Lo Jungonauta dell’anno

Jungo è una modalità di spostamento con caratteristiche che ricordano sia il car pooling casuale sia l’autostop, ma con in più il beneficio di alcune garanzie per automobilista e passeggero. Infatti chi chiede un passaggio (jungonauta) lo fa esibendo una tessera (che lo identifica come incensurato e disposto a contribuire alle spese del passaggio) e può inviare un SMS alla centrale Jungo con il numero di targa del veicolo che lo raccoglie (che può essere o meno di un altro jungonauta).

Jungo è anche il nome dell’associazione che promuove questa semplice quanto geniale alternativa all’auto privata. Uno dei pilastri della teoria Jungo è quello del raggiungimento di una massa critica di jungonauti per far sì che jungare diventi una modalità di spostamento efficace. In Trentino, con una presenza di oltre 500 jungonauti, i tempi di attesa di un passaggio sono stati nel 2011 di 7.2 minuti per le donne e 8 minuti per gli uomini. Ma c’è chi, con la pratica quotidiana, smentisce clamorosamente questa convinzione: l’unico jungonauta modenese dimostra che, con la reiterazione di comportamenti e percorsi, diventa possibile jungare anche in un “territorio vergine e pagano” come quello della patria di Ferrari e Maserati. Di seguito un post tra il serio e il faceto sullo jungonauta dell’anno 2011 tratto dal sito dell’associazione Jungo. A dimostrazione dell’efficacia delle azioni e delle piccole scelte individuali.

Lo jungonauta dell’anno (2011).

Lo jungonauta dell’anno per il 2011 è Locco da Carpi, al secolo Luca Severi, ingegnere, 29 anni.

Motivazioneper aver dimostrato che è possibile jungare velocemente anche in territorio vergine.

Abbiamo steso, doverosamente, l’agiografia di questa eccezionale figura.

Un giorno d’inizi 2011 il giovane Locco prendeva la decisione irretrattabile di spogliarsi dell’automobile entro l’anno. Sarebbe andato al lavoro, una grande azienda fuori Carpi, in bus; per il resto c’era la bici, il treno, il taxi. Tempo qualche settimana, e gli capitò, provvidenziale, l’incontro con Jungo. Quell’incontro, da cui uscì folgorato, segnava l’inizio della missione fra i pagani di Modena. Nella città della Ferrari, sentina di peccato, di Jungo allora non si sapeva nulla. Fu Locco ad iniziare la predicazione, non con le parole, ma con il proprio braccio: alzato, reggente la licenza d’imbarco. Il suo ammaestramento: “vendi tutte le macchine che hai, e viaggia leggero; risparmierai tempo e denaro, e conoscerai un sacco di persone nuove”. Nel suo caso, l’autista si rivelava spesso essere un collega di lavoro, di altri reparti.

A distanza di meno di un anno, per Locco l’abbandono del paganesimo della mobilità energivora è oramai un diritto acquisito. Al lavoro lui va sempre in bus, ma ritorna jungando. Sempre più fluido.

Per il pendolare che alle cinque di pomeriggio percorra oggi le perigliose strade fra Carpi, Cavezzo e Mirandola, è normale imbattersi nella figura imponente di questo cavaliere senza cavallo, “bisaccia dello jungonauta” a tracolla, il forte braccio alzato. Per lui sarà sempre più “normale” accostare.

La dottrina Locco

Da aprile a dicembre, Locco ha jungato 163 volte, con un tempo medio di attesa di 7.6 minuti, meglio che in Trentino (8.0 per gli uomini). A chiamare un taxi, si attende di più. Fatti i conti, tenuto conto del risparmio carburante, e di una quota chilometrica per consumo gomme e manutenzioni, in un anno Locco ha risparmiato 590 euro (rispetto all’uso equivalente di propria auto a benzina).

Come si spiega un tempo medio di attesa così basso, in un territorio non ancora junghizzato ?

Ci sono due cose. La prima, la “reiteranza”. Locco ha concentrato la costante azione missionaria su tre soli tragitti; con il passare del tempo sempre più automobilisti hanno potuto comprendere il gioco, ed entrarvi senza spese.

Il secondo fattore, il passaparola fra pendolari. Locco lavora in una grande azienda, e alla fine quasi tutti hanno capito che lo jungonauta è un’opportunità di guadagno, e una simpatica alternativa all’auto-solitudine.

Locco ci ha insegnato che il fare viene prima del parlare; che oggi non puoi più attendere le politiche dall’alto, perchè le politiche efficaci le fanno i cittadini “liberi”, mettendo in campo comportamenti che sono individualmente convenienti, e collettivamente utili. E’ cioè che chiamiamo comportamenti “intelligenti”.

Auguri Locco !

L’ass.Jungo

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E voi cosa aspettate? Qui potete associarvi a Jungo.

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