Un disegno di legge in risposta a #salvaiciclisti

La  campagna a favore della sicurezza ciclistica lanciata dal Time e ripresa in Italia da una serie di blogger e gruppi informali comincia già ad ottenere i primi risultati. 61 parlamentari appartenenti a diversi schieramenti politici hanno firmato un disegno di legge che tra le altre cose chiede lo stanziamento del 2% dei budget delle società di gestione di strade e autostrade a favore della costruzione di infrastrutture ciclabili e l’adozione del limite di velocità di 30 km/h in tutte le aree residenziali sprovviste di piste ciclabili. Due strumenti da sempre considerati come fondamentali per la messa a punto di un diverso sistema di mobilità, la riduzione dei limiti di velocità massima e il dirottamento di risorse dall’auto ad altre modalità di trasporto entrerebbero così a pieno titolo nelle politiche dei trasporti urbani di tutta la penisola.

Resta ora da vedere se e quando questo disegno di legge verrà approvato e come troverà applicazione pratica. A Roma è noto che “un ddl non si nega a nessuno” e sappiamo tutti come spesso le Amministrazioni Locali si girino volentieri dall’altra parte quando si tratta di applicare provvedimenti legislativi considerati – secondo noi sempre più a torto che a ragione – pericolosi per la rieleggibilità delle giunte che decidessero di metterli in pratica.

da Cittainbici.it

Nell’introduzione si legge: “E’ giunto il momento di riconoscere, ad ogni livello amministrativo e politico, la ciclabilità non solo come parte integrante della moderna mobilità quotidiana ma come soluzione efficace e a impatto zero per gli spostamenti cittadini personali su mezzo privato. Deve essere riconosciuto l’elevato valore sociale della mobilità ciclistica. Il suo sviluppo e la sua tutela, nel nostro Paese lungamente sottovalutati e anzi depressi dall’attenzione centrata sulla mobilità a motore gli attuali standard europei, già da anni a livelli altissimi e in Italia quasi inesistenti. La sicurezza delle persone che scelgono di spostarsi in bici deve essere considerata una priorità, da raggiungere soprattutto e in prima battuta attraverso la limitazione e la moderazione del traffico veicolare a motore. L’attenzione del legislatore alla sicurezza si deve concentrare su decise azioni di limitazione della velocità in ambito urbano.”

Il disegno di legge si snoda in 11 articoli e prevede:

1)l’obbligo per gli autoarticolati che transitano nei centri urbani di essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza e altri strumenti tecnici che tutelino la mobilità ciclistica.

2)il monitoraggio degli incroci più pericolosi affinché entro i successivi 90 giorni siano impiantati, nelle suddette aree, semafori preferenziali per i ciclisti, specchi e altri strumenti tecnici che permettano ai guidatori di autoarticolati, autovetture e di moto e ciclomotori di individuare la presenza dei fruitori della mobilità ciclistica.

3) un’indagine nazionale per determinare il numero di persone che utilizzano la mobilità ciclistica, le aree interessate dalla mobilità ciclistica, il numero totale di chilometri di piste ciclabili e la loro dislocazione nelle diverse aree del Paese, nonché il numero dei ciclisti oggetto di incidenti.

4) l’ obbligo alle società che gestiscono strade e autostrade di destinare il 2% del proprio budget agli enti locali per la realizzazione di piste ciclabili.

5) la realizzazione di corsi di formazione, atti a migliorare la sicurezza per quanti usufruiscono della mobilità ciclista. La partecipazione ai corsi diventa requisito obbligatorio per il conseguimento della patente di guida.

6) l’obbligo del limite di 30 km/h di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

7) che le aziende private o pubbliche o persone fisiche possano sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili anche attraverso l’attività di gestione di noleggi biciclette nelle suddette aree.

8) la modifica del decreto ministeriale del 27 marzo 1998 con l’affiancamento di un esperto di mobilità ciclistica al mobility manager aziendale e per i Comuni l’obbligo di istituire presso l’ufficio tecnico del traffico, una struttura di supporto e di coordinamento (Mobility Management) all’interno della quale devono essere individuate specifiche responsabilità con competenze sulla mobilità ciclistica (Bicycle Manager)

9) il raddoppio delle sanzioni amministrative a carico degli automobilisti in violazione dell’art. 141 del Codice della Strada (Velocità).

Scarica il testo integrale del disegno di legge

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  1. Pingback: Save the Cyclists campaign in Italy getting parliamentary support | Network Dispatches

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