Astuzia e candore

Fa sempre piacere trovare in giro per la rete delle buone notizie che riguardano la mobilità. Il piacere raddoppia quando si trovano in italiano. Se poi a darle è un organo di informazione generalista come Rai3 diventa difficile resistere a tentazioni feticiste aventi come oggetto il vostro pc.


Certo la buona notizia è che a Groningen certi problemi li stanno affrontando egregiamente, quella cattiva è che l’Italia non è l’Olanda, ma questa constatazione non deve diventare un alibi per giustificare l’inazione, ma piuttosto uno stimolo in più a cercare di imitare delle buone pratiche che portano a risultati tangibili. Non a caso il detto dice: candidi come colombe e astuti come serpenti e non, lasciateci passare il termine, coglioni come colombe e pigri come serpenti…

Promemoria per il 5 dicembre

Il presente post come promemoria per chi si fosse scordato che il 5 dicembre alle ore 10.30 a Bologna, in via Santo Stefano 119, presso la Sala del Baraccano, si terrà la tavola rotonda organizzata dalla associazione NoAuto sulla pubblicità delle automobili alla quale parteciperanno gli Amici della Terra e l’Associazione dei familiari e delle vittime della strada. A moderare l’incontro Elisabetta Tramonto, caporedattore di “Valori”.

I dettagli dell’incontro e della campagna promossa dalla medesima associazione sono già stati descritti in questo post: L’auto come le sigarette

Qui sotto una mappa per aiutarvi a raggiungere il luogo dell’incontro partendo dalla Stazione Centrale di Bologna (poco meno di 3 km). Zoomate al bisogno se la mappa non compare in una scala adeguata.

La vera velocità di uno spostamento.

L’automobile è senz’altro il mezzo di trasporto più pratico e veloce che il mercato mette attualmente a disposizione dell’umanità (meglio, di quella parte di umanità non troppo vecchia, non troppo giovane, non troppo povera, non troppo malata che può permettersi il possesso e la guida di una vettura).

Il rapporto costi-benefici viene generalmente considerato vantaggiosissimo rispetto ad altre forme di trasporto, pur tenendo conto delle innumerevoli ricadute negative (inquinamento, incidentalità, congestione, surriscaldamento climatico) che la motorizzazione privata di massa comporta.

Il costo generalizzato…

Ma se adottassimo, per il calcolo di questo rapporto, dei parametri discendenti da teorie economiche rigorose? Potremmo riferirci al concetto di costo generalizzato, che comprende, oltre ai costi diretti sostenuti per ottenere un servizio di trasporto, anche il cosiddetto “valore del tempo” della persona che si sposta, di solito una funzione dipendente dal valore del suo reddito. Una persona che si sposta da A a B che guadagna 10€ all’ora, sosterrà, oltre alle spese per carburante, pedaggi, ammortamento automezzo, assicurazione e bollo, anche il costo legato al valore del suo tempo: per cui per un ora di viaggio bisognerà aggiungere 10 euro al totale dei costi diretti, per due ore 20 euro e così via. E’ una modalità di calcolo dei costi abbastanza comune nelle aziende che devono mandare i propri collaboratori fuori sede. Serve per capire quale modalità di trasporto risulta più conveniente: infatti mentre il collaboratore guida non può dedicarsi ad altre attività, mentre se si trova su un treno può rispondere al telefono, lavorare sul portatile, leggere comunicazioni di lavoro etc.

…e la velocità generalizzata

Applicando questo genere di impostazione alla velocità invece che ai costi, qualcuno ha definito il concetto di velocità generalizzata come quella velocità che si ottiene aggiungendo al tempo impiegato a percorrere un tot di chilometri il tempo impiegato a guadagnare il denaro sufficiente a permettersi lo spostamento.

 

Qualcun altro ha pensato bene di mettere a punto un foglio di calcolo che consentisse a ciascuno di noi di calcolare la velocità generalizzata della propria auto. Potete trovarlo qui:

http://www.tissino.it/mwa/realspeed.

Nonostante sia pensato per l’automobile, è possibile utilizzarlo per calcolare anche la velocità generalizzata di altri mezzi di trasporto: per esempio per la bicicletta si possono lasciare a zero le voci relative a bollo, assicurazione, spese di parcheggio; qualche dubbio sul costo del carburante che andrebbe calcolato in base all’aumento del fabbisogno calorico del ciclista, ma niente che non si possa calcolare con una discreta approssimazione.

