ho un’auto” ammette, “ma la uso solo per andare da casa mia in Olanda a Bruxelles la domenica sera, poi la parcheggio in garage e il lunedì mattina e per tutta la settimana uso la bicicletta e i mezzi pubblici. Se ho fretta prendo la metropolitana. Se no, mi godo la vista dal finestrino del tram o del bus. Per me i mezzi pubblici sono un’esperienza da vivere e a me piace incontrare la gente sul bus. Appartengo alla generazione di coloro che hanno tanto desiderato di avere un’automobile…, ma sono certo che oggi le cose siano cambiate”

Mister Rat segue dalla prima fila ogni minuto della conferenza con grande partecipazione e attesa. Nella pausa pranzo accetta volentieri di rispondere a qualche domanda.

Signor Rat, è soddisfatto di come sta andando la conferenza?

Non del tutto, da parte mia vorrei che le cose andassero più veloci. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo di raddoppiare la quota di mercato del trasporto pubblico entro il 2025 servirebbe che le aziende del trasporto pubblico si attivassero velocemente verso un approccio più orientato al cliente e più consapevole dal punto di vista del marketing e della comunicazione. L’unico modo per arrivare all’obiettivo è crederci. Sono soddisfatto delle esperienze che sono state raccontate in questi due giorni perché indicano che c’è già chi lavora nella direzione giusta e sono convinto che l’obiettivo che come UITP ci siamo posti sia raggiungibile. Dirlo è già un modo per avvicinarsi alla meta. E’ giusto che l’associazione internazionale del trasporto si ponga questo obiettivo e lo spieghi a tutti gli interlocutori che sono o dovrebbero essere alleati.

Del resto sono convinto che la situazione contingente spingerà nella direzione giusta. Da un lato la mentalità delle persone sta cambiando. I giovani che abitano nelle città non sono più interessati a possedere un’automobile (perché non è più simbolo di libertà) e i cambiamenti demografici porteranno ad una insopportabile congestione se i modelli di mobilità rimarranno gli stessi. Cambiare verso il trasporto pubblico sarà quindi una necessità.

Anche la Cina sta procedendo in questa direzione. Da un lato è vero che l’acquisto di auto sta crescendo esponenzialmente, dall’altro ai politici cinesi è chiarissimo che l’investimento nelle infrastrutture del trasporto pubblico è cruciale e il messaggio che viene dato è che per raggiungere il posto di lavoro il TP sia comunque più efficiente ed efficace e si stanno attrezzando perché lo sia davvero.

E del sistema del trasporto pubblico in Italia cosa pensa?

Il problema dell’Italia è che il trasporto pubblico gode di una brutta immagine sia da parte dei cittadini che degli amministratori, e non viene considerato una priorità. Ci sono delle buone pratiche di management della domanda, cioè di politiche che disincentivano l’uso dell’auto come il far pagare l’entrata in città, le zone a traffico limitato…

UITP sostiene che ogni euro investito per il trasporto pubblico significhi 4€ di valore per la comunità. Può spiegare meglio da dove si ricava questo dato?

In primo luogo va evidenziato il valore in termini di creazione di posti di lavoro diretti ed indiretti. Abbiamo i dati che dimostrano che l’investimento nel TP produce il 25% in più di occupazione rispetto all’investimento in strade. Si tratta di posti di lavoro qualificati che non possono essere delocalizzati.

Inoltre il dato davvero significativo è che le città che hanno investito davvero nel trasporto pubblico ed hanno un elevato split modale del TP, dei pedoni e delle bici (Tokio, Hong Kong) hanno una spesa pro-capite legata al trasporto notevolmente inferiore (5-6%del PIL) a quelle città che invece hanno una mobilità basata sull’auto privata (Houston e Sydney ad esempio spendono per trasporto il 12% del PIL).

Senza contare del costi indiretti che il trasporto pubblico riduce: i danni per la salute dovuti agli incidenti e all’inquinamento e il tempo perso nel traffico (Monaco e Singapore hanno un tempo medio di raggiungimento del posto di lavoro di 25 minuti a fronte dei 70 di Houston e Melbourne). In sintesi, investire nel TPL potenzia l’economia e riduce i costi e i problemi dei territori.

A proposito di costi: crede che le tariffe del trasporto pubblico italiano siano troppo basse?

Sì, lo credo. Il problema è che gli amministratori sovrastimano l’elemento prezzo tra le componenti di scelta del trasporto pubblico da parte dei cittadini. Le ricerche indicano che invece il prezzo sia un elemento secondario rispetto alla puntualità, la frequenza e la pulizia o il comfort. Questo lo abbiamo verificato anche in Olanda. Non è vero che le categorie socialmente più svantaggiate non paghino il biglietto. Credo che le tariffe dovrebbero sempre essere allineate al costo dell’inflazione e dovrebbe essere incrementata la lotta all’evasione tariffaria. I passeggeri devono essere chiamati a fare la loro parte anche dal punto di vista dei costi del servizio.

Che cosa suggerirebbe ad un amministratore di una città medio piccola del Nord Italia in tema di mobilità?

Prima di tutto consiglierei di fare un buon piano di city management costruendo un’ampia zona centrale dedicata ai pedoni escludendo mezzi a motore a due o quattro ruote.

In secondo luogo mi preoccuperei di dotare la flotta del trasporto pubblico di mezzi puliti, belli, comodi garantendo loro tempi di percorrenza elevati anche con forme di restrizione del traffico privato e di regolazione della sosta a pagamento. Deve essere chiara la priorità: chi arriva in centro in autobus deve pagare meno di chi arriva con la propria auto (ad Amsterdam parcheggiare in centro costa 5€ all’ora!).

E’ importante offrire ai cittadini tante possibili scelte in alternativa all’auto privata (sono convinto che il TP vada integrato con sistemi moderni di car sharing e bike sharing), perché sia la mobilità sostenibile il nuovo e moderno stile di vita delle città.

Infine consiglierei di dedicare tempo e risorse a parlare con i cittadini e a coinvolgerli nelle scelte. La mobilità sostenibile si costruisce insieme ai cittadini, e insieme ai clienti del mezzo pubblico e ai lavoratori. Nelle conferenze di questi giorni lo si è sentito raccontare spesso, il coinvolgimento e il confronto è essenziale e quando viene attuato funziona molto bene proprio per diffondere una nuova cultura della mobilità. In una città fino a duecentomila abitanti si può aspirare a questo coinvolgimento.

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L’autrice

Antonella Valer è presidente della cooperativa Car Sharing Trentino e cura la rubrica dedicata alla mobilità sostenibile sulla rivista “Cooperazione tra consumatori” che ha pubblicato questa intervista nel dicembre 2011. Aderisce alla rete Bilanci di Giustizia. 

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Un pensiero su ““Investire nel trasporto pubblico aiuta a far fronte al debito sovrano”

  1. Almeno nel Lazio il trasporto pubblico viene finanziato dalla regione in funzione dei km percorsi, questo a mio avviso non facilita l’orientamento al cliente da parte delle compagnie poichè i mezzi possono fare tanti chilometri vuoti e ricevere lo stesso finanziamento.
    Se il contributo venisse dato a passeggero, allora forse anche le compagnie si preoccuperebbero di riempire i mezzi.
    Sarebbe interessante sapere come funziona nelle altre regioni e negli altri Paesi.

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