La forma urbana ideale per la bicicletta.

Prima che la bicicletta comparisse alla fine del XIX secolo la città di Amsterdam aveva ormai sei secoli di storia di sviluppo urbano che aveva involontariamente creato un ambiente ideale per il ciclismo. Come per molte altre città anche Amsterdam ha visto la crescita delleperiferie, ma il suo centro compatto è rimasto molto compatibile con il ciclismo e le infrastrutture cicalbili. Quando ho incontrato Mark Minkjan di City Breaths e CITIES all’inizio di quest’anno, mi ha detto ‘penso che la dimensione di una città sia molto importante per lo sviluppo del ciclismo. Amsterdam è molto compatta, così come Copenhagen”. Una analisi del genere è semplice quanto vera – una città piccola è più percorribile in bicicletta semplicemente perchè è più probabile effettuare spostamenti brevi. L’85% degli spostamenti in bici ad Amsterdam sono sotto i 5 km, quindi la compattezza di una città è inevitabilmente un fattore determinante.

Ma la predisposizione di Amsterdam per la bicicletta non discende solo dalla sua forma compatta. Una rete di canali che attraversano tutto il centro e i circa 1500 ponti che li attraversano indicano che Amsterdam è essenzialmente una città di isole. Mentre la gestione delle acque era una motivazione soggiacente, la maggior parte dei canali vennero costruiti ufficialmente per incoraggiare lo sviluppo delle proprietà, per cui moltissime vie del centro hanno gli edifici su un lato e l’acqua sull’altro. Il risultato di tutto ciò è che ampliare le carreggiate è impossibile.  La forma urbana di Amsterdam non è quindi particolarmente indicata per le auto, quindi quando il tasso di motorizzazione cominciò ad aumentare emersero quasi subito dei problemi di congestione. Negli anni sessanta si ipotizzò un adattamento del centro cittadino alle auto, ma l’idea venne abbandonata in favore di politiche promotrici dell’uso della bici. Tra queste lo sviluppo di un’estesa rete ciclabile su sede propria e una serie di atti amministrativi volti a favorire l’uso delle due ruote che di fatto trasformarono la maggior parte del centro in una rete ciclabile.

Nelle vie più strette, dove non è possibile realizzare corsie ciclabili separate, i ciclisti condividono lo spazio con altri mezzi. L’integrazione di automobili e biciclette può essere fonte di problemi, ma ad Amsterdam questi vengono minimizzati trasformando molte viuzze del centro in ‘vie ciclabili’ dove le biciclette hanno la precedenza assoluta sull’intera sezione stradale. Le auto sono ammesse ma con il limite di velocità di 30 km/h e devono dare la precedenza ai ciclisti. L’attribuzione delle responsabilità legali in caso di incidenti, nei quali gli automobilisti sono automaticamente considerati colpevoli a meno che non riescano a dimostrare il contrario, incoraggia ulteriormente questi ultimi a prestare molta attenzione ai ciclisti.

Gli sviluppi insediativi a uso promiscuo tipici di Amsterdam hanno ulteriormente enfatizzato la propensione alla ciclabilità di Amsterdam. Con l’abitazione, il lavoro e le opportunità di svago solitamente collocate a breve distanza le une dalle altre, i residenti godono di un’ottima accessibilità pedonale e ciclistica al commercio, al tempo libero, ai servizi sanitari e scolastici, tutti fattori critici nel creare comunità veramente sostenibili. Più gente per strada contribuisce anche a migliorare la sicurezza e a creare più occasioni di incontro casuale. Una città ciclabile come Amsterdam non solo rende più facile e veloce l’accesso ai servizi urbani, promuove anche l’amicizia e la creazione di reti, sviluppando in questo processo un senso di comunità.

Articolo originale: How Amsterdam’s urban form created the ideal cycling city

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L’autore:

Joe Peach è redattore capo di This Big City che ha fondato nel settembre 2009. Contribuisce con i suoi articoli a numerosi siti web, tra i quali PlanetizenSustainable Cities Collective e Next American City.

 

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