Qui a Nuova Mobilità siamo amanti del pensiero positivo, ancorchè critico. Ma la storia insegna che qualunque movimento di ricerca del meglio è sempre nato da una presa di coscienza di qualche genere di inadeguatezza.

 

Smart card per l’integrazione dei trasporti in Trentino

I sistemi di trasporto a tariffazione integrata, che consentono di passare da una modalità di trasporto ad un’altra utilizzando sempre lo stesso biglietto, sono una realtà ormai consolidata in parecchi paesi del mondo, grazie anche all’introduzione delle nuove tecnologie dell’informazione. Da noi stanno muovendo solo i primi passi. Una bella notizia arriva da Trento dove è appena stata introdotta una smart card ricaricabile che consente l’accesso a tutti i sistemi di trasporto pubblico su gomma e su rotaia, urbani ed extraurbani, Trenitalia compresa. Per il momento non è utilizzabile per il servizio di bike sharing presente nella città di Trento, ma attendiamo ulteriori sviluppi.

Trasporto pubblico innovativo: nel Trentino è attiva la carta ricaricabile a consumo

Dal 23 ottobre 2009 l’azienda Trentino Trasporti ha messo in vendita la carta a scalare (sia in versione anonima che in versione nominativa) per viaggiare su tutti i servizi urbani ed extraurbani della Provincia Autonoma di Trento (servizi urbani di Trento, Rovereto, Alto Garda e Pergine, funivia Trento-Sardagna, servizi extraurbani su gomma, Ferrovia Trento Malè, Trenitalia fino a Primolano, Borghetto e Salorno). L’innovazione è notevole: con la carta a scalare non serve che l’utente acquisti i biglietti di volta in volta, nè sul servizio urbano, nè su quello extraurbano. La tessera elettronica contiene tutti i biglietti, può essere caricata dell’importo desiderato e il credito viene scalato di volta in volta in base all’importo corrispondente al viaggio effettuato (il credito non ha scadenza). La carta a scalare non sostituisce né gli abbonamenti (più vantaggiosi per gli utenti “frequenti”) né i biglietti di corsa semplice che continueranno ad essere venduti ma sono una opzione aggiuntiva capace di soddisfare altre esigenze di mobilità. Attraverso questa soluzione il cliente potrà caricare l’importo che vuole in un’unica tessera senza avere la preoccupazione di acquistare di volta in volta i biglietti; paga solo per quello che utilizza e quando gli serve. Sui servizi extraurbani si paga il percorso effettuato (dal check-in al check-out). In caso di interscambi si paga la tariffa più conveniente relativa al chilometraggio totale e non la somma delle tariffe delle singole tratte.Sui servizi urbani la prima corsa costa come un biglietto urbano (0,80 euro per viaggi entro 70 minuti). Se nello stesso giorno il cliente effettua una corsa entro i 70 minuti dalla prima convalida, non paga nulla in più oltre gli 80 centesimi iniziali.
(Fonte: Marco De Mitri)

Per i ciclisti polacchi ubriachi c’è la galera.


E’ di questa estate la contestata riforma del Codice della Strada che prevede la decurtazione di punti patente anche ai ciclisti che commettono infrazioni. Ma pare ci sia chi sta peggio…

Marek Utkin da Varsavia

In seguito a una legge approvata nel 2000, chiunque venga sorpreso a pedalare sotto gli effetti dell’alcol rischia fino a due anni di galera, a seconda del tasso alcolemico riscontrato.

La legge venne messa a punto alla vigilia dell’entrata della Polonia nell’Unione Europea: uno dei requisiti richiesti per l’ammissione era quello di aumentare la rintracciabilità dei crimini. Quale migliore capro espiatorio dei ciclisti?

Questa legge che mette un ciclista con un paio di birre nello stomaco sullo stesso piano di un autista di TIR ubriaco fradicio venne accolta entusiasticamente da tutti gli ufficiali di polizia, specialmente di quelli nelle zone rurali.

Risulta difatti molto più facile (e sicuro) arrestare il Bepi locale che torna dall’osteria in bicicletta dopo la chiusura notturna che fermare un’auto lanciata a tutta velocità che potrebbe ospitare qualche bandito in elegante completo da gala o – peggio ancora – potrebbe essere condotta da qualche illustre parlamentare (fenomeno abbastanza frequente e portatore di grossi problemi per qualunque poliziotto).

