Jungo! Un po’ car pooling, un po’ autostop.

Un po car pooling, un po autostop: Gloria Gelmi ci presenta Jungo! mobilità sostenibile car pooling Oggi Gloria Gelmi, mobility manager d’area per la provincia di Bergamo, ci parla di un modo di spostarsi che offre la flessibilità dell’autostop combinata alla sicurezza offerta dal car pooling: si tratta di Jungo, un’esperienza attiva in Trentino ormai da più di un anno e che richiede, per essere avviata, pochissime risorse. E’ da poco disponibile, anche se non ancora operativa (richiede una massa critica minima di utenza), anche in provincia di Bergamo.

Mai come di questi tempi ci rendiamo conto di quanto sia sconveniente affidare la nostra possibilità di muoverci alla disponibilità di combustibili fossili che non abbiamo (!) e che dobbiamo comprare da altri Paesi, spesso peraltro governati da gente ignobile e con cui non sarebbe opportuno neanche prendere un caffè. Al di là delle motivazioni di carattere politico ed ambientale che impongono una urgente rivoluzione nella strategia energetica nazionale, il perdurare della situazione esistente spinge molti a ridurre l’uso dell’auto semplicemente a causa del prezzo di benzina e gasolio in costante (e forse ingiustificato) aumento. D’altra parte, chi non può fare a meno di usarla avrebbe molto piacere nel tentare di contenerne i costi, magari attraverso una compartecipazione al viaggio (ed alle spese) effettuata da altre persone. In questo contesto si inserisce la proposta di Jungo, un sistema per la mobilità sostenibile altamente innovativo, che abbina la flessibilità dell’autostop ai vantaggi del car pooling. Gloria Gelmi, mobility manager di area della Provincia di Bergamo, ci illustra il servizio in questa intervista.

***

Cosa è Jungo? Come funziona? In cosa si differenzia dai sistemi di car-pooling tradizionali?

Jungo è un modo nuovo di spostarsi, che sfrutta l’enorme quantità di sedili vuoti in costante movimento sulle strade. Abbina la grande flessibilità dell’autostop ai vantaggi che potrebbe offrire un carpooling organizzato: garanzie di sicurezza,  tornaconto economico reciproco (con rimborso spese standardizzato per il guidatore), opportunità di socializzazione, riduzione del numero di veicoli in circolazione (con conseguente minore congestione stradale, inquinamento, rumore, incidenti, stress…). E’ partito in Trentino, con un’esperienza pilota prima al mondo, per iniziativa dell’omonima associazione. Nel 2010 la Provincia di Bergamo l’ha lanciato sul proprio territorio, e diverse altre amministrazioni sono intenzionate a seguirne l’esempio.

L’idea di Jungo è semplice: se introduciamo dispositivi “blindati”di sicurezza reciproca, e l’opportunità di un vantaggio economico anche per l’automobilista, dare e ricevere passaggi diventa molto più facile e piacevole. Aumenta la “propensione all’imbarco” e i tempi di attesa si riducono, si attirano nuovi partecipanti, si innesca un meccanismo di progressiva disassuefazione dall’auto.

Il carpooling tradizionale richiede un accordo preventivo per condividere un certo tragitto e conciliare i tempi dei partecipanti, sia che avvenga all’interno di una famiglia, o tra colleghi di lavoro, o venendo messi in contatto con persone sconosciute grazie a un apposito sito web. Gli iscritti a Jungo, invece, possono chiedere un passaggio semplicemente mostrando la propria tessera (al posto del pollice usato per l’autostop): gli automobilisti membri di Jungo – o che comunque conoscono il sistema – sanno che quel gesto identifica un autostoppista sicuro e pagante, con cui potrà essere piacevole (oltre che economicamente vantaggioso) condividere un tratto di strada.

Jungo si caratterizza quindi per la maggiore libertà (da vincoli di orari, fermate, tragitti) rispetto al carpooling e anche al TPL: in teoria si può “jungare” su qualsiasi strada e a qualsiasi ora, anche se ovviamente le probabilità di ottenere un passaggio sono direttamente proporzionali al traffico presente e alla conoscenza di Jungo in un certo territorio. In Trentino, nel 2010, con meno di 500 iscritti a Jungo, i tempi medi di attesa di un imbarco sono stati di 8,7 minuti per gli uomini e a 6,9 minuti per le donne. Per fare un confronto, l’attesa media per l’autostop – monitorata nel maggio 2008 – era di 22 minuti per gli uomini e 11 minuti per le donne. Senza contare il differenziale di sicurezza reciproca, mancante nell’autostop.

Come in tutti i progetti in cui si cerca di aggregare persone che non si conoscono, la questione della sicurezza e della fiducia reciproca è fondamentale. Quali sono gli strumenti che ha Jungo per facilitare la condivisione dei viaggi tra sconosciuti?

Esibendo la propria card ologrammata, lo “jungonauta” garantisce che:

  1. non ha precedenti penali;
  2. non è stato escluso da Jungo (l’esclusione per malcomportamento avviene a seguito di una complessa ed esclusiva procedura attivata dalle segnalazioni);
  3. è “tracciabile”, al momento dell’imbarco, con un SMS contenente il nome utente. Analogamente, è tracciabile il guidatore, anche se non iscritto a Jungo (tramite targa o patente).