Contro questa legge è stato presentato ricorso alla Corte Costituzionale a causa dell’eccesiva severità che può portare intere famiglie sul lastrico – attualmente sono duemila i polacchi (molti dei quali padri di famiglia) in galera per essere stati colti a pedalare dopo una bevuta. Ma la Corte Costituzionale ha deciso che i ciclisti ubriachi devono essere processati come criminali, trattati allo stesso modo di automobilisti e camionisti e quindi messi in galera.

La durata media della condanne per questo “reato” è di circa 11.5 mesi.

Si era anche fatta la proposta di trattare i ciclisti ubriachi allo stesso modo dei pedoni, che rischiano una multa piuttosto che la galera e come i ciclisti utilizzano i propri muscoli per spostarsi. La Corte Costituzionale (presieduta da una donna automobilista…) ha dichiarato che i ciclisti utilizzano le strade pubbliche e sono considerevolmente più pericolosi dei pedoni a causa della loro velocità più alta di spostamento.

Anche i pedoni ubriachi utilizzano le strade pubbliche e starei molto cauto a non esagerare la velocità di un ciclista alticcio. Considerando che l’energia, e quindi il danno potenziale, è il prodotto della massa per la velocità, la massa di un ciclista con la sua bicicletta raramente supera i 100 kg e la velocità decresce con l’aumentare del livello di alcol nel sangue.

Tutta la faccenda è sintomatica dell’atteggiamento delle autorità polacche verso la ciclabilità. Sia ciclisti che automobilisti non possono avere un tasso alcolemico superore al due per mille. In Germania la soglia per gli automobilisti è dell’1,6 per mille, mentre per i ciclisti è del 5 per mille.

In Polonia gli incidenti tra le cui cause può essere annoverato l’alcol sono stati provocati per l’86% dei casi da automobilisti e solo nel restante 14% hanno visto il coinvolgimento di un ciclista ubriaco. La maggioranza degli incidenti causati da automobilisti ha avuto come conseguenze dei morti o delle lesioni gravi, mentre nei restanti casi il numero di vittime e di feriti è stato molto minore, e spesso si trattava unicamente dello stesso ciclista.

Il costo per le casse statali dei ciclsiti colti in flagranza di reato si aggira tra i 10 e i 12 milioni di euro all’anno. Con la stessa cifra si potrebbero costruire più di 250 km di piste ciclabili lungo le statali più trafficate.

Link: http://news.bbc.co.uk/2/low/europe/7994857.stm

 

La nuova mobilità è la possibilità di scegliere.

C’è voluto oltre un secolo di progettazione dedicata quasi esclusivamente alle auto per portarci all’attuale dilemma. Ci vorrà del tempo per raggiungere delle soluzioni valide a lungo termine. In ultima analisi queste possono essere trovare solo nel modo nel quale costruiamo le nostre città. Dovremo riuscire ad instaurare dei circoli virtuosi che compensino quelli viziosi, nei quali ogni successo porta ad un ulteriore successo.

- Gordon Price, PriceTags, Vancouver, Canada

Non esiste una singola soluzione. Le soluzioni pensate in ambienti specialistici e calate dall’alto non saranno mai in grado di prevedere tutto nè garantiranno la flessibilità necessaria nella vita quotidiana. Date alla gente un sufficiente numero di opzioni di spostamento e sarà in grado di elaborare personalmente la soluzione adeguata. Questo a sua volta dipende dall’integrazione tra pianificazione dei trasporti e pianificazione urbanistica.

La gente dovrebbe avere almeno cinque possibilità di scelta – spostamenti a piedi, in bici, con il trasporto pubblico, con il car o il taxi sharing e l’autoveicolo personale – e la possibilità di combinarli in un mix adeguato allo spostamento che devono affrontare. E’ la possibilità di combinazione che fa funzionare il tutto.

Bisogna spostarsi di pochi isolati? Meglio camminare. Piove? Prendiamo un taxi. Bisogna percorrere qualche chilometro? La bicicletta può essere la scelta più veloce. Bisogna andare in centro dalla periferia? Proviamo il trasporto pubblico.


Bisogna andare fuori città? Il treno o, forse, la macchina. Sì la macchina può essere adatta per molti viaggi, ma non tutti. Una volta che la si usa con molta meno frequenza, si può ricorrere al car sharing o ad un autonoleggio ottenendo dei considerevoli risparmi.

Ovviamente la presenza di tutte queste alternative presuppone l’esistenza di una città progettata sulle esigenze di tutti gli utenti della strada, non solo degli automobilisti – e di una cittadinanza che si senta a suo agio nel compiere queste scelte di trasporto. Alla fine la risposte si possono trovare nei progetti che dobbiamo attuare: concentrare la crescita urbana, costruire comunità e quartieri forniti di tutto, garantire una completa libertà di scelta nei trasporti.

Per fare ciò, dovremo prima prendere coscienza degli ostacoli al successo, radicati nella fiducia e nelle aspettative irrealistiche associate al successo dell’automobile.

Gordon Price, pricetags@shaw.ca
Director of the City Program, Simon Fraser University, http://www.pricetags.ca/
Vancouver, Canada

Gordon Price è direttore del City Program alla Simon Fraser University. Già sei volte consigliere comunale a Vancouver, ha ampiamente scritto della sua città e dei problemi del trasporto (The Deceptive City, Local Politician’s Guide to Urban Transportation). Pubblica anche una rivista on line sui temi urbani, intitolata “Price Tags”. Nel 2009 è stato nominato dal Sindaco di Vancouver membro del “Greenest City Action Team”.

E’ sempre stata lì: la condivisione.Verso Kaohsiung 2010

L’invisibile (a meno che non lo vogliate cercare) trend sottostante la sostenibilità dei trasporti è la condivisione. Sappiamo ormai che l’unico modo per ridurre significativamente il fardello di CO2 prodotto dall’organizzazione del nostro sistema di trasporto è quello di diminuire i flussi di traffico motorizzato, cioè i veicoli/chilometro percorsi. Che si traduce in mettere più gente e più merci nei veicoli che riempiono le strade. E per farlo bene, abbiamo bisogno di imparare molto sulla condivisione.

La Conferenza di Kaohsiung – 2010


Obiettivo di questa conferenza internazionale – la prima nel suo genere – è quello di esaminare il concetto di trasporto condiviso (in contrasto con quello di proprietà individuale) da un punto di vista multidisciplinare, con una forte presenza di una delegazione internazionale di lingua cinese. Obiettivo di questa iniziativa è quello di raccogliere teorici di punta e professionisti della condivisione nel campo dei trasporti da tutta l’Asia e dal resto del mondo per offrire loro un’opportunità di alto profilo per poter condividere esperienze, prospettive e idee in questo campo.

Il concetto di trasporto condiviso è allo stesso tempo vecchio e nuovo, formale e informale, e sta crescendo molto velocemente. Fino adesso però l’attenzione si è focalizzata sui dettagli tecnici di questo o quel progetto, piuttosto che fare un passo indietro per migliorare la comprensione delle basi sociali, economiche ed umane di questo tipo di comportamento.

Ma qualcosa di importante sta davvero avanzando e la conferenza di Kaohsiung si propone di analizzarlo attentamente, nella speranza di fornire una base di conoscenza adeguata al miglioramento non solo delle modalità di trasporto condivise ma del trasporto sostenibile in generale.

Per un background della conferenza di Kaohsiung: http://nuovamobilita.blogspot.com/2009/11/il-benessere-dato-dalluso-per-una.html

La conferenza è organizzata dalla città di Kaohsiung in collaborazione con il Chinese Institute of Transport (CIT), il Global New Mobility Project, Megatrans Taiwan, e la National Taiwan University, e si terrà dal 16 al 18 settembre 2010, strutturandosi in una prima parte di analisi generale del problema e in una seconda che proverà a calare i principi generali della condivisione nelle singole realtà dei sistemi di trasporto locale.

Sono invitati a partecipare ricercatori, Amministratori Pubblici, attivisti, ONG, studenti, giornalisti e fornitori di beni e servizi del settore da Taiwan, dalla Cina e dal resto del mondo.

Eventi collaterali in fase di studio e progettazione:
sono in programma diverse altre iniziative concomitanti alla conferenza, elencate di seguito (i dettagli sono ancora ampiamente da definire).

  1. Organizzazione di un Car Free Day (il settimo della serie per Kaohsiung dal 2003)
  2. Organizzazione di una Settimana per la Nuova Mobilità
  3. Ipotesi di un master sui temi della Nuova Mobilità (con l’attenzione sempre rivolta a Kaohsiung)
  4. Contatti di lavoro con il programma Low Carbon Cities
  5. Progetti per il trasporto condiviso nelle scuole
  6. Tour guidato attraverso alcune città e progetti chiave nella nuova mobilità e nella condivisione, sia a Taiwan che nella Repubblica Popolare Cinese.

Le lingue utilizzate saranno il Cinese e l’Inglese. Traduzione simultanea in tutti gli incontri.