Le donne, se vogliono sentirsi ancora più sicure, possono segnalare che la loro richiesta di imbarco è rivolta solo ad altre donne: basta esibire insieme alla card il nastrino rosa (recapitato con la card).

L’aspetto cooperativo ed il senso di comunità che sta dietro questa iniziativa appare un forte fattore di successo. Tuttavia, non è da dimenticare il risparmio/guadagno economico percepito da tutti i soggetti coinvolti (autisti e passeggeri). Che tariffe hanno e come sono regolati i pagamenti?

E’ previsto per ogni passaggio offerto un “rimborso spese” di 10cent/km (5cent/Km per viaggi oltre i 20 Km) + 20cent di “fisso”, che lo “jungonauta” versa in contanti al guidatore. Sul sito http://www.jungo.it è facilmente calcolabile il risparmio annuo ottenibile da chi offre e da chi riceve i passaggi. Nell’esperienza trentina si è visto però che spesso l’automobilista rifiuta il compenso. L’iscrizione a Jungo costa 15 euro all’anno; nel caso della promozione ancora attiva per i Bergamaschi, è gratuita per i primi 100.

Jungo consente quindi, nello spirito della condivisione di veicoli e spostamenti, di ridurre notevolmente i consumi (e la spesa) di carburante, con un forte recupero di efficienza. Quali risultati sono stati ottenuti dai territori in cui Jungo è stato lanciato?

Non credo sia ancora possibile quantificare la riduzione di consumi, ma rimando comunque al sito di Jungo per i dati disponibili, compresi quelli sui risparmi di spesa, che sono invece quantificabili. Per fare un esempio, un iscritto che imbarca regolarmente passeggeri Jungo, per percorrenze cumulate di 20.000 km. annui, suddivisi in 2.000 tratte, e che spenderebbe in benzina circa 4.000 euro, può recuperare circa 2.400 euro.

Dalla tua esperienza di mobility manager di area, quali consigli vuoi dare alle amministrazioni che intendono adottare Jungo per migliorare la mobilità nel proprio territorio?

Benché Jungo presenti evidenti vantaggi per tutti, fatica a entrare nella nostra cultura incentrata sull’uso individuale dell’auto privata. E tuttavia potrà funzionare solo se ampiamente conosciuto. I cambiamenti culturali sono lenti e difficilmente influenzabili da un’amministrazione, a meno di non disporre di enormi somme di denaro per finanziare campagne di comunicazione martellanti. Nel caso della Provincia di Bergamo, il budget destinato non solo a Jungo, ma a tutte le iniziative di mobility management, nel 2010 è stato pari a zero euro, e altrettanto sarà nel 2011. Ciò significa che la promozione di Jungo sta avvenendo solo grazie a iniziative “a costo zero”: informazioni sul sito internet e inviate a mailing list, newsletter, articoli, interventi in TV locali, convegni, riunioni, eventi, coinvolgimento di partners, verifiche al casellario giudiziale, sportello per l’iscrizione… insomma tutto ciò che può essere fatto grazie solo al tempo e all’impegno personale mio e di un collega. Difficile – in queste condizioni – dare consigli agli altri. A Bergamo Jungo è un neonato che non ha ancora emesso i primi vagiti, perché non è stata ancora raggiunta una “massa critica” sufficiente. Tuttavia si è costituito un piccolo team di lavoro che sta per varare progetti.  E  quando arriveranno le tessere a tutti i circa 60 attuali iscritti, qualche coraggioso comincerà a “jungare”. Allora credo che l’esempio e il “passa parola” potranno innescare una reazione a catena.

In quali situazioni occorre intervenire secondo te con più urgenza per migliorare le condizioni della nostra mobilità? Chi ha la responsabilità di queste azioni?

Siamo tutti responsabili, ogni volta che non ci domandiamo nemmeno se salire in auto sia evitabile. Ovviamente, però, politici e amministratori pubblici potrebbero avere gli strumenti per orientare i comportamenti dei cittadini, se lo volessero. Ma sarebbero provvedimenti considerati impopolari, e quindi temutissimi.

Infine, il tuo messaggio, da rivolgere a chi vuoi.

In passato – essendomi a lungo occupata di gestione dei rifiuti, sensibilizzazione ambientale e Agenda 21 locale – amavo citare un proverbio cinese: Molte piccole cose, fatte da molta piccola gente, in molti piccoli luoghi, possono cambiare la faccia della terra. Lo trovo ancora condivisibile, come invito a fare responsabilmente la propria parte senza delegare o attendere gli altri, ad agire coerentemente coi propri ideali senza timore di andare controcorrente e di apparire utopisti. Non importa se all’inizio si è in pochi. Col tempo, gradualmente e impercettibilmente, ogni cultura dominante si modifica, e a volte arriva a sgretolarsi.

***

Sito web ufficiale: www.jungo.it

Articolo originale sul blog di Marco De Mitri
Gloria Gelmi

Mobility Manager d’Area e Aziendale della Provincia di Bergamo. Esperienza di G.I.S., gestione dei rifiuti, educazione ambientale, Agenda 21 locale e TPL. Laurea con lode in Scienze Naturali nel 1987 presso l’Univ. di Pavia. Passione trentennale per gli stili di vita eco-compatibili, l’alpinismo e l’arrampicata.

E’ contattabile a gloria.gelmi@provincia.bergamo.it


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2 pensieri su “Jungo! Un po’ car pooling, un po’ autostop.

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