Luogo: Garden Villa Kaohsiung – http://www.gardenvilla.com.tw/eng/index.php

La conferenza farà un uso massiccio delle nuove tecnologie della comunicazioni, dalle videoconferenze alla proiezioni di video e film, per ottenere il massimo impatto e una rapida comprensione dei principi esposti.

Perchè Kaohsiung?

La città di Kaohsiung promuove questa iniziativa nella consapevolezza che la maggior parte delle nostre città hanno bisogno di un nuovo modo di affrontare l’inadeguatezza dei nostri attuali sistemi di trasporto. A Kaohsiung è già stato avviato uno dei primi progetti di bike sharing dell’Asia, si sta studiando l’adozione di un sistema di taxi sharing, si stanno costruendo infrastruttre dedicate alla ciclabilità a un ritmo sostenuto e dal 2003 si celebra ogni anno un Car Free Day. Il car sharing è un’idea nuova per Kaohsiung e i partecipanti alla conferenza potrano apprezzare come questa ulteriore opzione di trasporto condiviso verrà gestita in questa città.

La città ha una metropolitana nuova di zecca, ma il mezzo di trasporto elettivo per circa due terzi degli spostamenti è il motorino. Osservando questo genere di spostamenti per le strade della città vi accorgete che in questo c’è una qualche visione del futuro, e vi sentite spinti a cercare di capire come fare a entrare in contatto con questo fenomeno poco descritto in letteratura.

Sito della conferenza: www.kaohsiung.sharetransport.org.

Ulteriori contatti:

Per la partecipazioni, sponsorizzazioni, contatti amministrativi:
Susan Lin, Project Leader
Mega Trans International Corporation
Hansheng East Road
Banciao City Taipei County 22066 Taiwan
Susanlin0823@gmail.com Tel. +886 922 661 235

Per problemi logistici, organizzazione complessiva e contatti in Gran Bretagna:
Rory McMullan, Project Manager
PTRC Education and Research Services Ltd.
1 Vernon Mews, Vernon Street,
W14 0RL United Kingdom
rory.mcmullan@ptrc-training.co.uk Tel. +44 (0) 20 7348 1970 Skype: roryer

Per argomenti relativi ai contenuti, ai relatori, moderatori e alla giuria
Eric Britton, Program Chair:
New Mobility Partnerships
The Commons/EcoPlan international
Le Frêne, 8/10 rue Joseph Bara. 75006 Paris, France
eric.britton@newmobility.org Tel. +331 4326 1323 Skype: newmobility

Bike sharing anti sciopero

Recentemente la città di Filadelfia ha sperimentato un lungo sciopero, durato sei giorni, dei lavoratori della locale compagnia di trasporto pubblico, la SEPTA. Bus e metropolitane si sono fermate solo alcune ore prima dell’inizio della settimana lavorativa, lasciando parecchi pendolari a piedi e alla ricerca di modalità di trasporto alternative per arrivare al lavoro.

- Timothy Ericson, CityRyde, Philidelphia, PA USA

Lo sciopero ha bloccato anche molti studenti impedendogli di partecipare alle lezioni. Anche i non utenti del trasporto pubblico hanno incontrato parecchi problemi conseguenti al drammatico incremento dei flussi di traffico su tutta la rete stradale urbana. Durante lo sciopero l’utilizzo della bicicletta ha toccato livelli mai visti, dato che rappresentava per molti pendolari l’unica valida alternativa per arrivare a destinazione. Lo sciopero ha costretto molti cittdini a considerare la bicicletta come un fondamentale mezzo di trasporto

Parigi si era trovata in una situazione simile nell’ottobre del 2007 quando i lavoratori del trasprrto pubblico entrarono in sciopero. Ma i pendolari parigini avevano a disposizione un’alternativa che quelli di Filadelfia non hanno, un sistema di bike sharing. Il Vélib, uno dei più grandi sistemi di bike sharing del mondo vide aumentare la propria utenza in maniera esponenziale durante lo sciopero. Secondo il New York Times gli spostamenti in Vélib in quei giorni raddoppiarono fino ad arrivare a 175mila al giorno, e questo ben prima che il sistema fosse installato completamente in tutta la città. L’Amministrazione Comunale arrivò ad installare dei punti di stazionamento provvisori per provare a soddisfare la domanda. Anche se molti Parigini si lamentarono dell’insufficienza di mezzi messi a disposizione, furono fortunati ad avere a disposizione un sistema di bike sharing in un momento di paralisi della città.

Durante lo sciopero del trasporto pubblico a Filadelfia CityRyde ha colto l’opportunità di dimostrare ai pendolari un sistema dimostrativo di bike sharing in occasione dell’iniziativa organizzata dalla Bicycle Coalition of Greater Philadelphia “Bike the Strike”. La stampa locale ha riportato le parole di un dirigente di CityRyde: “Il bike sharing ha trasformato le città in tutto il mondo, speriamo che faccia lo stesso a Filadelfia” e oltre a mostrare alla gente cosa c’è in giro per il mondo la dimostrazione è stata organizzata per “spingere l’Amministrazione a intraprendere questa strada”.

Questo è un invito alle città di tutto il mondo per cercare forme alternative di trasporto. Il bike sharing dà a residenti e visitatori la libertà di muoversi in una città su una bicicletta pubblica ecologica e accessibile a tutte le tasche.

La dimostrazione effettuata a Filadelfia ha utilizzato il sistema di bike sharing di Rio de Janeiro, Brasile, chiamato “Samba”.

Timothy Ericson
CEO and Co-Founder
CityRyde, Bike Sharing Experts
3225 Arch Street
Philadelphia, PA 19104
USA: +1.215.475.5224 x200
Fax: +1.215.475.5011
E: tjericson@cityryde.com
www.cityryde.com
www.sparkmobility.com

NM incontra Veronica Moss. E’ amore a prima vista.

Avevamo già segnalato su questo blog il lavoro della casa produttrice Streetfilms, che mette a disposizione del pubblico di lingua inglese parecchio materiale multimediale sui temi della nuova mobilità. Oggi siamo davvero felici di dare la possibilità anche al nostro stivaletto buttato in un angolo del pianeta di poter apprezzare una piccola parte di questo lavoro.

Quello che potete apprezzare nel video (inglese sottotitolato) che segue è un condensato del senso comune che spesso soggiace non dichiarato, ma non per questo meno potente, a molti dei processi decisionali che riguardano la mobilità.
Una “Veronica Moss”, della associazione A.U.T.O. (Automobile Users Trade Organization), esprime il suo originalissimo punto di vista sulle auotomobili, i pedoni, i ciclisti.

Talmente assurdo che potrebbe quasi essere vero, o no?

Video originale a cura di Streetfilms:http://www.streetfilms.org/meet-veronica-moss-auto-lobbyist/

Pubblicità alle auto: non facciamo gli indiani.

La necessità di porre dei limiti alla pubblicità delle case automobilistiche, come richiesto dalla campagna lanciata dall’associazione Noauto, non è una peculiarità del nostro paese. Dopo il post pubblicato su NM in proposito, ecco cosa ci è arrivato dall’India attraverso World Street.

E’ difficile trovare qualcuno che affronti gli argomenti che ci stanno a cuore in una maniera così inopportuna come hanno fatto quelli della Bosch in questo che può essere un esempio di una serie sicuramente non trascurabile di abusi pubblicitari da parte di alcuni fornitori di servizi per la vecchia mobilità che sembrano non sapere resistere alle tentazioni.

Da Rutul Joshi, CEPT University, Ahmedabad, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Alcuni giorni fa alcuni attivisti di Ahmedabad davano vita al “No honking day” (honk=suonare il clacson, ndt). Mentre queste persone lavorano per dare all’iniziativa il successo che merita, gli spot televisivi predicano all’unisono qualcosa di diverso.

Questo spot promuove l’inquinamento acustico come un modo per alleviare la “congestione”. Dall’inizio alla fine non ha un elemento che possa essere considerato corretto.


Qui potete vederlo:
http://www.youtube.com/watch?v=hnzJFp6tfKU

La maggior parte delle strade delle grandi metropoli indiane ha livelli di inquinamento acustico superiori agli 80 decibel. Non sarebbe meglio vietare questo genere di spot?

Rutul Joshi,
Lecturer, Faculty of Planning and Public Policy,
CEPT University, Ahmedabad – 380 009.
Contact: +91-79-26302470-134(ext.) Mob: +91-99240 76451
www.spcept.ac.in

# # #

A dire il vero ci dispiace puntare il dito contro qualcuno come Bosch che è, e dovrebbe essere, parte delle soluzioni al problema della mobilità sostenibile grazie alle sue competenze di punta in ambito tecnologico e alla sua base industriale.

Ma ci sono delle volte nelle quali sono i tuoi migliori amici che ti devono dire che sbagli. Così… ehm! Cara Bosch, non pensi che sarebbe meglio evitare certi messaggi?

Siamo abbastanza sicuri che qualcuno a Stoccarda, sede dei quartieri generali della multinazionale, non sia proprio contento di questo spot.

Il COP15 frena. Cioè si arrende.

Questa è due volte una tragedia: una tragedia per il nostro pianeta, e una tragedia per la nostra capacità di gestirci in modo saggio. E in tutto questo il concetto di mobilità sostenibile rappresenta una vittima ulteriore — perchè il legame tra cambiamento climatico e necessità di una rapida riforma dei sistemi di trasporto è sicuramente il più potente argomento che abbiamo a nostro favore.

—————————————-

Da Repubblica.it

Clima, accordo al ribasso tra Stati Uniti e Cina
A Copenaghen non ci sarà intesa sui tagli alla CO2

Prevalgono gli interessi e i freni interni dei due colossi

SINGAPORE – Non ci sarà nessun accordo sui tagli alle emissioni di CO2 al vertice di Copenaghen il mese prossimo. Il brutale declassamento di quel summit, molto atteso per la lotta al cambiamento climatico, è stato annunciato ieri in seguito a un accordo tra Stati Uniti e Cina. Tutto è accaduto a Singapore, ai margini del vertice delle nazioni dell’Asia-Pacifico (Apec).

Fuori programma, nel primo mattino di domenica qui a Singapore è stato organizzato un breakfast di lavoro tra i leader presenti per discutere dell’ambiente. E’ stato convocato d’urgenza il premier danese Lars Rasmussen, padrone di casa del summit sul clima che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre. Rasmussen è dovuto volare nottetempo qui in Asia per presentarsi nel ruolo di spettatore, e prendere atto che in Danimarca non sarà presa alcuna decisione. Anche l’obiettivo di ridurre del 50% le emissioni di anidride carbonica entro il 2050 è scomparso dal documento finale del vertice Apec, dove figurava inizialmente.

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/obama-presidenza-12/bocciato-copenaghen/bocciato-copenaghen.html
# # #

E adesso che fare?

Nessuno può dire che Nuova Mobilità sia davvero sorpresa di questo. Nelle ultime settimana abbiamo costantemente – direi fino alla nausea – lanciato allarmi rispetto a questa possibilità, e provato a fare il possibile per stimolare il dibattito e per stringere il legame tra trasporti e clima. Che dopo tutto è un legame molto concreto, e uno sul quale possiamo fare qualcosa.

Voi e noi sappiamo un paio di importanti verità in proposito:

  1. il settore trasporti rappresenta qualcosa come il venti per cento delle emissioni di gas serra
  2. se analizzate le cose attentamente è probabilmente il settore nel quale un rapido e radicale cambiamento è possibile. Perchè sappiamo esattamente quello di cui c’è bisogno – ridurre il totale di spostamenti motorizzati (in veicoli/km) che hanno conseguenze negative sia sulla qualità della vita che sull’economia.

E questa è una sfida alle politiche dei trasporti, oltre che alla capacità comunicativa e di leadership.

Il nostro obiettivo principale qui a Nuova Mobilità è capire se possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo per fare crescere e sostenere un forte consenso rispetto al fatto che almeno si parli di questo modo di affrontare il problema. Ma finora le cose non vanno per il verso giusto.

Finora continuiamo a essere soffocati da una combinazione di inerzia e indifferenza da una parte, e dal fatto che quei potenti gruppi di pressione che si stanno comportando benissimo per mantenere uno scenario immutabile o da riforme col contagocce continuano a dominare la politica e i media. Sono estremamente autoreferenziali e portano avanti i loro interessi grazie a budget altissimi ed eccellenti capacità comunicative (e, ci dispiace dirlo, molto più efficacemente di noi).

Ma questo non è il problema peggiore. Se osservate attentamente, moltissime delle più rinomate organizzazioni ambientaliste, che dovrebbero rifiutare la leggerezza e la vacuità di un approccio del genere, alla fin fine nei loro programmi avvallano questa lentezza.

Allora c’è un problema reale perchè “andare piano” in questo campo significa “arrendersi”.

Come possiamo farci sentire? Dobbiamo essere più ambiziosi, più fiduciosi nelle nostre possibilità e più efficaci. E’ l’unica arma che abbiamo a disposizione.

Una città, un progetto, una persona, un passo alla volta. Questo possiamo fare.

Eric Britton

Il benessere dato dall’uso. Per una condivisione dei trasporti.

“Nel XX secolo, figlio della tradizione giudaico cristiana, la gente possedeva le cose e addirittura voleva essere considerata in base a quello che aveva. Ma adesso siamo nel XXI secolo e ora è il modo nel quale utilizzi le cose che è importante. E il modo che sta prendendo sempre più piede è quello della condivisione”.
Da “Pedal Power”, breve intervista con Eric Britton.

“Tutto sommmato, trovate molto più benessere nell’utilizzo che nella proprietà” – Aristotele – 350 a.C. circa

La condivisione nel XXI secolo: darà forma alle nostre città?

Dopo molti decenni di questa monocultura nei trasporti – cioè quei trasporti pensati per quelli che possono permetterseli: possesso e guida di automobili, camion, motociclette e biciclette, utilizzo individuale dei taxi, strade progettate quasi unicamente per il passaggio delle auto (vedi Vecchia Mobilità)- si stanno accumulando consistenti indizi che stiamo cominciando a entrare in un’era di nuove pratiche della mobilità che cambieranno il panorama dei trasporti in molti modi. Hanno a che fare con la condivisione, in opposizione al puro e semplice possesso. Stranamente i nostri politici presenti nelle istituzioni che dovrebbero occuparsene non sembrano essersi accorti di questo

Comunque la condivisione del trasporto è una tendenza importante, che sta cominciando a cambiare l’aspetto di almeno alcune parti delle nostre città. E’ un movimento d’avanguardia presente nelle città più di successo, e per questo più vivibili e benestanti – non solo una modalità di trasporto di seconda categoria calata sulle spalle dei poveracci.

Con questa premessa, andiamo ad esaminare non solo i pregi e i difetti della modalità di trasporto individuale condiviso, ma anche a collocarli in un contesto più ampio che spieghi perchè la gente scelga di condividere. O perchè non lo scelga. E in questo processo cerchiamo di aprire i nostri orizzonti per considerare quello di cui c’è bisogno per creare un ambiente nel quale le persone scelgano più spesso la condivisione piuttosto che fare le cose per conto proprio quando devono spostarsi nella loro città.

Quelle che seguono sono sedici possibilità di condivisione a cui potreste fare un pensiero:

  1. Bikesharing
  2. Carsharing (formale e informale)
  3. Fleetsharing: condivisione di flotte di veicoli
  4. Car pooling, van pooling, autostop – sia organizzati che informali (in inglese pratiche spesso raccolte sotto il nome di ridesharing)
  5. Walking bus (es Piedibus, Vado a scuola a piedi/in bici)
  6. Taxi Sharing
  7. Condivisione del posto auto
  8. Condivisione di camion e furgoni per la consegna di merci o altro
  9. Condivisione della sede stradale (per es. le corsie preferenziali condivise da autobus, ciclisti, taxi, veicoli di emergenza)
  10. Condivisione dell’attività (vie utilizzate per motivi diversi da quello della mobilità).
  11. Condivisione degli spazi pubblici
  12. Condivisione del posto di lavoro (centri di telelavoro di quartiere, uffici virtuali, postazione di lavoro condivisa)
  13. Condivisione di piccoli autobus (a chiamata, bus navetta, scuolabus etc.)
  14. Banche del tempo
  15. Integrazione del trasporto pubblico tradizionale con una città basata sul trasporto condiviso
  16. Condivisione della conoscenza (tra cui Nuova Mobilità)

Ulteriori approfondimenti

1. Lyon Conference: se volete imparare di più in proposito, prendete in considerazione la conferenza di Lione in programma il 30 novembre – http://nuovamobilita.blogspot.com/2009/11/30112009-lione-per-parlare-di.html. E mentre siete là potreste fare peggio che spendere del tempo per vedere come in quella città stanno progredendo sul fronte della condivisione: il bike sharing e il carsharing sono entrambi presenti e ben funzionanti. E se terrete gli occhi aperti riuscirete anche a vedere dell’altro.

2. Kaohsiung Conference: nel settembre del prossimo anno potreste andare a Taiwan per la prima conferenza internazionale sulla condivisione dei trasporti – www.kaohsiung.newmobility.org. Di nuovo una città già impegnata con il bike sharing e che sta valutando l’adozione, tra altre possibilità, del taxi sharing.

3. Voi: potete raccontare al mondo di quello che fate, dei vostri risultati, dei vostri problemi, delle vostre idee.

4. Noi: rimanete sintonizzati su Nuova Mobilità. Facciamo condivisione da quando siamo nati.

5. Da “Pedal Power”: l’intervista a Eric Britton.

Pedal Power Doc: Interview with Eric Britton from Cogent Benger on Vimeo.